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Lungo il Po tra favola e Storia

Guido Conti ambienta nel XVI secolo una vicenda avventurosa e magica

  • DATA - ORA INIZIO:19/09/2016 18:00
  • DATA - ORA FINE:19/09/2016 21:00
Lungo il Po tra favola e Storia

di Giuseppe Marchetti

Si riemerge dalla lettura del nuovo romanzo di Guido Conti «La Profezia di Cittastella» edito da Mondadori, con una sorta di incredibile pace interiore. Un senso di straordinario silenzio contemplativo ci accoglie e avvertiamo che dentro e attorno a noi è passato il tempo: un tempo infinito e pur tuttavia calcolato sui giorni dal novembre dell'Anno Domini 1510 all'estate del 1525. Questo tempo - che è tempo di luce e di ombre, di guerra e di pace - non è scandito solo dagli avvenimenti che l'accesa fantasia di Conti non risparmia all'incantato lettore, ma si condensa come il senso stesso dell'atmosfera trepidamente umorosa attorno ai personaggi che un poco creano la favola e un poco accendono la storia. Avviene così che Conti inaugura un modo di raccontare che sa, ad un tempo, di illustre tradizione e di poema, di padre Berardo sant'uomo e di Cittastella città della profezia: una intensa e provocante dimensione narrativa che traccia, dilatandoli, i segmenti sottili della storia, della cronaca e dell'umana natura come in un film di Olmi, singolare e avventurosa vicenda che prende il largo dai confini della storia per ritornarvi poi, tra boia e buffoni, tra assalti e crudeltà («Vidi un cavaliere che a piedi uccideva i feriti con un colpo di grazia. Affondava la spada nella gola o nel cuore, ponendo fine all'agonia di soldati che sarebbero morti tra mille dolori») tra infinite dolcezze e contemplazione delle stelle. Mai Conti nei suoi romanzi era salito tanto in alto, quasi ai limiti della premonizione e mai aveva usato il grande fiume, il suo e nostro Po, come strada misteriosa di scorrimento, come alveo di fatti e personaggi che se da un lato ricordano la «Cronica» di Fra' Salimbene, dall'altro li spostano in pieno Cinquecento, secolo quanto mai avventuroso e giocoso con il cardinale Orsini, Rodomonte e Gonella, cortigiani e lanzichenecchi. Cittastella, dove regna il duca Filippo (il profilo di Ranuccio Farnese non è lontano) è il luogo sovrano della «profezia» ma è anche il luogo eterno delle vittorie e delle sconfitte. La più buffa e tragica di esse l'infligge al duca il buffone Gonella che compra un carro pieno di terra bolognese e l'ostenta poi al suo padrone che lo minaccia dicendogli che non può tagliarli la testa perché è seduto su un cumulo di terra di un altro territorio. Questa appartenere e non appartenere - che è il segno di un'antica e mai smentita furbizia (qui traspare la lezione di Giulio Cesare Croce e del suo Bertoldo) - è il vero meccanismo del piacevolissimo romanzo, la sua «morale» insomma che padre Berardo accompagna di pagina in pagina con malizia, buon senso e misericordia sino alla morte, proprio quella sconfitta che Ruggero e Francesco vogliono vendicare per «trovare Eleonora prima che vada in sposa al duca». Ma a questo punto il romanzo si sdoppia: una parte prende corpo e natura di tragedia, un'altra parte, invece, si appaia al destino che per tutti resta sconosciuto. Aronte, infatti, riflette: non è beffardo il destino? Pensiamo che la nostra vita abbia un senso a, tutt'a un tratto, la nostra storia cambia, cambia il nostro passato e il nostro futuro. Basta un particolare per cambiare il senso di un destino. Basta un fatto, una parola e il destino prende un'altra forma. La tragedia diventa farsa e la farsa si trasforma in tragedia. «E arriva, infatti, la peste. Tutto quanto era stato prima: potere, oro, amori, fughe, sospetti, violenze, furti, minacce e soprusi, tutto finisce nel gorgo della peste che come i lanzichenecchi invade Cittastella. Ma c'è un oggetto che vale più di tutti gli altri, quelli nascosti e quelli palesi: la corona del duca che ormai penzola nudo da una finestra. I due nani la cercano e la trovano, ballano attorno ad essa, la celebrano, l'accarezzano e la stringono quasi a volerne possedere tutte le nascoste virtù. Ma quello è ormai un gingillo vuoto e privo di ogni significato. La gran furia del romanzo qui si placa, e torna quel senso di pace cui più sopra accennavamo. Il romanzo - del quale parleremo alla libreria Feltrinelli di via Farini il prossimo 19 settembre alle 18 - riacquista qui la sua natura e neanche papa Giulio II che va all'assalto di Mirandola può farci qualcosa. E' il destino, Santità: quel destino che sta lassù nei cieli e qui sulla nostra dura terra e nei romanzi.
La profezia di Cittastella
di Guido Conti
Mondadori ed., pag. 318, 20,00