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Van de Sfroos: «Viva la libertà che ti dà un teatro»

Il cantautore comasco domani al Magnani di Fidenza. Tre ore di concerto con un quartetto acustico: «Ma con tanti strumenti è come essere in otto». «Tuur teatraal»: «Tutto si svolge in modo confidenziale. Le canzoni? Sono biglie che rotolano»

  • DATA - ORA INIZIO:06/02/2015 21:00
  • DATA - ORA FINE:06/02/2015 23:59
Van de Sfroos: «Viva la libertà che ti dà un teatro»

di Francesco Monaco

Un «omen d'acqua duulza» come lui, dovete volete che sia? Se non è il suo amato lago di Como, di sicuro è un fiume. «Stiamo risalendo l'Adda su un battello fluviale - risponde al telefono Davide Van de Sfroos - per una serie di riprese per la docufiction "Terra e acqua", un progetto che s'intreccia con l'Expo».
Non è difficile, del resto, immaginare il cantautore laghèe in veste di regista, lui che è anche poeta e scrittore, viaggiatore dell'anima che racconta di streghe e contrabbandieri, infermiere e minatori, attirando nella stessa ragnatela personaggi del suo mondo piccolo e tradizioni (solo apparentemente) lontanissime. E che in questo periodo «riporta tutto a casa» con un tour teatrale (pardon, tuur teatraal) che domani sera alle 21 farà tappa al Magnani di Fidenza.
«Una serie di concerti che ci sta dando molte soddisfazioni - spieda Davide Van de Sfroos - perchè tutto si svolge in modo molto confidenziale, con un quartetto 'superunplugged (accanto a lui l'inseparabile Angapiemage Galliano Persico al violino, Maurizio “Gnola” Glielmo alle chitarre e il polistrumentista Andrea Cusmano, ndr) ma con un continuo cambio di strumentazione. Diciamo che siamo in quattro ma lavoriamo per otto o dieci».
Il resto lo fanno le canzoni («biglie che rotolano» le definisce lui), condite di impagabili rime in dialetto tremezzino, e i loro inquieti protagonisti, sempre alla ricerca di qualcosa che il più delle volte in terra non c'è. E neanche in acqua.
«In tre ore ci sono tutte le suggestioni di uno spettacolo teatrale, con la componente del racconto a inquadrare i vari brani, che ridipingiamo con tinte molto 'roots', con sonorità a volte country, a volte addirittura andine. Noi ci divertiamo e devo dire che il pubblico non si annoia, anzi. E' la libertà del teatro: lì puoi fare tutto».

Brani che da tempo non eseguivi dal vivo («Rosanera», «Il diluvio universale», «I ann selvadegh del Francu») accanto a quelli del recente album «Goga e Magoga», una botta di rock (e tanto altro) che sentivi di dover in qualche modo far venire allo scoperto.
«Sì ma questo non è un tour promozionale: quel disco l'ho fatto in quel modo, togliendomi tutti gli sfizi di una strumentazione molto ricercata nonchè di accenni alla psichedelia e al progressive, e l'ho presentato dal vivo a Milano, ma rimane essenzialmente un disco. Poi noi torniamo quelli di sempre, e quello che decidiamo di fare lo facciamo in piena libertà».

Sta arrivando il traguardo dei 50 anni. Riflessioni?
«Beh, è inevitabile. Quell'età è anche un simbolo, segna uno stacco tra il prima e il dopo. Quello che mi viene da pensare è che fin qui ci sono arrivato e che quello che volevo raccontare l'ho raccontato. Ora è il momento di togliersi altre soddisfazioni e lasciar perdere quei 'fronzoli' e tutte quelle cose che uno in modo o nell'altro è obbligato a fare o a dover spiegare».

Non è che tra qualche anno troviamo nei negozi un tuo disco di standard anni '30 o '40 come ha appena fatto Bob Dylan?
«Ormai siamo abituati a un Dylan che canta come Howlin' Wolf (ride, ndr) ma forse è più credibile adesso rispetto a vent'anni fa perchè non nasconde niente di ciò che è diventato. E poi, come ha detto una volta Guy Clark, «qualche volta sei tu che scrivi una canzone, qualche volta è lei che scrive te».

Martedì comincia Sanremo, dove sei stato 4 anni fa. Cosa ti ha lasciato quell'esperienza?
«Solo cose positive. Avevo una canzone pronta (Yanez, ndr), l'hanno scelta e tutto è filato liscio. Tra l'altro quello era un festival marcatamente d'autore, sembrava quasi un Premio Tenco, non so se ne vedremo altri così. Diciamo che mi sono divertito proprio perchè ero fuori luogo». Come un uomo d'acqua dolce in riva al mare.