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FESTA PARMA

È salvezza: parlano i protagonisti

20 maggio 2019, 05:05

È salvezza: parlano i protagonisti

SANDRO PIOVANI

Il presidente del Parma gira nel suo Tardini. Emozionato, con tanta voglia di festeggiare. In campo prima insieme ai tifosi, anzi tifoso tra i tifosi. Con i compagni di viaggio poi. Inutile nasconderlo, questa salvezza Pietro Pizzarotti, oltre ad averla fortemente voluta, se l'è sentita addosso, una responsabilità verso la società ed i tifosi. Dunque la giusta gioia dopo una stagione sofferta. Come sempre si tortura la barba, ma stavolta sorridendo. Velatamente ma senza nascondere la soddisfazione per un traguardo importante, forse fondamentale per il club crociato. «Una salvezza sofferta ma goduta: sì, la possiamo sintetizzare così - conferma Pietro Pizzarotti -. Molto sofferta e stragoduta».

Si aspettava un cammino così difficile per arrivare a questo traguardo?

«Eravamo pronti. Sapevamo che sarebbe stata una partita più che difficile. Ma eravamo pronti. Preparatissimi».

Una sofferenza forse amplificata dalle notizie che arrivavano da Empoli: il vantaggio, il pari del Torino e poi ancora i gol dei toscani.

«No, questo no. Devo dire che la partita dell'Empoli non l'ho assolutamente seguita. Ero sempre concentrato solo e soltanto su di noi. Sino all'ultimo non ho nemmeno voluto sapere il risultato dell'Empoli».

Una salvezza che è arrivata grazie anche alla voglia e alla capacità di soffrire del Parma. Le vicende di Grassi e Gagliolo lo testimoniano.

«Assolutamente. Non ci aspettavano che Grassi potesse rientrare così presto. E il suo peso in campo si è sentito. E Gagliolo con quel grande carattere che ha, la voglia, la determinazione, è stato fondamentale».

D'Aversa ha ricordato che l'anno scorso lei era pronto psicologicamente a giocare i play-off... Quest'anno ci credeva?

«Il nostro tecnico si riferiva all'anno scorso, in effetti io ero pronto ad affrontare i play-off. Oggi ci credevo tantissimo, alla grande».

Anche la città ci ha creduto e ha creduto al vostro appello. Tardini pieno e grande tifo, dall'inizio alla fine.

«La città ha risposto benissimo. Ma devo dire che ce l'aspettavamo. Perché quando il Parma ha bisogno, il nostro pubblico c'è sempre. C'è stata una curva magnifica che ha cantato dall'inizio alla fine e ha trascinato tutto il resto dello stadio ad incitarci. Senza mai mollare. E parte del merito è anche loro, sono stati effettivamente il dodicesimo uomo in campo».

Un'altra gioia, nel segno della prima volta per questa società e per lei come presidente: dalla D alla C, poi in B e quindi in A e adesso la salvezza. Difficile fare il podio di queste gioie ...

«La vittoria di oggi, per quanto mi riguarda e per la sofferenza che abbiamo vissuto negli ultimi due mesi, va a pareggiare l'enorme goduria della promozione in serie A della passata stagione».

La serie A, un bene prezioso per la società ma anche per la città.

«La città ha dimostrato di meritarsi e di volere la serie A, certamente».

Il momento più bello e quello più brutto di questa stagione?

«Direi che è stata una buona annata. Però, dopo un girone d'andata così travolgente, con la gente che addirittura pensava si potesse arrivare a qualcosa di più della salvezza anche se poi noi abbiamo sempre predicato calma, quello è stato il ricordo migliore. E con la vittoria di oggi abbiamo dato il colpo finale. Invece con la Spal abbiamo subito il colpo più duro. Vincevamo dominando, poi è successo quel che è successo. Ed è stato un brutto colpo. Devo dire poi che ci sono mancati giocatori importanti. Cito Inglese per tutti, se non sbaglio oggi ha saltato la sedicesima partita».

Quest'anno era una prima volta per tanti, anche a livello di club. Che voto da alla sua società?

«Altissimo. Siamo un mix di gente esperta e di novizi, di gente che aveva già lavorato nel mondo del calcio a così alto livello mentre per altri era una novità, ma devo dire che siamo cresciuti insieme e molto dal punto di vista societario. Lavorano tutti molto bene».

Questo girone di ritorno così sofferto vi ha insegnato qualcosa?

«Certo, che nel calcio in generale e in serie A in particolare non bisogna mai mollare nulla. Dobbiamo imparare che tra girone di andata e quello di ritorno, sono due campionati diversi, perché c'è un mercato di mezzo, squadre che rendono di più e così via».

Che messaggio lancia all'interno e all'esterno, adesso a salvezza raggiunta?

«Che adesso è il momento di essere felici, visto che abbiamo raggiunto il nostro obbiettivo. E vorrei dedicare questa nostra salvezza al nostro direttore operativo Stefano Perrone, che ha perso il papà l'altro giorno. Stefano nonostante tutto era presente e ha lavorato come sempre, senza lesinare sforzi».

Alla fine cosa le resta di questo debutto in A, quale insegnamento?

«Quattro serie diverse in quattro anni, pensando poi che io non vengo dal mondo del calcio, credo che sia comprensibile che c'è tanto da imparare. Errori ne ho fatti e che nel futuro non bisognerà ripetere. Il calcio va veloce e si impara dagli errori che si fanno sul campo».

E allora adesso è tempo di festeggiare.

«Beh, manca ancora una partita. Poi si vedrà. Capisco tutto ma io ci tengo alla partita con la Roma. Spero che non si stacchi la spina, anche se sarebbe comprensibile. Ma io ci tengo, comunque».

L'allenatore D'Aversa

SANDRO PIOVANI

Roberto D'Aversa ha gli occhi gonfi, anche un'oretta dopo la fine della partita. Di certo ha già archiviato nello scrigno dei ricordi più belli due promozioni e ora questa salvezza.

«Mi sono commosso, sono andato a prendere mio figlio dall’altra parte del campo e sono commosso perché abbiamo raggiunto un obiettivo dopo un anno travagliato. Siamo partiti bene nel girone d’andata ma nel finale abbiamo rischiato di compromettere un’intera stagione. L’allenatore si sente sempre responsabile, so quel che vado a rappresentare: un club importante e con una tifoseria importante. Ci tenevo, per me ma soprattutto per questi ragazzi, per quel che hanno dato ogni giorno. Ci tenevo anche per la società e per la gente: possiamo aver commesso degli errori, ma dal punto di vista dell’attaccamento alla maglia mi sento molto fortunato ad avere un gruppo così e lo hanno dimostrato anche oggi perché qualcuno è andato in campo non in condizioni ottimali».

E' stata proprio una vittoria del gruppo più che dei singoli.

«C’era la volontà da parte di tutti di raggiungere questo obiettivo da parte di tutti, perché tutti hanno partecipato a questo obiettivo: è molto importante sentire la compattezza. Era importante per il club, la città, tutti».

E adesso?

«Ora chiedo solo qualche giorno per staccare: è il momento di goderci il risultato ottenuto con sacrifici, poi parleremo e chiariremo alcune situazioni da migliorare. Vero che ogni anno siamo stati bravi e fortunati a vincere il campionato e cambiare sempre qualcosa, ma bisogna sempre lavorare per migliorarsi. Però è un discorso che faremo più avanti».

Anche stavolta le difficoltà non sono mancate...

«Gervinho si è fatto male dopo un quarto d’ora, Siligardi ha fatto riscaldamento e poi non è stato disponibile per la partita; la fortuna non è stata dalla nostra parte; gran parte del campionato lo abbiamo fatto senza il centravanti e non è semplice giocar bene senza giocatori importanti ma non ci siamo mai abbattuti cercando di lavorare. Siamo stati abituati durante l’arco del campionato a questa situazione e oltre a questo c’era la difficoltà legata all’avversario: la Fiorentina se la andiamo ad analizzare ha una rosa importante, ma questo dimostra che quando c’è qualche mancanza tecnica ci si arriva con il cuore».

Eppure c'è ancora chi critica...

«Credo ci sia un problema culturale, non si accetta ancora ovunque la sconfitta, basta vedere quel che succede con Allegri alla Juve. Il mio ruolo è soggetto a critiche, mi sta bene, ma l’importante è che i ragazzi quando vanno in campo sentano l’appoggio del pubblico. Per affrontare le gare c’è bisogno che i ragazzi abbiano personalità e serenità. Quel che abbiamo pagato è stato il girone d’andata straordinario fino alla prima di ritorno vincendo a Udine: forse quella vittoria ci ha fatti rilassare e ci sono stati anche gli infortuni; probabilmente se avessimo diluito quei punti nell’arco del campionato forse non ci sarebbero state tutte queste critiche. Scusanti non ne cerchiamo, per il futuro è importante che ci sia compattezza d’ambiente, la critica costruttiva ci sta, a volte si è andati oltre».

Il suo futuro sarà ancora qui?

«Non è il momento di parlarne: elogiamo questi ragazzi per l’obiettivo raggiunto, abbiamo fatto qualcosa d’importante, si è chiuso un cerchio. Sono stati tutti anni emozionanti, in Lega Pro si è fatto qualcosa di straordinario, abbiamo vinto un campionato contro l’Alessandria e non era scontato visto che era già qualche anno che loro ci provavano, così come non era scontato contro il Pordenone: non è detto che una piccola città non possa mettere in difficoltà il Parma. L’anno successivo siamo partiti con il proposito di cercare i playoff, la società mi ha messo a disposizione una squadra importante ma non era scontato e lo si sta vedendo in B anche in questa stagione, eppure abbiamo giocato l’ultima gara anche se non tutti erano convinti che avremmo potuto farcela, ma siamo andati in campo convinti e abbiamo lavorato fin da gennaio per l’obiettivo. Quest’anno dovevamo raggiungere a tutti i costi questo obiettivo, perché abbiamo cominciato tre anni fa ed era troppo importante portarlo a casa».

 

 

Il direttore sportivo Faggiano

GIAN LUCA ZURLINI

«Questa salvezza dal punto di vista sportivo per una realtà come questo Parma vale come uno scudetto».

Parola di Daniele Faggiano, il direttore sportivo che questo Parma ha costruito passo dopo passo partendo dal mercato di gennaio del 2017, il primo nel quale ha operato come dirigente del Parma acquistando giocatori che partendo dall'allora Lega Pro sono poi arrivati attraverso due promozioni a guadagnarsi sul campo la permanenza in una serie A dove non erano certo degli habitué. E il traguardo raggiunto potrebbe consentirgli di togliersi qualche sassolino dalle scarpe, ma il ds crociato fa solo una puntualizzazione. «Chi ha buona memoria ricorderà che a inizio stagione avevo detto che il nostro obiettivo era la salvezza, anche all'ultima giornata. Il traguardo, pur tra tante sofferenze, lo abbiamo raggiunto e anche con una giornata di anticipo, e per questo sono soddisfatto».

Lo splendido girone di andata forse aveva illuso un po' troppo l'ambiente...

Non so, però posso dire che sapevamo che la salvezza sarebbe stata un'impresa difficile e personalmente non mi sono mai illuso, nonostante le buone prove offerte dalla squadra. Quello che conta è che alla fine il Parma sia rimasto in serie A e per una neopromossa è una cosa tutt'altro che scontata.

Quale è la maggiore soddisfazione per questa salvezza?

Non è una singola partita o un momento, anche se è chiaro che la vittoria di oggi (ieri per chi legge ndr) contro la Fiorentina è stata un momento di grande gioia collettiva davvero eccezionale, anche perché è arrivata davanti al nostro pubblico e ai nostri tifosi. Però lasciatemi dire che la mia maggior soddisfazione è quella di aver creato un gruppo di calciatori composto di uomini veri, che anche nelle difficoltà e nei momenti peggiori ha saputo rimanere unito e trovare al proprio interno la forza per reagire. Il valore aggiunto di questa squadra è stata proprio il sapersi ritrovare assieme senza divisioni anche dopo sconfitte brucianti. Questo è stato un fattore determinante per continuare a essere uniti e compatti e fare fronte a tutte le avversità che abbiamo incontrato.

Anche questa salvezza, come le due promozioni, è arrivata dopo grandi sofferenze.

Beh, credo che il gol di oggi sia l'emblema di tutto il nostro campionato. Ricordiamo che comunque l'abbiamo conquistata con una giornata di anticipo. Però credo che il fatto di dover soffrire sia un po' nel Dna di questo gruppo di giocatori e di dirigenti ai quali nessuno ha mai regalato nulla e che si sono conquistati sul campo tutto quello che hanno ottenuto.

C'è qualcuno da ringraziare in particolare in questo momento di gioia?

Direi che vanno ringraziati tutti:dal presidente Pizzarotti, a Ferrari e Malmesi e a tutta la società, passando per uno staff tecnico che ha lavorato sodo e con serietà avendo in testa l'obiettivo da raggiungere e poi arrivando ai giocatori, che hanno dimostrato grande cuore e attaccamento a questa maglia e anche alla città.

Il Tardini è stato riempito dai tifosi e il supporto è stato molto caloroso in questa ultima partita.

Il pubblico è stato eccezionale e il Tardini è la nostra casa. Noi abbiamo bisogno del sostegno dei tifosi e in questa occasione come nel resto della stagione nei momenti importanti non è mai venuto a mancare. Per una squadra come il Parma l'unione con il pubblico è un fattore determinante per riuscire a raggiungere i propri obiettivi.

Questa squadra è stata costruita in pochi giorni al mercato estivo, ma ha ottenuto il risultato voluto.

In realtà io ho lavorato da subito dopo la promozione ottenuta a La Spezia pensando a un Parma per la serie A. Certo, l'estate non è stata semplice perché qualcuno voleva rovinarci la festa, ma il gruppo che ha giocato il campionato è frutto di un lungo lavoro. E soprattutto, lo ripeto, da uomini e ragazzi che hanno dimostrato di avere valori umani e non solo tecnici.

Faggiano non aggiunge altro: ma nel Parma vincente di questi ultimi tre anni il suo lavoro sul mercato è stato determinante. E c'è da scommettere che fra qualche giorno sarà già in pista per costruire il Parma del prossimo anno. Anche se, finalmente, questa volta potrà andare meno di corsa.

 

 

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