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Botte alla moglie incinta, condannato a un anno

Botte alla moglie incinta, condannato a un anno

02 Dicembre 2021,03:01

Il peso dell'inferno familiare, la bimba ebbe il modo di misurarlo già nel ventre materno. Nemmeno di fronte al di lei pancione, infatti, un albanese non ancora quarantenne si sarebbe trattenuto dal picchiare la connazionale che pochi anni prima aveva promesso di amare e proteggere. La donna che lo avrebbe reso padre e che già prima di restare incinta avrebbe cominciato a subire le angherie del marito violento. Il condizionale è d'obbligo fino a un eventuale terzo grado di giudizio: della colpevolezza dell'imputato comparso davanti al gup per essere giudicato con rito abbreviato non era certo nemmeno il pm. È stato lo stesso rappresentante della pubblica accusa, infatti, a chiedere per primo l'assoluzione del 39enne. Di diverso avviso il giudice, che lo ha condannato a un anno.

Che cosa fosse a scatenare tanta rabbia non si sa. Facile immaginare che fosse una morbosa gelosia, dal momento che tra le varie accuse mosse all'uomo c'era anche quella di impedire alla moglie di sette anni più giovane di cercare lavoro. Per lei, sempre stando alle denunce della donna, lui avrebbe previsto una sorta di segregazione domestica. Eppure, non si sarebbe dovuto preoccupare, se fossero state fondate le parole rivolte alla moglie. Gentilezze del tipo «sei brutta da far paura» o anche «guardati allo specchio, sei una cosa...». Non solo con l'aspetto estetico della consorte se la sarebbe presa: per ogni cosa che lei facesse sembra che lui avesse pronta la stroncatura. Con il «sei proprio buona a nulla» come sintesi finale.

Violenze psicologiche associate a quelle fisiche. Pare infatti che le prime siano cominciate nel 2014 e si siano ripetute fino all'estate del 2019, manifestandosi soprattutto con gli schiaffi. In almeno un'occasione, un ceffone sarebbe stato assestato in faccia alla moglie in risposta al suo «no» alla richiesta dell'uomo di avere un rapporto sessuale con lui (rapporti che, stando alle accuse iniziali sarebbero stati anche imposti in svariate occasioni). Con altri schiaffi la donna sarebbe stata colpita all'addome, mentre in testa avrebbe ricevuto un cellulare scagliato dal marito durante un diverbio. Dopo quel trauma, la donna andò a farsi visitare e medicare al Pronto soccorso, per essere subito dimessa con una prognosi di 4 giorni. In un'altra occasione, invece, l'uomo avrebbe brandito un coltello preso in cucina, dicendosi pronto a usarlo.

Nonostante le accuse, la pena è stata piuttosto lieve. Inoltre, il condannato può beneficiare della sospensione e della non menzione. Ma deve rispettare i patti. E i patti sono che, entro un mese dal passaggio in giudicato della sentenza, segua per almeno sei mesi un corso di recupero in un ente o in un'associazione impegnati ad assistere psicologicamente e ad aiutare gli uomini condannati per questo genere di reati a trovare un equilibrio comportamentale e a frenare la propria violenza.

rob.lon.

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