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«Oxfam», protagoniste le opere dell'artista salsese Steve Barney

«Oxfam», protagoniste le opere dell'artista salsese Steve Barney

03 Ottobre 2021,10:39

Lotta alla disuguaglianza: i premi per i vincitori  realizzati da  Bergamaschi

Sono dell'artista salsese Steve Barney (al secolo Stefano Bergamaschi) i premi consegnati ai vincitori della  prima edizione di  «Oxfam – combattere la disuguaglianza, si può fare». 

La consegna dei premi -  l’opera «Salvagenti - Si può fare», stampe su tela con acrilico e polvere di colore, misura 20x30   donata dall’artista salsese -  è stata affidata alle autorità presenti alla cerimonia che si è svolta nei giorni scorsi nella cornice della sala d’arme di palazzo Vecchio a Firenze.

 A vincere il premio il reportage e docufilm «Per la Calabria non c’è cura» di Giuseppe Smorto e Antonio Nasso, il brano musicale «Il tango dell’intercultura» di Cies onlus/MateMù e il progetto «Lavoro senza frontiere» di Princes industrie alimentari.

I premi sono stati consegnati dalla presidente della Commissione Cultura della Regione Toscana, Cristina Giachi e dall’assessora all’Educazione e welfare del Comune di Firenze, Sara Funaro, alla presenza di Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia e Emilia Romano, presidente di Oxfam Italia.

Oxfam Italia, organizzazione in prima linea contro ogni forma di disuguaglianza, ha ideato il premio in collaborazione con «Amici di Salvataggio – Associazione Alessandra Appiano», e con il patrocinio di Rai per il sociale. Un triplice riconoscimento pubblico a professionisti della comunicazione, operatori/associazioni, aziende che con il loro lavoro abbiano dimostrato che è possibile contrastare le disuguaglianze, generando valori positivi per le comunità, in Italia e nel mondo. La cerimonia di premiazione si è tenuta  tra gli eventi del Festival nazionale dell’Economia civile.

«Ho un grande amico, Nanni Delbecchi,  e avevo una grande amica, Alessandra Appiano (scrittrice, giornalista e autrice televisiva scomparsa nel 2018, ndr), moglie di Nanni - ha raccontato Bergamaschi -.  Ho conosciuto Alessandra nel 2001 e, come tutte le persone che l’hanno incontrata, sono rimasto colpito dall’energia luminosa che la circondava e che la rendeva una persona unica e speciale. La ricordo sempre sorridente, arguta e intelligente, ironica e leggera. Capitava che mi fermassi a dormire da loro a Milano e dopo cena, nel suo studio, circondato dalle foto, rivedevo la lunga strada che aveva percorso, da modella a giornalista, scrittrice, conduttrice ma anche Ambasciatrice Oxfam.  Non conoscevo il suo lato buio e voglio ricordarla per sempre solare, bellissima ed elegante,  come solo lei sapeva essere. Le mie opere, i tre salvagenti, sono un simbolo di Alessandra, che riusciva creare una rete di soccorso per chi aveva bisogno. Di lei mi è rimasta un po’ di luce, che cerco di traferire nelle mie opere,  e due manubri verde smeraldo con cui ogni mattina mi alleno», ha concluso. E.B.
 

© Riproduzione riservata

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