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VIOLENZA

Pestato in un disco-bar: 11 anni e 8 mesi ai tre aggressori

19 maggio 2019, 05:03

Pestato in un disco-bar: 11 anni e 8 mesi ai tre aggressori

Beffati dalla voglia di esserci sempre: su quel palcoscenico virtuale in cui si condivide quasi ogni momento della giornata. Traditi da uno dei migliori «compagni di vita». Li aveva ritrovati su Facebook i volti di quei tipi, e di una ragazza, che pochi giorni prima avevano pestato il suo fidanzato in un disco-bar, ormai chiuso, dalle parti di via Spezia, fracassandogli anche uno zigomo. Sono passati quasi cinque anni da quella serata di musica e tanti bicchieri di troppo. E nei giorni scorsi sono arrivate le condanne del giudice Maria Cristina Sarli. In tre - tutti parmigiani, oggi tra i 24 e i 33 anni - hanno collezionato complessivamente quasi 12 anni di carcere. Pene ancora più severe rispetto alle richieste del pm Elena Riccardi. Assolto, invece, l'unico giovane di origine straniera che era stato rinviato a giudizio.

Un'aggressione di una violenza inaudita. Feroce e allo stesso tempo inspiegabile. Il ruolo principale l'avrebbe avuto un trentenne, con già un passato segnato da reati analoghi: 4 anni e 8 mesi per lui. E la prospettiva di finire direttamente dietro le sbarre quando e se la sentenza diventerà definitiva. Tre anni e 6 mesi, invece, sia per l'altro giovane che per la ragazza del gruppo.

Tutti erano accusati di lesioni aggravate. Perché quella sera il locale si era trasformato in un ring da cui il giovane, difeso dall'avvocato Mario L'Insalata, era sceso come un pugile suonato. Settimane di prognosi per riuscire a superare i traumi (fisici) subiti.

Un'aggressione di fatto ancora senza un perché. Le questioni di antipatia tra la vittima - oggi 35enne - e il gruppo degli aggressori sembra ben poca cosa per spiegare quell'attacco senza pietà. I primi spintoni erano andati in scena all'interno del locale, poi la lite era proseguita nel cortile del disco-bar. La ragazza, poi, avrebbe anche colpito in volto il giovane con il tacco di una scarpa.

Eppure, nonostante le condanne, alla storia potrebbe essere aggiunto un nuovo capitolo. Perché c'è stato anche un dipendente del locale, chiamato in aula a ripetere ciò che aveva già riferito agli investigatori su quella sera, che ha puntato il dito contro il poliziotto che aveva messo tutto a verbale. Ma ora quel barista, dopo la trasmissione degli atti in procura, rischia di finire sotto processo. r.c.

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Beffati dalla voglia di esserci sempre: su quel palcoscenico virtuale in cui si condivide quasi ogni momento della giornata. Traditi da uno dei migliori «compagni di vita». Li aveva ritrovati su Facebook i volti di quei tipi, e di una...

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