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Marco MArtinelli: "Orchidea d'acciaio, esempio per tutti"

Parla l'autore e regista della pièce sulla vita del premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi

  • DATA - ORA INIZIO:21/02/2015 21:00
  • DATA - ORA FINE:21/02/2015 23:00

Orchidea d’acciaio che continua a indicarci la strada della non violenza: è allo straordinario esempio della leader birmana Premio Nobel per la pace, che il Teatro delle Albe dedica lo spettacolo in scena domani alle ore 21 al Teatro al Parco, per la stagione delle Briciole. «Vita agli arresti di Aung San SuuKyi», scritto e diretto da Marco Martinelli e che si avvale dell’interpretazione della pluripremiata Ermanna Montanari, ripercorre il percorso politico e umano della donna che ha consacrato la vita alla sfida di riportare libertà e democrazia nella propria patria. Un’occasione speciale per Parma, di cui Aung San SuuKyi è tra l’altro cittadina onoraria – nel 2013 ritirò personalmente il sigillo della nostra città nel corso di un’emozionante visita -, anche perché nel foyer sarà possibile firmare la petizione dell’associazione per l’Amicizia Italia-Birmania per promuovere la sua candidatura a presidente del suo Paese alle elezioni di ottobre 2015. E già oggi alle 17.30 al Teatro al Parco è in programma un incontro pubblico, dove Martinelli e Montanari dialogheranno con il critico teatrale Massimo Marino.
Martinelli, com’è nata l’esigenza di dare vita a questo spettacolo?
«Tutto è avvenuto casualmente mentre viaggiavamo in aereo verso New York– spiega il drammaturgo e regista– anche se il caso non agisce mai a caso. Sfogliando una rivista in volo mi sono imbattuto in una grande foto di Aung San SuuKyi e mi è venuto spontaneo chiedere subito a Ermanna: “Non trovi che ti assomigli?” . Da lì è nato tutto: a New York di giorno preparavamo un altro spettacolo, di notte andavamo a leggere tutto quello che trovavamo su di lei».
Poi avete anche fatto un viaggio in Birmania.
«Non è possibile comprendere fino in fondo Aung San SuuKyi se non si conosce bene la storia del suo Paese. Abbiamo sentito l’esigenza di andare là non per incontrare lei, ma per affondare dentro i colori della Birmania, i monsoni di luglio, i sorrisi della gente. A posteriori è stato fondamentale per lo spettacolo».
Su cosa vi siete concentrati nella scrittura scenica?
«E’ un affresco storico da una parte, e di un’anima dall’altra. Ci interessavano quei vent’anni in cui lei è rimasta prigioniera dentro alla propria casa. E’ come un grande arazzo, che raccontando di un Paese così lontano trova il modo di parlare della nostra condizione, di democrazia e libertà. Alla domanda con cui si apre lo spettacolo: “E’ distante la Birmania?”, rispondiamo che tutto ciò che avviene anche in un luogo lontano ci riguarda, e mai come in questi giorni ci tocca da vicino. Aung San SuuKyi ci indica una strada molto alta, che è quella della non violenza radicale, seguendo il pensiero del Mahatma Gandhi. Un ideale che passa però attraverso le nostre azioni di tutti i giorni, con le armi della mitezza e della gentilezza che quest’«orchidea d’acciaio» ci ha insegnato».
Aung San SuuKyi ha anche un legame particolare con Parma
«Sì, siamo in contatto con l’associazione Italia-Birmania, in particolare con Giuseppe Malpeli e Albertina Soliani che lo scorso dicembre sono stati in visita da Aung San SuuKyi, le hanno parlato dello spettacolo e fatto leggere il testo. Ci è stata annunciata una sorpresa che verrà letta propria la sera dello spettacolo a Parma».

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