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Franzini: "Siccità in Emilia, il potere politico non continui a stare alla finestra"

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Lino Franzini, sindaco di Palanzano, ci scrive allegando alcune foto, proprio in materia di siccità. 

Da anni si pagano milioni di euro per danni all’agricoltura per la mancanza della risorsa idrica ad usi irrigui o per danni derivanti da alluvioni a valle e non si fa nulla per realizzare invasi a monte in grado di garantire acqua ai prati stabili delle terre del Parmigiano Reggiano, a mais, pomodoro, bietole, ecc. nei periodi di siccità e in grado di trattenere le acque in caso di alluvione evitando danni a valle.

Considerando che questo si ripete da anni, fa pensare che lo stato di emergenza per calamità sia nella normalità, fa pensare che per le emergenze i soldi ci sono sempre; realizzare invasi a monte in grado di trattenere le acque per rilasciarle nei periodi di siccità costerebbe ben poco rispetto a quanto ci costano i danni all’agricoltura e agli impianti idropotabili dei paesi; sta succedendo la stessa cosa con i profughi, aiutarli al loro paese costerebbe poco o niente, andarli a prendere e tenerli negli alberghi, vitto, alloggio, spese e servizi compresi, costa una follia, ma sembra che questa sia la cosa giusta.

Ma se i danni all’agricoltura in tante zone d’Italia sono ingenti, a Parma e a Reggio Emilia sono catastrofici, non possiamo dimenticare che siamo la culla del Parmigiano Reggiano e di tanti altri prodotti che hanno fatto grande, non solo Parma e Reggio ma l’Italia intera, con la sede di Efsa a Parma ci è stato riconosciuto quanto sia importante l’agricoltura e l’agroalimentare Italiano ma nessuno fa nulla per garantirne la sopravvivenza.

Si sperava che i cambiamenti climatici degli ultimi venti anni, visibili da chiunque ed  enunciati a livello mondiale nei vari convegni di Kioto, Copenaghen, Cancun e Parigi, avrebbero fatto comprendere che qualcosa andava fatto anche da noi, visto che ogni anno assistiamo a lunghi periodi di siccità o ad alluvioni che provocano danni spaventosi.

Far ripartire i lavori di costruzione della Diga di Vetto, sospesi nell’agosto del 1989 e mai ripresi, nonostante la Suprema Corte di Cassazione a Sezioni unite nel 2002 annullò tutti i ricorsi, dando alla Regione la possibilità di far ripartire i lavori, sarebbe stato un esempio che qualcosa si iniziava a fare ma non si è fatto nulla; pur essendo la Diga di Vetto cantierabile in pochi mesi, servono solo gli aggiornamenti di legge al progetto, ma principalmente servono persone che pensano al bene del territorio, indipendentemente dal consenso elettorale che una decisione di questo tipo potrebbe portare, servono persone che non stanno alla finestra ad aspettare gli eventi e a dichiarare lo stato di emergenza, in questo settore si può fare prevenzione.

Solo opere come l’invaso di Vetto potranno risolvere gran parte dei problemi di Parma e Reggio Emilia, potendo soddisfare le esigenze del fabbisogno idrico, energetico, occupazionale e dare un futuro ai Comuni montani, utilizzando le potenzialità che la natura gli offre, basta con lo spreco delle acque, basta con il pompaggio indiscriminato delle acque del Po; basta con le emergenze che si possono evitare.

Per opporsi ad un’opera indispensabile come la Diga di Vetto si è arrivati perfino a creare terrorismo di ogni tipo, arrivando a definire il piccolo invaso di Vetto di 102 milioni di capacità massima il più grande invaso d’Europa, quando solo in Italia ci sono dighe con capacità idrica di 200-400-600-800 milioni di metri cubi d’acqua, si è arrivati a paventare l’effetto Vajont, come se a Vetto ci fosse il monte Toc di 2000 metri a picco sul lago, si sono dichiarati rischi sismici, sicurezza dei versanti, interrimenti del lago e tanto altro, nonostante lo studio ambientale costato 4,5 miliardi di lire abbia verificato tutti questi aspetti, arrivando a dichiarare l’invaso di Vetto dieci volte più sicuro degli invasi nazionali, ma ora a chi si è opposto a quest’opera con ogni mezzo, inventandosi persino le lontre, bisognerebbe fargli pagare i danni derivanti dalla siccità.

Continuare a sprecare le acque, continuare a pagare dei danni e continuare a mettere in difficoltà la cittadinanza per la mancanza di acqua sta a dimostrare che in Italia qualcosa non funziona, ci auguriamo un cambio di rotta da parte dei Sindaci, dei Presidenti delle Province e della Regione; andare avanti così è la fine di tutto; mi auguro che tornino i tempi di De Gasperi, Togliatti, Dossetti, Nenni, ecc; quando qualcuno pensava al bene dell’Italia.

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