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Il fu Mattia Pascal interpretato da Daniele Pecci al teatro Magnani

  • DATA - ORA INIZIO:10/01/2019 21:00
  • DATA - ORA FINE:10/01/2019 23:00
Il fu Mattia Pascal  interpretato da Daniele Pecci al teatro Magnani

Con lo spettacolo di prosa Il fu Mattia Pascal - tratto dall’omonimo romanzo di Luigi Pirandello adattato da Daniele Pecci e Guglielmo Ferro interpretato da Daniele Pecci e diretto da Guglielmo Ferro – giovedì 10 gennaio alle 21 prosegue la Stagione 2018-2019 del Teatro Girolamo Magnani di Fidenza affidata al Circuito Multidisciplinare Regionale di ATER – Associazione Teatrale Emilia-Romagna. Biglietti da 10 a 20 euro.
Sul palco assieme a Daniele Pecci - volto notissimo e molto amato di cinema e televisione oltre che di teatro – ci sono Rosario Coppolino, Maria Rosaria Carli, Giovanni Maria Briganti, Adriano Giraldi, Diana Höbel, Marzia Postogna e Vincenzo Volo. Le scene sono di Salvo Manciagli, i costumi di Françoise Raybaud, le musiche di Massimiliano Pace. Una produzione Arca Azzurra Teatro, La Contrada Teatro Stabile di Trieste, ABC Produzioni. 

Prossimo appuntamento: il classico di Carlo Goldoni La Locandiera riadattato e diretto da Francesco Niccolini e Paolo Valerio con Amanda Sandrelli nel ruolo di Mirandolina, in cartellone venerdì 18 gennaio alle 21. Info al numero 0524517508 o sulla pagina Fb dedicata.

Al centro della storia, ricorda il regista Guglielmo Ferro ci sono “la morte dell’identità delle maschere nude, la rinascita attraverso qualcosa di nuovo: l’umorismo, e la decomposizione della morte nella vita”. “La semplicità che serve la complessità è la scelta estetica e registica della messinscena del romanzo di Pirandello, così come per i tanti testi pirandelliani già realizzati – spiega ancora Ferro nelle sue note - è la stessa lingua che lo impone. È la complessità ?loso?ca che lo esige. È il profondo sentire che ritrovo in Pirandello ad avermi sempre consentito di esprimere le geometrie e i ritmi serrati che sono alla base del mio concetto di regia. L’adozione di una recitazione lineare, l’essenzialità del messaggio drammaturgico in questo ‘Il Fu Mattia Pascal’ servono a ripartire i tre personaggi, Mattia Pascal, Adriano Meis, ed il redivivo Mattia Pascal, i tre punti di vista delle diverse vicende”.

“È uno stare in equilibrio di Mattia sulla scena mentre i portali del baratro sono sempre in azione; si aprono e si chiudono su ricordi, incubi, amori, malumori, famiglie, donne, città. Un’acrobazia della coscienza sull’incoscienza, della morte sulla vita – conclude Ferro - ed è in questi azzardi di Mattia che cadono gli altri personaggi: tutti traditi e traditori, vittime e carne?ci impastati. E allora Mattia è un codardo o un eroe negativo? È Mattia Pascal e si tiene in bilico… con il rischio di cadere sempre giù”.

La trama

Mattia Pascal vive a Miragno, immaginario paese della Liguria. Il padre, intraprendente mercante, ha lasciato alla famiglia una discreta eredità, che presto va in fumo per i disonesti maneggi dell'amministratore, Batta Malagna. Per vendicarsi, Mattia ne compromette la nipote Romilda, che però poi è costretto a sposare, ritrovandosi anche a convivere con la suocera, che lo disprezza. La vita familiare è un inferno, umiliante il modesto impiego nella Biblioteca Boccamazza. Mattia decide allora di fuggire per tentare una vita diversa. A Montecarlo, dove vince alla roulette un'enorme somma di denaro, legge per caso su un giornale della sua presunta morte. Ha finalmente la possibilità di cambiare vita. Col nome di Adriano Meis comincia a viaggiare, poi si stabilisce a Roma come pensionante in casa del signor Paleari. S'innamora della figlia di lui Adriana e vorrebbe proteggerla dalle mire del losco cognato Terenzio. Ma si accorge che la nuova identità fittizia non gli consente di sposarsi, né di denunciare Terenzio, perché Adriano Meis per l'anagrafe non esiste. Architetta allora un finto suicidio per poter riprendere la vera identità. Tornato a Miragno dopo due anni nessuno lo riconosce e la moglie è ormai risposata e con una bambina. Non gli resta che chiudersi in biblioteca a scrivere la sua storia e portare ogni tanto dei fiori sulla tomba del Fu Mattia Pascal.


Daniele Pecci

Nato nel 1970 a Roma, Daniele Pecci è uno degli attori italiani più amati e noti degli ultimi anni. La sua passione per la recitazione esplode a 16 anni grazie all'Amleto di Shakespeare, mentre partecipa al suo primo seminario sul teatro, accorgendosi potrebbe essere la giusta strada da percorrere. Dopo il diploma, inizia la scuola di teatro ed esordisce come attore nel 1990 (dove lavora quasi ininterrottamente - qualche volta anche come regista - fino alla prima metà degli anni 2000). Debutta in televisione con la miniserie "Deserto di fuoco", ma il grande successo arriva nel 2000 con "Il bello delle donne", cui seguiranno tante altre serie di successo: "L’ultimo padrino", "Crimini bianchi", "Sposami", "I misteri di Laura". Ovviamente non tralascia il cinema, dove recita diretto da famosi registi: "Appuntamento a ora insolita" di Stefano

Coletta; "Fortapàsc" di Marco Risi; "Mine Vaganti" di Ferzan Özpetek; "The Tourist" di Florian Henckel von Donnersmarck; "Manuale d’amore 3" di Giovanni Veronesi; "Maternity Blues" di Fabrizio Cattani. La popolarità di Pecci aumenta negli ultimi anni anche grazie alle fiction Rai "Orgoglio" e "L’ultimo padrino". In tanti anni di carriera, Pecci non ha mai dimenticato il teatro, il suo primo amore. Molteplici le rappresentazioni di cui è stato protagonista, tra cui Medea diretta da Gabriele Lavia, Kramer contro Kramer per la regia di Patrick Rossi Gastaldi, Scene da un Matrimonio con Federica De Martino per la regia di Alessandro D’Alatri, Edipo Re per la regia di Daniele Salvo e, ultima pièce andata in scena con ottime risposte di critica e di pubblico l’Enrico V di Shakespeare di cui firma anche adattamento e regia. Laureato in Storia del teatro inglese, oltre ad aver tradotto e adattato Enrico V, firma anche la traduzione di un'edizione dell'Amleto, diretta da Filippo Gili.


Guglielmo Ferro

Classe 1965, figlio del grande attore Turi Ferro e di Ida Carrara, Guglielmo Ferro si forma accanto a registi quali Mario Missiroli, Sandro Sequi, Lamberto Puggelli e Antonio Calenda e segue un corso di formazione con Peter Brooke. A teatro firma la regia di oltre settanta spettacoli prodotti dai più importanti teatri italiani, dirigendo tra gli altri Ugo Tognazzi, Turi Ferro, Massimo Dapporto, Arturo Brachetti, Remo Girone, Mario Scaccia, Giulio Brogi, Pino Micol, Ida Carrara, Maria Paiato. Dirige dal 2001 al 2011 la rassegna internazionale “Gesti contemporanei” in collaborazione con varie ambasciate – tra cui Olanda, Portogallo, Danimarca – che ospita artisti provenienti da tutto il mondo. Dirige Mar de tierras in collaborazione con Jachim Ruiz, progetta e realizza lo spettacolo di apertura dei campionati mondiali di scherma 2011 (evento in mondovisione) e collabora con l’istituto italiano di cultura a Londra per eventi collegati alle olimpiadi 2012. Negli ultimi anni, oltre a curare la regia di eventi speciali come lo spettacolo multimediale “Dorando” a Londra o "Pollock", in occasione della mostra su Jackson Pollock al Guggenheim Museum, Ferro si cimenta con l'opera lirica dirigendo due edizioni della Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti e il Tristan und Isolde di Richard Wagner. Ha da poco diretto a teatro Giuseppe Zeno ne Il sorpasso, tratto dal capolavoro di Dino Risi. Vincitore di due "Biglietti d’oro" (con Servo di scena di Ronald Hardwood e Il malato immaginario di Molière), Ferro è direttore artistico del Teatro Quirino di Roma.