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Mendogni, lo stupore dell'arte a Parma, viaggio nella «grande bellezza»

Il volume «I salami dell'Antelami», i cieli del Correggio»: domani la presentazione in Palatina

  • DATA - ORA INIZIO:18/12/2018 17:30
  • DATA - ORA FINE:18/12/2018 20:00
Mendogni, lo stupore  dell'arte a Parma, viaggio nella «grande bellezza»

Si legge di pittura e d’affreschi, di chiese e di palazzi, di artisti celebri che celebre hanno resa la città, la petite capitale, così denominata per merito loro e dei loro lungimiranti committenti. Si parla di storia e di presente, quello che si chiude sugli anni settanta del Novecento e che affonda le radici nel passato. Si parla di un «naturalismo» che, dalle colline al Po, ha dato visto nascere opere straordinarie, non solo d’arte ma anche di cibo e di vino.
Tutto nasce sotto «I salami dell’Antelami» ovvero all’ombra del Battistero quando lo scultore architetto arriva a Parma e porta nel Romanico il nuovo respiro del Gotico alleggerendo le strutture e sviluppando un più raffinato linguaggio narrativo. E’ fra sculture di raro pregio la formella raffigurante il segno dell’Acquario offre un racconto quanto mai innovativo là dove, da una trave, pendono gli insaccati di carne di maiale. Prende il via da questa straordinaria vicenda artistica il nuovo volume (Diabasis) di Pier Paolo Mendogni, giornalista, critico e storico dell’arte, dal titolo quanto mai allusivo: «I salami dell’Antelami. I cieli del Correggio. Lo stupore dell’arte a Parma», 112 pagine e ventiquattro immagini a colori. Il volume sarà presentato domani, ore 17,30, nella alla Sala Dante della Biblioteca Palatina. Interverranno, con l’autore, Mauro Massa, presidente di Diabasis, Claudio Rinaldi, vice direttore della Gazzetta di Parma e Giuseppe Bertini, storico dell’arte.

Era stato l’Antelami a rivoluzionare a Parma l’architettura e la scultura. Dopo Correggio era venuto il Parmigianino che aveva trasformato la classicheggiante bellezza rinascimentale in sofisticata eleganza manierista. Su queste basi si è formata l’impronta di colta eleganza della città, che ha continuato a produrre arte e artisti, suscitando stupore nei grandi viaggiatori. Ben lo insegna Umberto Saba che in una lettera alla moglie scrive: «se i casi della vita dovessero portare un giorno Linuccia nell’incantevole città di Parma (forse la più bella città d’Italia...) che non dimentichi di andare a vedere le meravigliose statue dell’Antelami nel Battistero».
Il volume si addentra in questa lunga vicenda toccando gli aspetti essenziali ma anche i meno noti di un mondo dove l’arte ha contribuito a creare l’identità culturale della città, ha rappresentato e tutt’ora ne rappresenta il tessuto, in tutta la sua bellezza.

Accanto alle meraviglie dell’arte di Correggio e Parmigianino, che Mendogni ha già affrontato in altri volumi specifici, fra le pagine emergono curiosità documentate, come quelle riguardanti i luoghi in cui Correggio visse, giunto a Parma dalla cittadina di Correggio, su richiesta della badessa Giovanna da Piacenza per decorare una stanza del suo appartamento nel monastero delle benedettine di San Paolo e desideroso di avvicinare la famiglia.
Poco tempo dopo lo straordinario Cinquecento emiliano trova a Parma importanti riferimenti in Jacopo Zanguidi detto il Bertoia che affrescò il Palazzo del Giardino e nei suoi successori. Allargando il campo d’osservazione ai pittori legati alla corte, si legge del Malosso, di Baglione, di Soens, del cappuccino Paolo Piazza e si giunge a Lionello Spada che succede a Bartolomeo, quando muore. Sono anche gli anni del Teatro Farnese, teatro di Corte, voluto da Ranuccio Farnese, il primo a scena mobile in Europa, rimasto a testimoniare i fasti del Ducato, uno dei monumenti più apprezzati d’Italia. Sulla scia del Correggio, da studiare ed ammirare, arriverà a Parma Jusepe de Ribera, che se ne andrà velocemente forse per l’invidia suscitata nei pittori allora attivi sul territorio. Lasciò poche ma decisive tracce in una città considerata tappa fondamentale per l’artista che qui eseguì il quadro di San Martino a cavallo che divide il suo mantello con un povero, commissione giuntagli dal Consorzio di San Martino, ma andata perduta.
E che dire della magia della chiesa di Sant’Antonio Abate, scrigno rococò; l’unica in Italia italiana col doppio soffitto traforato? E’ lo stupore dell’arte che si rinnova e si apre alle innovazioni tipografiche del Bodoni che farà scuola in Europa dove gode prestigio anche l’Accademia di Belle Arti, voluta dal Toschi, tanto che Goya parteciperà ad uno dei suoi concorsi. Arriverà secondo ma diverrà ben più celebre del primo classificato, Paolo Borroni. Questo straordinario mosaico storico-culturale, ricco di sorprendenti curiosità, arriva fino ai giorni nostri, raccontato brillantemente dall’autore che si addentra in un Novecento che ancora ci avvolge con le sue invenzioni artistiche. C’è Franco Maria Ricci, considerato l’erede di Bodoni, e ci sono i pittori Amedeo Bocchi, Atanasio Soldati, Carlo Mattioli, Bruno Zoni, Remo Gaibazzi. Si giunge così alla dinastia dei Barilli che chiude idealmente il percorso.
E non manca una sorpresa che guida il lettore in un’arte particolare, quella che racconta di cibo e di vino, attraversando la storia; solleticanti suggestioni che coinvolgono non solo lo sguardo.
Uno scorcio sui giornali e sulle polemiche d’arte che si instauravano tra le pagine delle testate negli anni Cinquanta e Sessanta completano le pagine, a testimoniare come la vita culturale sia sempre stata per Parma «pane quotidiano».