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il ristorante

"Spaccacucchiaio": poche proposte, tutte di qualità, secondo il mercato

"Spaccacucchiaio": poche proposte, tutte di qualità, secondo il mercato

C'era una cascina in campagna, le estati dell’infanzia, le cene con tutta la famiglia e i più piccoli in fondo della tavola a continuare i giochi della giornata attorno alla minestra di legumi. Si faceva a «spaccacucchiaio», a darsi cucchiaiate mentre l’uno portava alla bocca la minestra e ridere, scherzare e schivare i rimbrotti degli adulti. C’è il nome e la nostalgia di quei ricordi nel nuovo locale che Antonio Marotta ha aperto con la figlia Sabrina recuperando una fetta di casa nel rispetto dei travi di legno e dei sassi attentamente stuccati. Buon gusto, pavimenti fantasiosi, pochi tavoli allineati e preparati con cura, la cucina a vista, gli ombrelloni nella corte dove troneggia la griglia con pietra lavica. Antonio ha, negli anni, reso famose alcune pizzerie («La buca dei diavoli», «A la Maison», «Prosit») sempre curando anche la cucina con piatti di pesce e mediterranei ed è questo che oggi offre in questa sua nuova avventura. E nel menu c’è sempre una minestra.

La cucina, i piatti

Poche proposte (dodici più i dolci) che cambiano settimanalmente, e anche secondo quanto Sabrina trova al mercato, poi qualche sorpresa è sempre possibile. Si rispetta la stagione, si privilegiano piccoli produttori bio o naturali, tutto è fatto al momento e un po’ d’attesa diventa inevitabile. La piccola carta dei vini (servizio anche a bicchiere) è adeguata ai piatti, ben curata, di buona qualità, presentata con tutta la competenza della giovane patronne che cura il servizio, spiega, intrattiene con garbo ed entusiasmo. Il benvenuto della cucina è, insieme all’ottimo Moratti blanc de noir pas dosé, un assaggio di ghiotti crostini, ricordo di pizzeria, con funghi champignon, poi la battuta di tonno pinnagialla, in tocchi che consentono di apprezzarne la qualità e il sapore elegante, pomodorini rossi e gialli, valeriana, olio del Garda. Altro antipasto, le ormai onnipresenti noci di capesante qui nobilitate da un’ottima burrata montata, verdure, germogli e lamelle di Parmigiano a dare rilievo al sapore di un piatto di molto equilibrio. E ancora: frittatina al porro, tagliere di salumi locali. Sono fuori menu, e fatti con maestria, gli spaghetti cacio e pepe, quest’ultimo generoso e delicato, e la crema di pecorino tirata con precisione. Molto più garbate le linguine con vongole veraci, il profumato pesto col basilico di Prà, una punta di peperoncino. Maccheroni su vellutata di ciliegini e burrata; agnolotti ai carciofi; pappa al pomodoro chiudono il capitolo dei primi. Carne alla griglia per secondo: costata di manzo bio (6 euro l’etto); tagliata di fassona; filetto di Angus; braciola di maiale nostrano. Ma da La Spezia è arrivato il pesce e allora sarà un’orata pescata a finire sulla piastra: solo un filo d’olio e la nobiltà di un pesce sodo, dalla carne finissima -con fagiolini (quasi) croccanti, pomodori e insalata.

Per finire

Ricca offerta di dolci: provate il gelato al cioccolato con tabacco e rhum; quello con cannella e gin o la gentile torta al coccolato. Prezzi: coperto 2 euro; antipasti 9-16; primi 10-18; secondi 15-22; dolci 5-8. Menu non esposto, ingresso, bagni, parcheggio comodi.

Non mancate

Cape sante; linguine

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