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Contadini e operai, uomini e bimbi, povertà e speranza: "mille" volti raccontano l'Italia che fu

A Reggio Emilia gli scatti di Gianni Berengo Gardin e Paul Strand con Cesare Zavattini mostrano uno spaccato della società

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Le foto in bianco e nero raccontano un'Italia che non c'è più ma che fa parte del nostro "dna". L'Italia povera degli anni '50, i manicomi negli anni '60, i cambiamenti epocali dell'industrializzazione, gli anni della contestazione e del fermento politico. Scorrono volti di persone spesso ormai scomparse ma che in qualche modo continuano a raccontare le loro storie. Una donna che vive con il padre e lavora la terra: «Non mi sposerei mai con un contadino perché diventerei schiava della terra fino alla mia morte». Una ragazza fiduciosa nel futuro: «A sposarmi non bastano 300mila lire. Lui deve andare sotto le armi, se no ci sposavamo subito anche se c'è poco lavoro». Le foto sono quelle di maestri come Gianni Berengo Gardin e l'americano Paul Strand. I testi di quelle storie sono di un certo Cesare Zavattini... Questi «big» si trovano, tutti insieme, in due delle mostre principali di Fotografia Europea, aperte fino al 9 luglio.
«Dall'archivio al mondo. L'atelier di Berengo Gardin» è un impressionante spaccato dell'Italia che fu, radice dell'Italia che è. Nei Chiostri di San Pietro si entra virtualmente nello studio del maestro, con tanto di gigantografie con gli interni, gli scaffali dei libri, l'attrezzatura. A Palazzo Magnani, in corso Garibaldi, si scopre com'era Luzzara del 1953. Un agglomerato di case di povera gente nel cuore della pianura, fotografato da Paul Strand e “fermato” nel tempo da Cesare Zavattini nel libro «Un paese». Il grande giornalista e scrittore sarebbe tornato nel 1974 per «Un paese. Vent'anni dopo». Con le foto proprio di Berengo Gardin.

Nelle sale di Palazzo Magnani ci sono le foto delle due versioni di «Un paese», ma anche pagine del libro, con i racconti degli abitanti. Pagine in un certo senso antiche, sfogliabili anche su modernissimi schermi touch. Ecco così che rivivono le barche ormeggiate lungo il Po: in inverno, gli uomini del paese le facevano affondare per conservarle meglio. I magazzini di Parmigiano Reggiano mostrano le loro ricchezze, non così diverse da quelle di oggi. E poi gli scorci delle case della povera gente: scale spoglie che raggiungono stanze con un arredamento essenziale, finestre in legno, i bidoni del latte (sì, quelli che oggi al massimo sono trasformati in fioriere). La Latteria Cristo, fondata nel 1921, con i suoi ambienti semplici e una grande immagine sacra dipinta sopra la porta. Ci sono le foto di Paul Strand ma anche quelle scattate, in piccolo formato, dalla moglie Hazel. Lei immortala il paese dall'alto (si vede una chiesa nella campagna, a margini del paese), i particolari delle case, il mercato e i venditori con la merce riposta in terra (cassette di verdura, suppellettili, sacchi di granaglie...). Naturalmente i pannelli nelle sale permettono di conoscere a fondo come nacquero questi libri. Colpiscono molto le «voci» dei luzzaresi intervistati, con il loro linguaggio semplice ma diretto. Un uomo: «Vorrei che i miei figli avessero un posto fisso, se mio figlio facesse l'impiegato in Comune sarei contento, almeno ha le ore per riposare, perché in campagna non è mai finita». Ci sono anche l'ex mediatore di formaggio e il sindaco.

Il passaggio dal 1953 al 1974 è eloquente: nelle case spiccano le sedie in plastica e i televisori (dalle forme curiose, a tratti esilaranti, considerando i canoni moderni), ora c'è la fabbrica, mentre gli agricoltori sfoggiano il trattore. Gli anziani invece girano sempre con il tabarro e in casa loro il tempo sembra essersi fermato. Colpiscono anche le impressioni di Berengo Gardin sulle pose degli abitanti. Il fotografo decide di ritrarre di nuovo quelle persone, invecchiate di vent'anni. Le trova tutte «meno la famiglia Lusetti» e qui la sorpresa: «Tutte, dico tutte le sette-otto che abbiamo rifotografato, pur non avendo mai visto il libro (...) si sono messe tutte nella stessa posizione di quando le aveva fotografate Strand. Ero meravigliato (...). Dal che ho dedotto che ognuno di noi ha una posizione precisa davanti all'obiettivo. Ricordo che la postina si è messa davanti al mio obiettivo con la stessa postura del braccio, non la misi io». E così via: «Per me è stata una sorpresa straordinaria». Il percorso si conclude con foto di Luigi Ghirri e altri a Luzzara negli anni '80 e successivi.

In realtà il foto-racconto dell'Italia continua negli spazi dei Chiostri di San Pietro (via Emilia San Pietro, Reggio Emilia). Anche qui, volti e «spaccati» della società che fu. Alcuni esempi? Un vigile in stile «ghisa» e un'auto, in una strada praticamente deserta: lontana anni luce dal traffico di oggi... Milano, periferia: una coppia in Vespa passa davanti a una vecchia insegna del regime: «Noi siamo contro la vita comoda». Ma negli anni '60 stava accadendo l'esatto contrario. Anche qui c'è una copia della foto con casari e contadini in posa nel magazzino di formaggio. E c'è Zavattini che gira per Luzzara in bicicletta: uno scatto molto famoso. Si scopre com'era il mercato del bestiame a Ivrea e si vedono gli scugnizzi nelle strade di Napoli nel 1967. Colpiscono molto i volti delle persone negli istituti psichiatrici di diverse città, compresa Parma. Volti di persone immerse in un dolore profondo, che parrebbe quasi senza speranza di una fine. I custodi dell'istituto parmigiano, ritratti dalla vita in giù, sembrano quasi secondini di un carcere in giacca e cravatta.
Queste e molte altre foto in mostra a Reggio non sono soltanto cronaca o soltanto archivio. Sono scatti da osservare con attenzione. Da meditare. Per poter imparare qualcosa e far emergere emozioni. 

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