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San Martino: Viaggio nelle tradizioni contadine dell'11 novembre

San Martino: Viaggio nelle tradizioni contadine dell'11 novembre

di Andrea Grignaffini

11 Novembre 2021,09:18

Una ricorrenza legata al mondo contadino. Nei secoli ha dato luogo a tradizioni e proverbi ancora di attualità, in modo particolare nella storia rurale italiana: «A San Martino oca, castagna e vino»

Una storia intrigante quella di un giovane Martino di Tours, ungherese di nascita che, arruolatosi, per volere paterno nell’esercito dell’impero Romano, in una notte gelida e tempestosa dell’inverno 335 d.C., mentre era di ronda a cavallo, incontrò un povero mendicante seminudo e intirizzito dal freddo. Il soldato senza esitare tagliò in due parti il suo mantello e gliene porse una metà, in quel momento l’intenso freddo diminuì e il cielo si rasserenò, un miracolo che si è perpetuato nei secoli fino ad oggi tanto che le prime due settimane di Novembre si rinnova l’estate detta appunto di San Martino.

Dopo quella notte il giovane ebbe anche la visione di Gesù coperto con parte del suo mantello e così Martino si dedicò alla parola di Dio aiutando i poveri e i bisognosi fino al giorno della sua morte l’8 Novembre, mentre l’11 si ricorda il giorno del suo funerale nel 397 d.C. Martino portò la parola di Dio nel suo continuo peregrinare tanto da essere proclamato patrono dei pellegrini e in seguito Santo. 

La sua ricorrenza è sempre stata ricordata nei secoli dando luogo a tradizioni ancora di attualità, in modo particolare nel mondo contadino in cui ancor oggi è strettamente legata. Pensiamo al famoso proverbio: «A San Martino ogni mosto diventa vino», infatti è il momento di aprire le botti di vino novello come simbolo del primo vino nuovo. Nei territori agricoli del Nord Italia un tempo era in uso il detto «fare San Martino» ovvero traslocare per quei contadini che si spostavano in altre terre per lavoro. Ora facciamo un breve viaggio tra le regioni italiane dove sono ancora molto sentite le antiche e profonde radici di questa ricorrenza religiosa e contadina legata al gustare il vino nuovo, le castagne e i piatti tipici locali. 

Nelle tradizioni popolari di San Martino, dato per scontato che l’oca un tempo era considerata il maiale di poveri, era consuetudine consumarla nei giorni del Santo in modo particolare in Veneto anche per la facilità della loro cattura in volo durante la migrazione verso le aree più calde, tanto da citare il detto «per San Martino oca, castagna e vino». Si ricorda anche un episodio accaduto al Santo, il quale essendo restio ad accettare la nomina a vescovo pensò di nascondersi fra un gruppo di oche, ma esse lo stanarono starnazzando rumorosamente e così dovette accettare la nomina. A Venezia il Santo viene festeggiato con dolcetti di pasta frolla con la riproduzione del Santo a cavallo al momento del taglio del mantello con decorazioni di confettini, cioccolatini e diavoletti, mentre i più piccoli armati di coperchi, pentole e tutto ciò che provoca rumore girano per la città e nei dintorni bussando alle porte dei negozi cantando e recitando filastrocche in cambio di caramelle e dolcetti. 

A Predazzo in Val di Fiemme questa ricorrenza, che combacia con la fine dei lavori agricoli, si festeggia in modo molto folcloristico e coinvolge tutti gli abitanti del paese e i turisti. La sera dell’11 Novembre vengono accesi cinque fuochi rappresentativi dei cinque rioni su cataste di legno altissime costruite dai giovani del luogo e sistemati sui fianchi delle montagne. La catasta le cui fiamme arriveranno più in alto, come segno di vittoria, i giovani ne traggono motivo di orgoglio e mentre i fuochi si consumano, in paese inizia per le strade un fracasso infernale dovuto a tutto ciò che fa rumore, mentre i valligiani offrono vino e castagne ai forestieri arrivati anche da molto lontano. 

Nelle Marche si fa onore al cibo, in questo periodo abbondante nelle campagne. Così ad Ascoli Piceno carne alla brace e caldarroste il tutto innaffiato da buon vino. In Sicilia è uso mangiare caldarroste bevendo vino novello, si preparano anche Biscotti di San Martino da inzuppare nel vino nuovo e non mancano gli sfinci frittelle ricoperte di zucchero. Tornando all’oca vero must del giorno pur nelle sue infinite versioni con abbinamenti in linea con la stagione autunnale segnaliamo la classicissima oca con mele, castagne (in primis i più preziosi marroni), verze e cavolo, a cui alcuni aggiungono gnocchi di pane da contorno. 

E il vino? Naturalmente il Novello. Un modo per riprendere un vino tanto di moda quanto scomparso ultimamente.
 

© Riproduzione riservata

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