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Gli antifascisti parmigiani costretti al confino

  • DATA - ORA INIZIO:08/05/2018 18:00
  • DATA - ORA FINE:08/05/2018 20:00

di Lisa Oppici

Delle Barricate dell’agosto 1922 si sa molto, per certi versi moltissimo: di quell’autentica forma di resistenza che ha portato Parma in una posizione d’avanguardia nazionale, riservandole una ribalta di rilievo nel lungo cammino di lotta contro il fascismo, si è detto e scritto parecchio. Molto meno si sa del periodo successivo: degli anni del fascismo imperante dopo la marcia su Roma, scivolati per certi versi in una sorta di cono d’ombra. Il primo merito del nuovo volume di Marco Minardi, «Nemici in patria - Antifascisti al confino», pubblicato da Mup Editore nella collana «Riflessi» realizzata con l’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea (Isrec), è proprio questo: provare a portare luce su anni per Parma poco noti - quelli del consolidamento del regime dopo la «fiammata» delle Barricate e la successiva capitolazione della città alle camicie nere - cercando di ricostruirne la quotidianità e puntando l’attenzione su chi da quella guerra civile esce sconfitto: quel fronte antifascista - quei «sovversivi» - nel quale si prepara, di fatto, la Resistenza. Ecco, il libro di Minardi si muove lì in mezzo, tra Barricate e Resistenza: in quel ventennio di dittatura e di «delirio» (in senso etimologico), concentrandosi soprattutto sui primi anni, quelli del post-barricate. Il volume sarà presentato martedì 8 maggio alle 18 nella nuova sede di Fondazione Monteparma in via Farini.
L’incontro sarà aperto dai saluti del presidente Mup Marzio Dall’Acqua, di Mario De Blasi dell’Isrec, dell’assessore alla Cultura del Comune Michele Guerra, del consigliere delegato della Provincia Gianpaolo Serpagli, e proseguirà con gli interventi di Camilla Poesio dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, di Luciano Casali dell’Università di Bologna e dell’autore Marco Minardi, direttore dell’Isrec di Parma. Il «focus» del saggio è sui «nemici in patria», cioè sugli oppositori che il regime prende di mira e perseguita attraverso lo strumento del confino politico: figure di «non allineati» che dopo le «leggi fascistissime» del 1926 hanno vita dura.
Minardi ne segue dieci: Giuseppe Isola, impiegato, consigliere comunale; Umberto Pagani, muratore; Guido Picelli, funzionario sindacale e deputato, Alessandro Abati, cameriere; Enrico Griffith, muratore; Dante Gorreri, idraulico; Luigi Grolli, muratore; Giuseppe Guatelli, rappresentante; Mario Fantoni, bracciante; Virgilio Sassi, bracciante.
Attraverso carte di polizia e fonti diverse l’autore ne intreccia le storie, seguendoli al confino e raccontandone appunto la quotidianità, fra persecuzioni e stenti, dolori e disagi. I trasferimenti da prigionieri, con i ferri ai polsi, in condizioni ai limiti dell’umano, le soste in carcere a «far tappa», la vita dura e penosa del confino - da Favignana a Lipari, da Lampedusa a Ustica e così via - restituiscono frammenti di esistenze difficili, che il regime ha scelto di colpire con precisione quasi chirurgica e con effetti capaci di andare al di là del singolo.
E qui sta un altro merito del lavoro di Minardi: l’aver gettato luce anche su chi di quei confini politici subisce i riflessi qui a Parma; cioè sulle famiglie, condotte letteralmente allo stremo».
In questo modo, con la consueta – meticolosa – attenzione alle fonti e a ciò che esse dicono, l’autore tessera dopo tessera mette insieme il suo mosaico, e dà sostanza al suo racconto di quegli anni. Racconto prezioso: per iniziare a colmare un vuoto storiografico, certo, ma anche – per molti versi – per puntellare una memoria che oggi sempre più rischia la labilità. Con tutte le derive che ciò comporta.