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30 anni fa Parma scopriva il delitto di Carnevale

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A guardare adesso quegli articoli un po' spiegazzati, con le relative foto, i 30 anni passati si misurano tutti.

Esattamente l'11 febbraio di 30 anni fa, con un piccolo richiamo in prima pagina che oggi sarebbe un titolo a 7 colonne, tg straordinari e notizie macinate sul web in tempo reale, i parmigiani scoprivano che in pieno Oltretorrente e nei giorni del  carnevale era stato compiuto un efferato delitto.

In realtà, la morte di Carlo Mazza, conosciutissimo ex imprenditore innamorato della vita, risaliva a due giorni prima. Ma il clima gelido (era appena nevicato) e forse l'inesperienza del medico incaricato dei primi rilievi, fecero rubricare quella tragica fine all'interno di un'auto parcheggiata come morte naturale.  Ma ai successivi esami medico-legali apparve che Carlo Mazza era stato ucciso con due colpi di pistola sparati a bruciapelo.

E poco dopo venne a galla l'assicurazione da un miliardo. E venne fuori il nome di lei: Katharina. Katharina Miroslawa: bella come poche, ballerina "tedesca" in realtà polacca, anche se in Germania era andata a vivere e aveva conosciuto "Victor". Una relazione, un figlio, un lavoro comune di sexy ballerini in un locale di Modena. Ma poi nella vita di Katharina, e quindi di Victor-Witold, era appunto entrato Carlo Mazza.

"Ero veramente innamorata di Carlo", è il titolo di una delle primissime interviste della Gazzetta alla Miroslawa, fermata al suo arrivo in Italia e poi rilasciata dal carcere di San Francesco. Poi le indagini, i processi, le assoluzioni e poi le condanna e il coinvolgimento di altre due figure (il "greco" poi uscito dal processo e il fratello di Katharina condannato a sua volta). La latitanza europea della ballerina, poi il suo arresto e le successive "rivelazioni" di Witold: "Sono stato io ma Katharina non sapeva nulla".

La Miroslawa in carcere a Venezia, poi di nuovo in libertà a pena scontata. 30 anni fatti di colpi di scena, di verità sancite e poi ribaltate. Per Katharina non è ancora finita ("Voglio la revisione del processo"), mentre le raccolte della Gazzetta ricordano i primi momenti di quel giallo di tanto tempo fa, durato per anni e lontano anni luce dalle sofisticate tecniche dei Ris & C., che probabilmente lo avrebbero dipanato in pochi giorni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • daniele

    12 Febbraio @ 00.07

    Dopo 30 anni si potrebbe correggere la favola del medico inesperto che non si sarebbe accorto di un omicidio, ipotizzando un infarto. In questo modo la gente è indotta a pensare che questo "inesperto" si è trovato di fronte un cadavere insanguinato e crivellato di proiettili, come in un film, ed ha pensato ad un malore. In realtà i fori erano di piccolo calibro, dietro la nuca, i proiettili non erano usciti e non aveva sanguinato. In macchina, con il corpo ancora eretto, non era possibile accorgersi che era stato colpito con arma da fuoco. Nemmeno all'ospedale, su di un lettino, se ne sono accorti. Solo dopo una accurata osservazione, ripeto su lettino con lampade e possibilità di muovere il corpo, hanno visto i piccoli fori. Direi che il medico, che aveva richiesto esame autoptico ed approfondimento, nonostante all'apparenza sembrasse un infarto, è stato parecchio bravo. Credo che sarebbe ora di dire chiaramente le cose, visto che il fatto è stato acclarato dalle indagini successive. Infastidisce che si rilevi sempre l'inesperienza, perchè fa notizia, senza correggere le notizie fornite da giornalisti "inesperti" nei giorni successivi.

    Rispondi

    • 12 Febbraio @ 06.46

      REDAZIONE - Nessun giornalista, nè esperto nè inesperto, ha affermato che ci fosse "un cadavere insanguinato e crivellato di proiettili". Però io ricordo molto bene che ero al telefono al tavolo del Tg Parma, al telefono con il mio collega in via Turchi: eravamo pronti per parlare di un possibile omicidio, quando da là riferirono che secondo il medico l'ipotesi più probabile era quella della morte naturale. Forse fu una scelta "tattica" degli inquirenti il far passare una prima ipotesi del genere, di certo non fu una invenzione di giornalisti più o meno esperti. Lei fa benissimo a mettere i puntini sulle "i", ma allora facciamolo per tutti.

      Rispondi

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