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di Andrea Grignaffini

Data - Ora inizio 20/04/18 - 20:30

Data - Ora fine 20/04/18 - 23:00

Tipologia Teatro

Dove Teatro Due

Località Parma

Viale Francesco Basetti , 12 , 43121 Parma PR , Italia

TEATRO DUE

"Quasi Grazia": Michela Murgia porta in scena la vita della scrittrice Deledda

Il 20 Aprile a Parma si continua a pensare alle donne. Tra generazioni, tra storia e donne
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QUASI GRAZIA - Venerdì 20 aprile ore 20,30 Teatro Due
di Marcello Fois
con Michela Murgia nel ruolo di Grazia Deledda e Lia Careddu, Valentino Mannias, Marco Brinzi
regia Veronica Cruciani

Quasi Grazia, di Marcello Fois, è un testo in tre atti scritto per raccontare la vita di Grazia Deledda,  unica donna italiana ad aver ricevuto il Premio Nobel per la letteratura nel 1926 ma quasi dimenticata dal panorama letterario nazionale. Lo spettacolo racconta tre momenti fondamentali della sua vita: la partenza da Nuoro a 29 anni e l’arrivo a Roma, il viaggio a Stoccolma per ricevere il premio Nobel e la malattia che la porterà alla morte. 
Uno spettacolo, in scena a Teatro Due dalle 20,30 di venerdì 20 aprile, promosso dall'assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Parma nell'ambito del programma "Parma celebra tutte le donne, in collaborazione con Fondazione Teatro Due, che parla di vita ma anche di letteratura, per arrivare a indagare la questione femminile contemporanea. L’obiettivo è quello di raccontare questa scrittrice fuori dal luogo comune della scrittrice “popolare” che ha vinto il Nobel “quasi per sbaglio” come dice Michela Murgia  legata a lei da un’affinità di panorami culturali, linguistici e di impegno nel raccontare la società del proprio tempo e per la prima volta in scena a incarnare i panni della grande scrittrice sarda.
 
"Se oggi sono possibili alcune battaglie sulla parità dei sessi è anche grazie a donne che, pur non facendo esplicitamente attività politica, con le proprie scelte di vita hanno dato un grande segnale di autonomia e indipendenza.
Grazia Deledda, partita nel 1900 a ventinove anni dalla Sardegna per inseguire il suo desiderio di diventare una scrittrice, ha pagato molto caro questo strappo dalla propria terra e dalla propria famiglia.
Il testo di Marcello Fois racconta tre momenti fondamentali della vita della Deledda. Attraverso questi tre momenti, con la regia vorrei restituire parte di questa vicenda privata, che parla di vita ma anche di letteratura, per arrivare a indagare la questione femminile contemporanea. Quello che sempre mi interessa dei personaggi è il lato umano, quando esso diventa parte di una politica in un senso più ampio. La presenza di Michela Murgia, per la prima volta in scena, è una scelta che rende chiara questa visione registica; un’altra donna e scrittrice sarda la quale si è sempre esposta per combattere i pregiudizi sulla figura femminile e che interpreta un ruolo in cui se stessa e la figura di Grazia Deledda si sovrappongono e si richiamano come in un contro canto.
Insieme agli attori e insieme a Michela Murgia abbiamo costruito una scrittura parallela a quella drammaturgica di Marcello Fois. Una scrittura creativa e scenica che ci permettesse di indagare i diversi piani del rapporto tra realtà e atto creativo, tra realtà e arte. Questa invenzione scenica, alternandosi alla realtà raccontata dal testo, rievoca i personaggi dei racconti di Grazia Deledda, tirando in campo tutto il suo immaginario e la sua visionarietà. Portando una ventata di magia e di letteratura viva sulla scena."     Veronica Cruciani

"Decidere di parlare della Deledda è un atto che può avere del temerario. Specialmente per uno scrittore, specialmente per uno scrittore nuorese. L’ipotesi poi di parlarne portandola in scena rasenta la follia se è vero che il teatro è un medium impietoso e rituale. La mia idea, direi la mia ossessione, era che di questa donna, tanto importante per la cultura letteraria del nostro Paese, bisognasse rappresentare la carne. Come se fosse assolutamente necessario non fermarsi a una rievocazione “semplicemente” letteraria, quanto di una rappresentazione vivente. I grandi scrittori, i grandi artisti sopravvivono. Questa Deledda non morta, che agisce, pensa, soffre, commenta, mi pareva una Deledda assai più efficace, sul piano della restituzione di quanto potesse fare qualunque romanzo o racconto. Volevo che la si sentisse parlare. Volevo che la si vedesse muovere. Volevo che si constatasse nei fatti per quali vie uno scrittore, seppure biologicamente morto, possa considerarsi vivente e agente. In un mondo migliore per questo esercizio basterebbe l’educazione alla lettura, l’idea che il traguardo di uno scrittore, e il Nobel è un traguardo notevole, rappresenti un traguardo del lettore, ma, considerando che Grazia Deledda non è nemmeno compresa nel canone ministeriale, pur essendo a tutt’oggi l’unica donna italiana ad avere ricevuto l’ambito premio, è evidente che siamo lontanissimi dall’abitare una civiltà letteraria matura.
Perciò ho deciso che la via migliore per riportare la Deledda al posto che le spetta era quella del rito vivente attraverso il quale da millenni rievochiamo fatti e senso collettivamente. Il teatro è un territorio potente. Un falso/vero attraverso il quale si rappresenta la sostanza senza passare dalla retorica della sostanza. Questa Deledda in carne ed ossa rifiuta il luogo comune di sé stessa. Perciò Quasi grazia è sostanzialmente un romanzo in forma di teatro. Una narrazione agita direttamente dai personaggi: Grazia Deledda, sua madre, suo marito Palmiro Madesani, suo fratello Andrea, Ragnar un giornalista svedese e Stanislao un tecnico radiologico. Ogni capitolo corrisponde a un atto della pièce. Il primo è ambientato a Nuoro, la mattina del febbraio del 1900 in cui Grazia si trasferisce col marito da Nuoro a Roma; col secondo ci spostiamo a Stoccolma, nel dicembre del 1926, il pomeriggio che precede la cerimonia ufficiale di consegna del Nobel; il terzo si svolge a Roma nel 1935, nello studio radiologico il cui verrà diagnosticato alla Deledda il tumore che la ucciderà nell’agosto del 1936. Dieci anni dopo la consegna del più prestigioso dei premi letterari. La vita di ogni grande scrittore racconta qualcosa della grande scrittura".   

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