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DALL'AMERICA A SAN PANCRAZIO

Si sono abbracciati i nipoti di monsignor Marocchi

Si sono abbracciati i nipoti di monsignor Marocchi

02 Dicembre 2021,03:01

Achille Mezzadri

Se i sentieri di Internet arrivassero lassù, monsignor Arnaldo Marocchi, scomparso nel 1983, e mai dimenticato segretario particolare dell’arcivescovo Evasio Colli, sarebbe felice di vedere i suoi nipoti Dado, Pietro e Paola farsi un selfie sotto il segnale stradale della via a lui intitolata, a San Pancrazio, dove nacque il 27 agosto del 1906.

È stato un incontro con il profumo di una favola moderna, scritta sulle pagine del web, dove tutto quello che cerchi puoi trovare. Ed infatti un giorno, ai tempi in cui “scarpinavo” virtualmente come i cronisti d’una volta per dare vita quotidiana al mio Pramzanblog, creato nel 2008 pochi giorni dopo la nascita della Gazzetta di Parma online (e che ho chiuso ormai da anni) mi arrivò una e-mail da New York. Era firmata da Gabriel Marocchi, il fratello della Paola che s’è fatta il selfie con i cugini a San Pancrazio, nella via dedicata allo zio monsignore.

La ricerca sul web
Gabriel mi spiegava che da anni cercava notizie, foto, documenti della storia della sua famiglia, precisamente del ramo che era rimasto in Italia e del quale aveva fatto parte il monsignore. Ma non ci era riuscito. Un giorno però si era imbattuto (le vie di Internet sono infinite) in un mio articolo del 2011 dove, raccontando la vita dell’arcivescovo Evasio Colli nel quarantennale della scomparsa, ricordavo ovviamente la figura del suo segretario particolare, monsignor Arnaldo Marocchi, attraverso i ricordi d’infanzia del suo omonimo nipote, detto Dado.

Quella fu la scintilla. Gabriel Marocchi ebbe la prova, leggendo Pramzanblog, di aver trovato i parenti di Parma. Vale la pena rileggere parte di quell’articolo che consentì a Gabriel di realizzare il suo sogno.

La lettera di Gabriel
«Dado, da bambino, era stato di casa in Vescovado: assieme al fratello maggiore Paolo, scomparso nel 2006, passava i pomeriggi nell’appartamento privato del vescovo che aveva con loro un affettuoso rapporto da nonno. “Ci piaceva un sacco andargli incontro, baciargli l’anello”, mi disse Dado. “Ci ritenevamo dei privilegiati: baciare l'anello del Vescovo tutti i giorni, a differenza degli altri bambini... Quello stesso anello, probabilmente, che il Vescovo poi regalò a mio zio, monsignor Marocchi, che a sua volta lo diede a me. E io l'ho dato a mio figlio... Io e Paolo, mio fratello, giocavamo nella grande cucina dell'appartamento privato di sua Eminenza e poi arrivava lui e con il suo accento piemontese ci diceva: "Avete fatto merenda?". Noi lo guardavamo estasiati perché sapevamo ogni volta che cosa si accingeva a fare in quel momento. Infatti andava verso la dispensa e tirava fuori una scatola di "Krumiri". E ce li offriva dicendo: "mangiate e fate i bravi". E noi giù a baciargli l'anello... Poi via di corsa a giocare negli stanzoni...»

Una grossa marachella
«Io una volta, ho compiuto una marachella grossa, che ha costretto il Vescovo Colli a farmi una paternale. Lì, in un giardinetto del Vescovado, c'era una vasca con dei pesci rossi e io andai lì con un mio amico e... ne pescai un paio, per portarmeli a casa. Abitavo in via al Duomo 3. Fui raggiunto da Eligio, il cameriere di Sua Eccellenza. Dovetti riportare i pesci al loro posto. Si può immaginare lo sconcerto di mio zio. Venni mandato al cospetto del Vescovo Evasio Colli. Entrai timoroso nel suo studio pieno di libri, era seduto nella sua poltrona con il sedile in cuoio. Mi fece la paternale, sì, ma con grande dolcezza. Mi disse: "Arnaldino, non si devono fare queste cose. Ma che cosa ti è venuto in mente?". E poi mi lasciò andare. Con una carezza».

Miracolo alla pramzana
Dopo aver letto quella e-mail di Gabriel telefonai al mio amico lasalliano Dado, che era cresciuto tra piazza del Duomo 7 e via al Duomo 3, ai tempi in cui non era ancora nato il sontuoso resort Palazzo Dalla Rosa, con vista Vescovado. Raccontai a Dado, già export manager della Max Mara, della e-mail di Gabriel e da allora cominciò tra loro una reciproca corrispondenza a distanza. Per me era la conferma che anche il mio piccolo giornal-blog alla pramzàna era capace di scoop, che poi sono la specialità dei giornalisti veri. Con Pramzanblog avevo scovato in Brasile Tamara Baroni, con la “carica dei 101” (cento firme illustri di Parma più la mia) avevo indotto l’allora sindaco Pietro Vignali a concedere la cittadinanza onoraria al baritono Leo Nucci, ma ero anche riuscito a far dedicare una via alla memoria del più grande arbitro di rugby parmigiano, Geo Tolentini e infine avevo fatto una intensa campagna per sensibilizzare i parmigiani al problema dell’ex carcere di San Francesco, ora finalmente tornato ad essere chiesa consacrata. Non vanno dimenticate poi le mie campagne per preservare le statue di Enzo Sicuri e di Arturo Toscanini. Mancava però la cigliegina sulla torta.

La cugina di là dal mare
Dopo tante e-mail e contatti su messenger, finalmente almeno una dei due Marocchi di New York, ha potuto realizzare il sogno di abbracciare i cugini parmigiani, Dado e Pietro. Ad avvertirmi di questo incontro è stato proprio Gabriel Marocchi, che pochi giorni fa mi ha scritto su Facebook: »Caro Achille, spero che tu e la tua famiglia stiate bene. Volevo dirvi che mia sorella Paola verrà in visita a Parma il prossimo venerdì e durante la settimana incontrerà i nostri cugini Dado e Pietro. Questo incontro è possibile grazie al tuo bellissimo blog dove hai scritto di nostro zio Arnaldo. Non posso credere che sia successo e questo grazie a te e al tuo blog. È incredibile che in tutti questi anni la nostra famiglia abbia cercato di connettersi con loro, ma anche di essere in grado di trovare di più sui nostri antenati ed essere in grado di trovare il certificato di battesimo di mio nonno e anche il certificato di tutti i suoi fratelli e sorelle e conoscere il nome dei suoi genitori. Vorrei poter venire con mia sorella Paola ma la mia salute non è così grande in questo momento, ma attraverso lei e le foto e i video che farà potrò vedere un po’ di più della meravigliosa Parma che è nel nostro cuore e nella nostra anima. Ancora una volta, grazie mille. Gabriele».

Una storia di Natale
Storia bella, ricca di risvolti umani, che ha trovato l’apice proprio in questi giorni a Parma. «È stato l’anello che ha chiuso in cerchio”, mi ha detto Dado Marocchi, mio amico d’infanzia che fece la prima Comunione nel mio stesso giorno, nel 1952, e che frequentava come me l’Istituto del La Salle, nella storica sede di vicolo Scutellari, anche se in un’altra classe. «Per far capire il rapporto di parentela con il ramo americano dei Marocchi - ha continuato Dado - devo far cenno, velocemente, agli alberi genealogici».

Il ramo parmigiano
«Il ramo parmigiano, quello di mio zio monsignore, deriva da mio nonno Clodomiro, che a San Pancrazio era il cibach, il calzolaio. Ebbe quattro figli, Angelo, Enzo, Mercedes e Arnaldo, diventato “il monsignore”. Mercedes non si sposò e rimase a fianco del fratello prete come perpetua. Angelo ha avuto due maschi, me e mio fratello Paolo, purtroppo scomparso nel 2006 e Enzo ha avuto Pietro, quindi mio primo cugino. Siamo noi due che nostra cugina americana Paola è venuta a trovare».

Il ramo americano
Il ramo americano, invece, è nato negli anni Venti quando Gildo, il fratello di mio nonno Clodomiro, lasciò San Pancrazio ed emigrò in Argentina, a Buenos Aires, con la moglie e tre figli, Maria, Opilio e Amerigo. Opilio ebbe quattro figli maschi e uno di questi era Angelo, il papà di Gabriel, che ora ha 50 anni e di Paola, che ne ha 46. Entrambi single. Angelo a Buenos Aires faceva il camionista ma nel 2004 cercò miglior fortuna trasferendosi con la moglie e i figli Gabriel e Paola a New York, nel celebre quartiere di Brooklyn.

«Gabriel, che gestiva un bar, da tempo ha seri problemi con una spalla, mentre Paola, che come lui ha la doppia nazionalità, argentina e statunitense, è pasticciera in un laboratorio che produce torte per alberghi e ristoranti. In questo periodo ha preso le ferie e così ha pensato bene di realizzare finalmente il sogno suo e del fratello: venire in Italia per abbracciare per la prima volta noi cugini di Parma, il sottoscritto e Pietro, che abita a Colorno».

Finalmente l'abbraccio
«È arrivata in aereo a Milano poi ha preso il treno per Parma dove Pietro è andato ad accoglierla alla stazione. Io non ho potuto esserci perché ero trattenuto da un impegno fissato in precedenza. Pietro e Paola non si erano mai conosciuti di persona e così lei, per farsi riconoscere, si è fatta trovare con un ombrellino rosso… Mio cugino l’ha portata in giro per la città, ovviamente Duomo e Battistero, il Vescovado, la Steccata, dove operava e viveva la zio monsignore, il Giardino Pubblico… E a pranzo… tortelli d’erbetta. Il giorno dopo, lunedì, anch’io ho abbracciato Paola, la cugina argentina-americana, per la prima volta».

Pellegrinaggio a San Pancrazio
«Così tutti e tre, io, Paola e Pietro, siamo andati a San Pancrazio, nella chiesa dove sono stati battezzati i Marocchi del tempo che fu. Il vecchio prete è scomparso un mese fa, ci ha accolto il parroco congolese, don David. Gentilissimo, ci ha accompagnato in canonica e ha sfogliato il registro parrocchiale. Paola era molto emozionata quando don David ci ha permesso di fotografare il certificato originale del battesimo di Opilio Marocchi, suo nonno, del 1904. Era scritto a mano e in latino. Quindi Opilius… Poi non potevamo saltare un altro momento molto significativo: farci un selfie sotto il segnale stradale di via Monsignor Arnaldo Marocchi, a San Pancrazio…. Ha fatto seguito un altro momento clou della nostra giornata insieme, a casa mia, dove mia moglie Tecla ci ha preparato tagliatelle fatte a mano con ragù di funghi di Borgotaro raccolti da me l’anno scorso, grigliata di verdure (Paola è vegetariana), torta di mele e limoncello… Per tutti noi è stata una giornata magica».

E così, anche se solo per un giorno, Pramzanblog che non c’è più ha fatto un altro dei suoi piccoli miracoli…

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