GUSTO
All'inizio era soprattutto una mescita di vino, qualche piatto e tante partire a carte, tra via Gramsci e via Marchesi. L'idea era stata di Paride Cocchi. Tanto vino, un po' di trippa in inverno, il salume d'estate. Poi i cibi poveri, sempre il vino e sempre le partite a carte. E intanto Paride era anche papà. Di Corrado, Pino, Luciana, Edda. Che negli anni 50 entrano a lavorare in trattoria con il papà. Ma la svolta, da mescita a trattoria, arrivò con le seconde nozze di Paride: Jolanda era stata cuoca non solo in Italia ma anche all'estero e lei diede quella spinta decisiva al locale, con piatti importanti e di qualità. Anche se la trattoria non cambiò mai la sua filosofia «popolare», tra carrettieri ed operai di passaggio.
«Essendo di fronte all'ospedale i medici, gli infermieri, gli studenti e chi lavorava in zona iniziarono a diventare clienti - spiega Daniele, nipote di Paride e figlio di Corrado -. Si apriva alle 5 del mattino, un panino, un piatto. Però mia nonna faceva anche piatti straordinari come il risotto alla finanziera, il timballo di anolini...».
Il trasloco definitivo
«Negli anni '70 acquistammo questo locale dove “Cocchi” è ancora - continua Daniele - con ristorante e hotel. Da lì il via alle lasagne alla domenica, al carrello dei bolliti, tutte quelle tradizioni e quei piatti che la famiglia Malinverni propone ancora con lo stesso successo. E con mio padre e mio zio, a mia nonna si affiancò mia madre Laura. Che è stata un'altra figura fondamentale per il successo di “Cocchi”». E con questa spinta si arrivò alla «versione» attuale di «Cocchi», con il sabato di riposo, la possibilità di acquistare le lasagne di asporto alla domenica ma soprattutto una accoglienza perfetta e un menu commovente.

Ora c'è la famiglia Malinverni
«Quando siamo entrati nella gestione di questo locale per prima cosa abbiamo lasciato tutto com'era - spiega Davide Malinverni, che con i figli Niccolò e Leonardo gestisce “Cocchi” da più di due anni -. E per tutto intendo veramente tutto. Non abbiamo cambiato un tavolo, un quadro. Niente di niente». Ma soprattutto la famiglia Malinverni ha seguito il solco tracciato dalla famiglia Cocchi. «Per prima cosa abbiamo confermato tutta la brigata e quindi non è cambiato nulla in cucina e in sala. Per oltre un anno poi Daniele ci ha affiancato spiegandoci tutto del mondo “Cocchi”, un mondo comunque che ho avuto la fortuna di conoscere da cliente». E Davide Malinverni confessa che «sono stato cliente di “Cocchi” per quasi quarant'anni: venivamo qui, con la famiglia, con mia sorella, tutte le domeniche. Era un rito per noi. Poi con mia moglie. Dall'amicizia con Corrado e Daniele è nato Fish dove hanno lavorato i miei figli e poi c'è stato questo passaggio. E dal primo gennaio 2023 siamo qui. E da allora non mi sono più seduto a tavola, un po' mi manca». E adesso una responsabilità importante, portare avanti un pezzo di storia di Parma. E festeggiare il «centenario». «Per noi sarà un anno importante, ogni giorno è il giorno del centenario. Siamo entrati in punta di piedi e la clientela ha apprezzato questa continuità. Dai piatti della tradizione cercando di recuperare anche qualche ricetta antica. Seguendo sempre l'insegnamento che ci hanno dato negli anni Corrado e Daniele, partendo dall'importanza delle materie prime». Ed ora un brindisi con la champagne del centenario, voluto dalla famiglia Malinverni. Un brindisi idealmente con tutta la famiglia Cocchi, con Davide, Niccolò e Leonardo Malinverni, con la brigata e con i clienti. Cento anni di storia di Parma e della sua gastronomia. Un brindisi a «Cocchi», ristorante ambasciatore della parmigianità.
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