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Robert Redford: "Volevo fare un ultimo film con Jane Fonda prima di morire"

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«Hai sentito la domanda?» dice Robert Redford a Jane Fonda. «Certo, mica sono sorda» risponde lei. «Robert bacia ancora benissimo, come quando avevamo 20 anni. Avevo fantasie su di te quando eravamo giovani, non posso negarlo» dice Jane Fonda a Robert Redford. «C'erano cose dette e non dette, ci siamo piaciuti molto» replica lui. «Ormai è troppo tardi» - prosegue lei - ma ce ne sono altre di cose che non sai». «E ti sembra il caso di dirlo davanti a tutti?» risponde lui. Basterebbero questi siparietti a inquadrare la grandezza dei due. Affettuosi, autoironici, divertiti, eccitati, amorevoli come una vecchia coppia che non ha smesso perlomeno di sopportarsi e di volersi bene. 160 anni in due, 81 lui 79 lei, le due leggende di Hollywood sono anche i due Leoni d’oro alla carriera di Venezia 74, che ricevono stasera in Sala Grande prima della proiezione del film che li ha fatti ritrovare su un set a 50 anni da A piedi nudi nel parco.
Il film è Le nostre anime di notte (Our souls at night), tratto dal best seller di Kent Haruf e diretto da un giovane regista indiano, Ritesh Batra, «un figlio del Sundance» come orgogliosamente lo ha definito Redford che alla scoperta di nuovi talenti e al cinema indipendente ha consacrato tutta la sua vita professionale.
Sex symbol negli anni '60 e '70, entrambi ancora attraenti, consapevoli di dare al pubblico del festival quello che si aspettano da loro, non si sono risparmiati al photocall, sempre affiatati, per mano, abbracciati, è stata una tenerezza vederli e gli applausi sono stati lunghissimi ad ogni incontro con il pubblico. Il film, che è Fuori Concorso ed è prodotto da Netflix, non si vedrà in sala, ma in streaming su internet per gli abbonati alla piattaforma dal 29 settembre. E non delude, anzi: è una storia delicata di amore senile davvero ben scritta e calibrata, a parte l’interpretazione fantastica dei due protagonisti cui basta un alzare di sopracciglio, un’espressione lieve dello sguardo per emozionare.
«Volevo fare un ultimo film con Jane - dice tenerissimo Redford - prima di morire. E poi questa storia è magnifica: ad ogni età c'è bisogno di storie d’amore e questa riguarda le seconde possibilità, uno spunto di riflessione per chi invecchia. L’industria del cinema si rivolge ai giovani, Le nostre anime di notte spera di interessare anche loro».
Bandiere del cinema americano democratico, impegnato, politico, Redford & Fonda si sono tenuti lontani volutamente dal tema. «Non voglio parlare di politica» spiega Redford con Fonda che aggiunge: «Voglio solo pensare in termini di speranza ora che viviamo in tempi in cui non ne abbiamo abbastanza». Più di Trump li ha appassionati parlare dell’Ambiente: «E' la cosa più importante, dobbiamo salvare il pianeta, fare il massimo per evitare disastri climatici», si infiamma Jane mentre Redford aggiunge: «Siamo responsabili per le generazioni future, dobbiamo preoccuparci delle conseguenze di come trattiamo questa terra».
L’affiatamento dei due è incredibile, finiscono le frasi cominciate dall’altro ed è così da sempre. «E' stato naturale tra noi sin dall’inizio, quando avevamo 20 anni e anche ora che abbiamo girato il film. Non c'è stato bisogno di spiegazioni e tante parole», dice Redford.
Ambientato in Colorado, Our souls at night comincia come l'incontro di due solitudini quando Addie Moore (Jane Fonda) bussa alla porta del suo vicino Lous Waters (Robert Redford) con una proposta indecente: farsi compagnia la notte, dormendo insieme, senza sesso specifica lei. Entrambi vedovi da anni, non si erano mai frequentati. Ora con i figli di entrambi lontani e quelle case enormi, il vuoto sembra ancora più enorme. Comincia così una frequentazione che diventa innamoramento, persino sesso, ma la realtà e i conti con il passato non sono ancora chiusi. «E' un film sull'amore, ma soprattutto sulla speranza. Ci dice che non è mai troppo tardi se sei coraggioso e ti prendi dei rischi per diventare quello che non sei stato o non sei potuto essere» dice Jane con passione. «Adoro questa donna che prende l’iniziativa e che accetta di fare i conti con suo figlio: in punto di morte, non conta quanti premi hai avuto o quanti soldi hai, ma se sei stata capace di amare i tuoi figli e fatto per loro quanto hai potuto».
Jane Fonda dichiara pubblicamente tutta la sua ammirazione per quel compagno di lavoro e di amicizia che faceva girare le segretarie della Paramount all’epoca del loro primo film (La Caccia di Arthur Penn, 1966). «Con la sua creatività, con il suo lavoro al Sundance, Robert Redford ha cambiato il cinema americano e io lo amo davvero come produttore e come regista, ho un affetto profondo per lui ed è stato bello innamorarmi di nuovo. Abbiamo cominciato insieme e finito insieme» dice, mentre lui accenna ad un sì...

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