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La bontà contro la violenza: l'«eresia» di San Suu Kyi

  • DATA - ORA INIZIO:21/02/2015 21:00
  • DATA - ORA FINE:21/02/2015 23:00
La bontà contro la violenza: l'«eresia» di San Suu Kyi

Il suo incontro da cittadina onoraria con Parma nel 2013, quando venne a ritirare il sigillo della città, è stato un momento vissuto con grande intensità da tutti i parmigiani. Ora uno spettacolo teatrale firmato da Marco Martinelli, «Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi», in scena al Teatro al Parco sabato 21 febbraio alle 21, è l’occasione per rivivere quell'emozione e per riflettere sulla testimonianza umana e politica della leader politica e premio Nobel per la pace, (biglietti in vendita da oggi nelle librerie Feltrinelli di Via Farini e del Barilla Center, online sul sito www.solaresdellearti.it/ teatrodellebriciole, info 0521 992044, dopo lo spettacolo la Compagnia incontra il pubblico, conduce Roberta Gandolfi, docente di Storia del teatro dell’Università di Parma).
Lo spettacolo è anche l’occasione per dare un contributo personale a promuoverne la candidatura a presidente della Birmania alle elezioni politiche dell’ottobre 2015, attraverso la petizione promossa dall’associazione per l’Amicizia Italia-Birmania, che gli spettatori potranno firmare nel foyer del teatro la sera dello spettacolo. E’ stato creato anche l’hashtag #aungsansuukyireallyfree e si può firmare anche digitalmente sul sito change.org. Nella transizione, ancora non compiuta, della Birmania verso la democrazia, un ostacolo è costituito proprio da una norma fatta inserire ad hoc nella Costituzione birmana dalla giunta milittare nel 2008, che vieta di concorrere alla Presidenza a chi ha legami familiari con stranieri. E i due figli di Suu sono cittadini britannici.
Al centro di «Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi», ideato per il Teatro delle Albe da Martinelli con Ermanna Montanari, quest’ultima anche in scena con Roberto Magnani, Alice Protto, Massimiliano Rassu, c’è quello che Martinelli ha chiamato la «mitezza d’acciaio» di Aung San Suu Kyi. La “bontà” intesa come la intende Aung San Suu Kyi, e come prima di lei tanti combattenti, da Rosa Luxemburg a Simone Weil, da Gandhi a Martin Luther King, da Jean Goss a Aldo Capitini, «è scandalo in quanto eresia - spiega Martinelli -, ovvero, etimologicamente, scelta: si sceglie di non cedere alla violenza, alla legge che domina il mondo, si sceglie di restare “esseri umani”: nonostante tutto».
Lo spettacolo racconta una vita incastonata nel mosaico di una dittatura durata cinquant’anni, elaborando la drammaturgia su un doppio registro: la casa-cella, come quella di una mistica, e la Nazione vittima della ferocia dei dittatori. L’intimo e il politico. La vita agli arresti di Suu è stata un pendolo tra i fantasmi: primo tra tutti quello del padre, Aung San, il padre di Suu e il padre della patria, una limpida figura di combattente per l’indipendenza della Birmania dagli inglesi, un politico che voleva democrazia e pluralismo, il presidente appena incaricato e subito assassinato, poco più che trentenne, quando la figlia aveva solo due anni.
Doppio registro anche nella partitura musicale creata da Luigi Ceccarelli: le atmosfere “metalliche” di Ceccarelli intrecciano i riferimenti musicali orientali al Pachelbel tanto amato da Suu, segno del suo profondo legame con la cultura europea. r.s.