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Parma, un finale da favola

21 maggio 2019, 05:03

Parma, un finale da favola

PAOLO GROSSI

Se nessuno in Italia prima del Parma era mai arrivato in tre anni dalla serie D alla serie A, vuol dire che nessuno aveva mai provato a salvarsi, in serie A, dopo una rincorsa così vertiginosa. Quella realizzata dai crociati è dunque un'impresa che per valore tecnico assomiglia tanto alle promozioni già in bacheca e forse le sopravanza. Basti pensare che negli ultimi anni Spal, Benevento, Parma e Lecce sono riuscite a fare il doppio salto dalla C alla A, ma che poi nella massima serie o si sono salvate col fiatone o sono ridiscese immediatamente. Questo per dire che il fossato tra i cadetti e la serie A è il più profondo da affrontare. Il Parma lo ha fatto tra l'altro dopo un'estate tormentata dal caso-sms.

MERCATO

Il mercato di rafforzamento, già vincolato a un budget per forza di cose ridotto, ha subìto colpi anche dalla precarietà della situazione. Basti ricordare a un complesso affare con la Sampdoria saltato perché mancava la certezza della categoria.

Un altro scompenso nella nuova squadra poteva venire dal ritiro di Lucarelli. Se sul piano tecnico in serie A il giocatore, a 41 anni, era certamente rimpiazzabile, su quello del carisma e dell'attaccamento alla maglia invece il gruppo perdeva tanto. E allora il diesse Faggiano ha avuto l'intuizione Bruno Alves, un giocatore che, appena messo piede nello spogliatoio, s'è conquistato la stima di tutti e di conseguenza la fascia.

Perché in una squadra che arriva, con elementi che c'erano già in C, dalla B alla A, c'è da rinforzare tutto, dal fisico alla tecnica all'esperienza. E allora, sempre tendo conto delle finanze, ecco il colpo Gervinho, che era finito a svernare in Cina ma che, tirato a lucido, ha garantito dieci gol e tanto subbuglio nelle difese avversarie. Il doppio asse con Napoli e Inter ha permesso a Faggiano di ottenere in prestito ottimi giocatori chiusi nel loro club di appartenenza. Non tutti per vari motivi hanno reso come ci si poteva aspettare ma Inglese in primis, poi quanto meno Sepe, sono state scommesse stravinte.

GIOCO OBBLIGATO

A questo punto i principi di gioco a cui il Parma poteva o meglio doveva ispirarsi erano obbligati: se hai Bruno Alves e Gervinho e li vuoi valorizzare devi stare basso e ripartire. Il portoghese è bravissimo nei corpo a corpo, nelle coperture, nello svettare sui cross, ma in campo aperto non rende. Al contrario l'ivoriano ha bisogno di praterie per sprigionare la sua velocità palla al piede. Casomai i dubbi venivano su Sepe, che non giocava da tre anni e che, con il baricentro sempre basso, avrebbe avuto un bel lavoro in bottega. Ma l'azzardo ha pagato. Restando compatti anche difensori con poca o nulla esperienza in serie A come Iacoponi, Gagliolo, Bastoni potevano avvalersi della densità e della cooperazione per affrontare i vari Ronaldo, Milik e Icardi.

PARTENZA SPRINT

Pagato il dazio iniziale al Var con il rigore dato all'Udinese al Tardini al primo turno, il Parma ha saputo sorprendere vari avversari, dall'Inter al Genoa al Torino, e cavarsela anche quando sul piano del gioco era messo alle corde, vedi Empoli in casa. L'applicazione sui calci piazzati, l'aiuto reciproco in fase difensiva, la classe del trio Alves-Gervinho-Inglese hanno fatto lievitare alla perfezione la squadra. Che ovviamente si è specializzata nel lasciare agli altri il possesso palla per sfruttare poi errori e riconquista. Un atteggiamento che a Parma trova molti detrattori, i quali però non non sanno o non vogliono dare il giusto peso a quanto scritto all'inizio. Il Parma è arrivato in A economicamente e tecnicamente inferiore a quasi tutte le avversarie. E' s'è arrangiato alla grande evitando il patatrac di un ritorno in B.

IL BLACK OUT

Il mercato invernale ha risentito dell'ottimo girone d'andata e del clima di fiducia. Kucka è stato un innesto di peso, ma gli altri acquisti erano giovani scommesse che finora niente hanno dato alla squadra. Dopo un'ora di Parma-Spal, seconda di ritorno, i crociati, avanti 2-0, erano a un punto dalla zona Europa League. In quel momento c'è stato un black out e qualche lampadina non s'è più riaccesa. E' venuta a mancare la fame agonistica e, dato il gap tecnico, si è subito pagato dazio. Niente di voluto, certo, ma qualcuno che prima voleva a dimostrare a se stesso e agli altri di valere la A, o di essere ancora un giocatore di vaglia, ha pensato di esserci riuscito quando si era a metà strada. Vari e seri (e troppi) infortuni hanno poi zavorrato la squadra, ma dentro il gruppo crociato c'è uno zoccolo di professionalità e di competitività che alla fine ha prevalso. Invece di lasciarsi scivolare sott'acqua i crociati hanno sbracciato un po' (cinque pareggi di fila), bevuto (a Bologna) ma alla fine sono riemersi domenica con la Fiorentina.

RIPARTENZA

Ora si fa festa, poi a freddo la stagione verrà analizzata da tecnici e dirigenti. L'euforia non deve far perdere di vista il realismo. Sono emerse lacune e la necessità di rinforzarsi, ma il Parma non è mai stato nell'ultimo quarto della classifica. E' però obbligatorio pensare a fare meglio, perché anche gli avversari studiano, spendono e crescono. Ma questa società da quando è nata ha sbagliato poche mosse, per cui prepariamoci serenamente a un'alta stagione nel grande calcio.

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PAOLO GROSSI Se nessuno in Italia prima del Parma era mai arrivato in tre anni dalla serie D alla serie A, vuol dire che nessuno aveva mai provato a salvarsi, in serie A, dopo una rincorsa così vertiginosa. Quella realizzata dai crociati è dunque...

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