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Luca Carboni: «Mi stupisco ancora come agli esordi»

  • DATA - ORA INIZIO:03/05/2016 21:00
  • DATA - ORA FINE:03/05/2016 23:59

di Mariacristina Maggi

Luca Carboni è un uomo generoso: e quando gli hanno chiesto di partecipare alla serata del 3 maggio per aiutare l’Hospice delle Piccole Figlie ha subito detto di sì.
Dopo il successo del suo «Pop-up tour» - tappa anche a Parma lo scorso 17 marzo al Campus Industry- il cantautore bolognese torna per la gioia dei suoi fan: a cui non poteva fare un regalo migliore. Lo abbiamo già scritto e lo ripetiamo: l’atmosfera che si respirava durante il suo concerto ha riscaldato i cuori di una folla intera; caldissima infatti l’accoglienza sia del suo nuovo album, ricco di energia electro-pop e di quella dolcissima malinconia tipica della nostra terra, che dei brani del passato: preziose fotografie di momenti speciali di ragazzi e ragazzi di un tempo.
Bentornato Luca: ti sei accorto che il pubblico parmigiano ti ama molto?
«Erano anni che non mi esibivo a Parma: è stato emozionante e ho molto apprezzato l’esperienza del club, a un passo dal pubblico, si creano sinergie particolari. Sono legato alla vostra città e tornarci è sempre un grande piacere: ci vive mio fratello Gabriele (marito della maestra del coro delle voci bianche della Corale Verdi, Beniamina Carretta, ndr), ho molti amici e mi sento a casa: è una Bologna un po’ più piccola. E poi c’è il fiume, si respira un’aria particolare: per non parlare poi del culatello...».
Questa volta cosa canterai per il pubblico parmigiano?
«Farò qualcosa che non faccio quasi mai: un piccolo concerto di soli piano e voce, ad accompagnarmi ci sarà il mio pianista Fulvio Ferrari, di Reggio Emilia. Sarà qualcosa di nuovo, più intimo, e per l’occasione abbiamo riarrangiato alcuni brani del passato e un paio del nuovo album, ancora non so bene cosa sceglieremo: sicuramente canterò ‘Luca lo stesso'».
Già, quel «Luca lo stesso» che impazza in radio: ma cosa c’è oggi del Luca di «Fragole buone buone» e di «Amando le donne» degli inizi?
«Sono passati più di 30 anni, sono cresciuto e per certe cose cambiato: allora cantavo da figlio, oggi da padre. Però lo spirito che mi ha fatto incominciare, quella scintilla, quel desiderio di raccontare storie e di osservare la vita è sempre lo stesso: proprio come allora guardo ancora le cose con stupore».
Insomma: al passo con i tempi, lo dimostra l’energia pop del tuo ultimo album, ma allo stesso tempo sempre fedele a te stesso. Ciò che di te si percepisce è un carattere intimista, privo di esibizionismo: non sei mai caduto nella tentazione del divismo?
«La notorietà è arrivata casualmente. Il mio sogno non era quello di diventare famoso o essere un leader, volevo semplicemente fare musica. Il protagonismo non appartiene al mio carattere: io mi nascondo dietro le mie canzoni; sono sempre un passo indietro alle mie canzoni. Mi espongo soltanto se ho qualcosa di valore da raccontare, qualcosa in cui credo: il mio principio è sempre stato quello di mettere davanti l’opera all’artista. E’ la musica che mi porta sul palcoscenico: del resto, amo stare lontano dai riflettori, dalla vita mondana e vivere la mia quotidianità e le mie passioni».
Tra le tue passioni c’è il calcio...
«Amo il calcio, seguo il Bologna e ho giocato per più di 15 anni nella Nazionale Cantanti; alla tifoseria preferisco guardare delle belle partite: da sportivo e non da tifoso».