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Casa Lodesana

Quarant'anni contro la droga: l'impegno e la lotta

Begarani: «Una sfida che possiamo vincere insieme»

Quarant'anni contro la droga: l'impegno e la lotta

17 Gennaio 2022,09:40

Da quasi quarant’anni è sinonimo - per chi vive nel nostro territorio - di lotta alla droga, riabilitazione, solidarietà. Casa di Lodesana è stata fondata nel 1983 da don Enrico Tincati e da un gruppo di amici di diversa appartenenza accomunati dall’impegno di fare qualcosa di concreto, sporcandosi le mani, per affrontare il problema droga che in quegli anni dilagava in Italia e anche a Fidenza.
«Il problema droga da allora purtroppo non è scomparso, nè diminuito nella nostra società e neanche a Fidenza, al punto che qualcuno per la sua diffusione a livello globale l’ha definita l’altra pandemia. Casa di Lodesana come onlus continua a portare avanti questo impegno», spiega il presidente della struttura, Marco Begarani.
«Ci occupiamo di cura, riabilitazione e di interventi di prevenzione diffusi in tutto il Distretto e in particolare a Fidenza in collaborazione con Comune, Ausl e Asp Centro per le famiglie e realtà del terzo settore. Abbiamo sempre attivamente partecipato alle Consulte del volontariato e della Convivenza promosse dal Comune per dare il nostro contributo alla costruzione di un welfare di comunità partecipato, generativo e sostenibile», aggiunge.
Lo «slogan» è chiaro: No convinto alla droga senza se e senza ma. «Dopo trent’anni a contatto con le persone con problemi di tossicodipendenza, avendo visto chiaramente le conseguenze delle dipendenze (decessi, gravi conseguenze fisiche, psichiche, relazioni distrutte) non ho alcun dubbio che sotto l’apparenza di una scorciatoia per la felicità il vero volto della droga sia sofferenza, malattia, violenza e degrado fino alla morte», spiega ancora Begarani che illustra come, «solo insieme» si può combattere il fenomeno e per farlo servono quattro pilastri, quelli che determinano dal 1994 le politiche europee sulle droghe: lotta al narcotraffico, prevenzione, cura e riabilitazione e riduzione del danno.
L’attività di Casa Lodesana si muove dunque in questi campi. «Le attività di prevenzione sono da sempre una colonna della nostra attività», aggiunge. Consulenze, colloqui individuali e familiari, cicli di dodici incontri, gruppi di sostegno sono il modo concreto in cui si sviluppa questo percorso. E ancora, nelle scuole, percorsi intensivi laboratoriali tematici (dipendenze da sostanze e tecnologie, bullismo), laboratori teatrali, attività di sportello d’ascolto per alunni, famiglie e docenti. Da aggiungere il progetto di prevenzione «Lo sport che cresce» rivolto alle associazioni sportive del comune di Fidenza per un totale di cinquanta giovani sportivi coinvolti e attività nelle parrocchie. Nel ricordare che «le dipendenze patologiche non sono un vizio ma una malattia», Begarani illustra poi l’attività di cura e riabilitazione nei trattamenti residenziali e dei percorsi terapeutico-riabilitativi organizzati con due équipe specificamente formate e composte da psicoterapeuti, psicologi, educatori e volontari. Parte degli ospiti della Struttura sta usufruendo di una misura alternativa alla carcerazione. I risultati, negli anni, sono evidenti, «pur sapendo di confrontarsi con una malattia, che nella sua forma grave, è ad alto rischio di cronicità e di recidiva», dice ancora. Tra i metodi utilizzati per il «recupero» dei tossicodipendenti c’è senz’altro il lavoro. «E’ un’utopia pensare a un percorso di emancipazione dalle dipendenze e di reinserimento sociale senza possibilità di reinserimento lavorativo che è parte integrante della terapia. Da qui la nascita della cooperativa Cristina, ora fusa con la cooperativa Cigno Verde. Più che di reddito di cittadinanza, per non passivizzare le persone – aggiunge con una una battuta - c’è urgente bisogno di lavoro di cittadinanza». Insomma, un’attività impegnativa, complessa ma efficacie - quella di Casa Lodesana - essenziale e integrata con il territorio. Una realtà di cui andare fieri.
Quando si analizza il tema delle dipendenze, emerge anche il disagio della nostra società. «Se le dipendenze parlano anche di noi che non ci droghiamo – conclude Begarani -, allora per combatterle insieme in modo efficace dobbiamo fermarci e riflettere anche su come la nostra società risponde al desiderio. La lotta alla droga è anche una grande sfida culturale e spirituale che potremo vincere solo insieme nella nostra comunità fidentina ormai multietnica e multireligiosa».
r.c.

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