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Fragrante, elegante, e persistente questo «Tardivo ma non Tardo 2017»

di Andrea Grignaffini -

12 marzo 2020, 08:53

Fragrante, elegante,  e persistente questo  «Tardivo ma non Tardo 2017»

Siamo a Barbara, in provincia di Ancona. Diventerà Santa grazie a un’impresa di Stefano Antonucci. Dopo un’esperienza lavorativa in banca, torna a casa da suo padre fornaio e dalla mamma insegnante elementare che già da piccolissimo lo avevano educato ad amare e a conoscere quella terra così ricca e vocata alla viticoltura. Nel 1994 abbandona il lavoro in banca per riprendere quel file rouge che lo legava al suo sogno di bambino ovvero produrre un vino che piacesse a tutti, «un vino da bevitore», tanto da meritare la definizione di «un vignaiolo visionario ed eclettico, alla perenne ricerca della compiutezza stilistica». 
Un lungo cammino
Inizia un percorso enologico di conoscenza, innovamento e approfondimento guardando al futuro ma sempre con un occhio alle sue origini e alla sua terra. Inizia lanciando la linea «Pignocco», prodotta con uve bianche e rosse ottenendo da subito consensi lusinghieri che gli hanno consentito di trasformare la cantina sociale di famiglia nell’azienda vinicola «Santa Barbara», aggiungendo nel tempo nuove sperimentazioni e programmazioni in vigna e in cantina ottenendo ragguardevoli risultati. 
Arriva il verdicchio.
 Ma nuovi progetti, nuove avventure lo aspettano con entusiasmo e dinamicità supportato da un personale preparato e volenteroso e una famiglia sempre attiva e presente nel lavoro e nel seguire nuove ispirazioni e nuovi progetti. Paradigmatico nella Gamma il Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Classico Tardivo ma non Tardo da uve surmature, affinato due anni in acciaio. Alla vista risalta il colore giallo paglierino carico, brillante e un plafond di profumi di frutta esotica (ananas, papaya), frutta secca e note aromatiche. Il sorso è fresco, fragrante, minerale con richiami olfattivi e un finale lungo e persistente.
 Spicca l’etichetta di grande estro della pittrice Catia Uliassi (del ristorante omonimo tristellato) meritevole per l’adesione e il sostegno ad una organizzazione no-profit per la cura agli ammalati neurovascolari.