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MOLINETTO

Gianfranco Pedrelli, un gran bel droghiere

di Chichibio -

12 novembre 2020, 10:55

Gianfranco Pedrelli, un gran bel droghiere

Mi accoglie col sorriso quasi timido che da molti anni i suoi clienti conoscono bene e con la giacca blu da droghiere che per lui è una divisa, rivela un tratto della personalità, dichiara attaccamento e fedeltà al mestiere: «La cosa che ho sempre cercato e curato di più, e con tutta l’onestà possibile, sono, se così si può dire, i miei clienti. Quelli nuovi e i moltissimi che tornano in bottega da sempre e con cui se non proprio di amicizia, ma con alcuni sì, ho un rapporto di confidenza e familiarità». Si presenta in questo modo Gianfranco Pedrelli dietro al banco della sua drogheria, guai a chiamarla enoteca, di via Spezia 53 e davanti alle scintillanti scansie preziose per oli, vini, distillati, leccornie varie. «Sono il droghiere più vecchio di Parma, dice, e forse d’Italia». 
Con sorridente civetteria non rivela l’età, ma i più curiosi potranno ricavarla dal suo racconto che inizia dagli anni Cinquanta, quando questa zona era aperta campagna con le case dei contadini e la trattoria del «Molinetto». «Ho cominciato finito il militare e dopo un periodo da garzone in una grande drogheria di Parma. Qui c’era già un negozio, ma il proprietario non era del mestiere, si stancò presto e lo vendette per poco. Mio padre era cantoniere all’Abetone e allora, era il 1954, feci società con una zia che abitava qui. Il tram passava davanti e il suo fischio era il segno che bisognava aprire: la gente comprava il petrolio per le lucerne, la crusca per gli animali, la porporina color argento da dare ai tubi della stufa, il sapone. I droghieri facevano la candeggina, la brillantina si vendeva sciolta, come l’olio d’oliva e il riso. A barriera Bixio in questa stagione c’era il mercato della legna e d’inverno, dal deposito, partiva la “Titina”, un tram giallo e elegante che portava gli sciatori a Marzolara».

La drogheria col tempo è cresciuta ed è stato il momento del vino in damigiana, il vermuth dalla botte, la lana, i primi materassi a molle. In quegli stessi anni stava diventando famosa la trattoria del «Molinetto» con cui iniziò subito una collaborazione. «La cuoca era l’Ermina e l’Anna in sala era un personaggio unico. Io fornivo tutto quello di cui avevano bisogno e spesso, dopo aver mangiato, i loro clienti venivano qui a comprare qualcosa. Ricordo che una volta a un Presidente del Consiglio (era Goria, n.d.r), che a tavola pizzicava qua e là, l’Anna chiese, ovviamente in dialetto, se i politici mangiavano solo a Roma. Ora la trattoria e quello spirito non ci sono più, tutto è cambiato e da molto tempo anche qui è ormai città».
 Il negozio si è allargato, ma il lavoro è rimasto lo stesso e, nonostante il successo di vini e distillati, l’anima della drogheria è sempre quella d’un tempo per cui, accanto a grandi cru e al meglio dell’artigianato alimentare, si trovano ancora saponi e detersivi. «Il segreto – dice Pedrelli- è nell’amore per il lavoro, nel non guardare gli orari, acquistare solo dopo avere assaggiato e provato il prodotto. Poi, quando cominciavo a pensare che era arrivato il momento di ritirarmi, mia figlia Elena decise di venire in drogheria». 
E allora la parola passa a lei: «Ero a Londra per studio e avevo visto come funzionavano i negozi on-line, così ho proposto la cosa a mio padre. Non è facile lavorare con lui perché è molto esigente, ma ha accettato subito. Mi sono ritagliata un angolo, ho cominciato con pochi mezzi e circondata da molto scetticismo perché nel 2000 pochi ci credevano. Ora questo settore è trainante e ci dà grandi soddisfazioni». Gianfranco sorride in disparte, sa che il tempo del suo negozio non è finito e guarda con orgoglio questa sua moderna figlia droghiera.