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Il RISTORANTE

Trattoria da Gelsy - Una vera trattoria in cui tutto è fatto in casa

Trattoria da Gelsy

Era una piccola osteria di campagna con una damigiana vuota all’ingresso, era l’osteria «del boccion». Canti, briscole, balli e feste con la gente del posto. Col tempo, quell’osteria è diventata una grande trattoria, ma lo spirito e l’accoglienza non sono cambiati. Quella che allora era una ragazza timida ne è diventata la cuoca e la proprietaria. Ha coinvolto tutta la famiglia e ha dato il suo nome, e l’anima, al locale che ora è «da Gelsy», abbreviazione all’inglese di Gelsomina Villani -e, poco lontano, c’è da qualche tempo «Villa Gelsomina» con una decina di camere a locanda. Grandi sale, tovaglie bianche, sedie impagliate, la veranda per le giornate estive. Vi si arriva salendo dopo Varano Melegari, prendendo sulla sinistra e seguendo le indicazioni per Fopla, il nome della località.


La cucina, i piatti Come nelle vere trattorie, e questo è il caso, tutto è fresco e fatto in casa, non ci sono abbattitori o congelatori, si cucina sui fornelli e con forni statitici. I piatti variano poco, secondo l’alternarsi delle stagioni: paste all’uovo, arrosti e umidi, porzioni generose. Nei fine settimana proposte ridotte per far fronte al grande numero di clienti con piatti sempre freschi: in cucina sette persone, con Gelsy e Alessandro, il figlio più piccolo e suo braccio destro. Cucina semplice di cose semplici dove ognuno può ritrovare i sapori conosciuti senza sorprese. Ecco la torta fritta in pezzi di media dimensione, soffice, leggermente panosa e asciutta che accompagna i salumi: pancetta e coppa stagionati, discreto salame, buon prosciutto. E dalla cucina arriva un piatto di polenta morbida e stesa nel piatto con il ragù di funghi porcini secchi, dolce di pomodoro e cipolla e ancora polenta fritta e una fetta di Gorgonzola -e le cameriere, gentili e sollecite, a chiedere se basta così, se ne vogliamo ancora.


Ai primi agnolotti di carne, tortelli d’erbetta dalla pasta spessa e ripieno anonimo, buone tagliatelle sode e appena ruvide, condite con quel ragù ai porcini già assaggiato con la polenta. Più ricca la scelta tra i secondi: il roast-beef ha cottura rosata e se chiederete di portarvelo in fette spesse con il fondo di cottura caldo godrete di una carne succulenta; stinco e coppa di maiale arrosto; ghiotte salsicce in umido con patate e piselli secondo un vecchio uso di famiglia; guanciale di maiale e cinghiale in umido; morbido arrosto di vitello nel taglio della spalla accompagnato dalle patate; fresco vitello tonnato con salsa a base maionese e capperi interi. Teneri radicchi dell’orto da condire con parsimonia per non coprirne la freschezza.


Per finire I dolci fatti in casa della tradizione: crostate di frutta, torte secche, il semifreddo con cioccolata e mascarpone, la panna cotta, il tiramisù in versione classica col caffè o reso più forte col brandy. Non c’è menu scritto e tutto è descritto a voce, stessa cosa al momento di scegliere i vini di una cantina ridottissima, molto attenta ai prezzi e con la possibilità di avere caraffe a litro o a quartini. Generosa offerta di digestivi e al momento del conto pagherete per un pranzo completo, tutto compreso, 35 euro. Menu non esposto, ingresso, bagno e parcheggio comodi.


Non mancate Arrosto di vitello

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