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TRIBUNALE

Maestra condannata a tre mesi per abuso di mezzi di correzione

15 maggio 2019, 05:05

Maestra condannata a tre mesi per abuso di mezzi di correzione

ROBERTO LONGONI

Alla lettura della sentenza si sono abbracciati in fondo all'aula. Lo sguardo ineffabile lui, lei in lacrime. Avrebbe pianto lo stesso, la madre del piccolo Carlo, comunque fosse andato il processo: per sfogo, per il semplice fatto che era finito. «Ma queste sono lacrime di delusione e anche un po' di rabbia, oltre che di stanchezza» dice. La stanchezza è per ciò che è stato e per ciò che sarà: per il tempo speso accanto al figlio che all'improvviso si è chiuso nel silenzio e per tutto quello che servirà per tornare a sentirlo parlare. Da sette anni da lui non hanno che silenzi.

«L'esistenza della nostra famiglia è cambiata per sempre. Nostro figlio è da anni in cura da un neuropsichiatra. Ci siamo rivolti anche al massimo specialista mondiale, il professor Levine: ci ha detto che dovremmo portare il bimbo in California, per farlo curare a dovere. Impossibile». I genitori di Carlo (il nome è di fantasia) non hanno dubbi: il bambino tace a causa di ciò che avrebbe subito all'asilo. «Da tempo dava segni di malessere. Un giorno siamo andati a prenderlo - ricorda il padre -: lui si è aggrappato a me e non ha più parlato». Sulle condizioni del bimbo concordano anche i periti, definendolo vittima di una sindrome da stress post-traumatico. Solo che nessuno ha potuto stabilire con certezza quale sia la causa. E qui è stato il nocciolo del processo.

Ieri, al momento del giudizio, le imputazioni a carico della maestra d'asilo alla fine si sono sgonfiate non poco. L'ex insegnante della scuola d'infanzia comunale «La Locomotiva» era accusata di aver sottoposto a vessazioni il bimbo dal maggio 2011 al febbraio 2012. Di avergli più volte stretto le guance, per obbligarlo a mangiare, urlandogli «ingoia, ingoia...», di averlo apostrofato in malo modo ogni volta che non dormisse a comando o che gli accadesse di farsi la pipì addosso. «Hai quattro anni, lo vuoi capire che non ti devi pisciare addosso... Chiedi scusa agli altri e prometti di non farlo più» gli avrebbe detto. O gli avrebbe lanciato a terra il ricambio di biancheria intima, dopo averlo trascinato in bagno, intimandogli: «Ora ti cambi da solo».

Oggi 65enne e pensionata, l'imputata è stata assolta dal reato di lesioni personali, mentre l'altra accusa che pesava sul suo capo, quella di maltrattamenti (aggravati dalla crudeltà e dall'aver commesso i fatti verso persone affidate per cura, vigilanza, custodia, educazione e istruzione) è stata riqualificata in abuso di mezzi di correzione. Ossia, la stessa ipotesi di reato con la quale la donna era stata iscritta nel registro degli indagati in un primo tempo, al termine delle indagini della Squadra mobile: fu con il rinvio a giudizio deciso nel settembre del 2015 dall'allora Gup Maria Cristina Sarli che la sua posizione si aggravò con le nuove, pesanti ipotesi di reato.

La differenza determinata dalla riqualificazione dell'accusa si è mostrata in tutto il suo peso al momento del verdetto. Due anni e quattro mesi di reclusione aveva chiesto il pm Marirosa Parlangeli, mentre il giudice Paola Artusi ha emesso una condanna a tre mesi, più il pagamento delle spese processuali e di un risarcimento di tremila euro. Rigettata, infine, la richiesta risarcitoria avanzata dal Comune. Il verdetto è stato accolto con favore dagli avvocati dell'ex insegnante, Mario Bonati e Stefano Delsignore. Diverso lo stato d'animo di Elisa Furia, legale della famiglia del piccolo. «Prendo atto - ha detto - di una sentenza che si discosta da pronunce di legittimità univoche negli ultimi cinque anni nel riconoscere in episodi simili fattispecie di maltrattamenti. Aspetto la motivazione per capire e decidere il da farsi». Tutto lascia immaginare un prossimo ricorso in appello. Anche se la derubricazione del reato accorcia ulteriormente i tempi. La prescrizione è dietro l'angolo.

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ROBERTO LONGONI Alla lettura della sentenza si sono abbracciati in fondo all'aula. Lo sguardo ineffabile lui, lei in lacrime. Avrebbe pianto lo stesso, la madre del piccolo Carlo, comunque fosse andato il processo: per sfogo, per il semplice...

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