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CASO PESCI

Il gup: «Legata e frustata, la ragazza non disse mai sì a un rapporto a tre»

22 maggio 2019, 05:05

Il gup: «Legata e frustata, la ragazza non disse mai sì a un rapporto a tre»

GEORGIA AZZALI

Nessun copione concordato per una notte a tre nel super attico. Ma ore che sono solo un distillato di brutalità. Certo, Lucia (il nome è di fantasia, ndr) era stata pagata da Federico Pesci: 70 miseri euro, ed è lei stessa ad ammetterlo. Poco dopo essere entrata in casa dell'imprenditore dice sì anche alla sua proposta di fare arrivare un altro amico per fare sesso, il pusher Wilson Ndu Aniyem. Ma «è certo che non avesse prestato alcun consenso ad intrattenere dei rapporti a tre (con l'Aniyem e il Pesci contemporaneamente), né, tantomeno, avesse assentito alle modalità con cui poi si sono consumati (immobilizzata, frustata e percossa con oggetti contundenti)», scrive il gup Mattia Fiorentini, che il 6 maggio scorso ha condannato lo spacciatore a 5 anni e 8 mesi con giudizio abbreviato, mentre il processo all'imprenditore, che ha scelto il rito abbreviato, è appena cominciato.

È Pesci che organizza l'incontro con Lucia, 21 anni, solo un nome e un volto di una pagina Facebook fino a quel momento. Ma non ci sono spettatori innocenti in quella notte tra il 18 e il 19 luglio scorso. La ragazza e l'imprenditore arrivano nell'attico di via XXIV Maggio verso mezzanotte e mezzo, e poco dopo sale anche il pusher, portando con sé un po' di cocaina. E in quegli istanti - specifica il giudice nelle motivazioni della sentenza - «non vi era alcuna pratica bondage in atto». Perché proprio in quel momento il sesso si sarebbe trasformato in violenza: «Senza nessun preavviso e profittando del fatto che la ragazza era intenta a dedicarsi al correo (a Pesci, ndr), l'Aniyem estraeva da un borsone la frusta (di cui la ragazza nemmeno sospettava l'esistenza) e la colpiva da tergo, così forte da farla vacillare a terra; poi, lui e il Pesci la legavano, la issavano». E cominciavano ad abusare di lei anche con oggetti, percuotendola con «il gatto a nove code». Poi, è il Pesci - secondo la ricostruzione del giudice - a chiuderle la bocca con la «ball gag», il bavaglio con la pallina che quasi impedisce a Lucia di respirare. Finché arriva a fingere di provare piacere, «per paura del peggio», sottolinea il giudice.

E se ci fosse stato un equivoco? Possibile che Aniyem pensasse che la ragazza fosse d'accordo? Assolutamente no, secondo il giudice, visto che è lui a sferrare la prima frustata. Le grida di dolore, poi, non potevano essere ignorate, nemmeno da chi - come Aniyem - biascica solo qualche parola in italiano. Ma c'è una logica ancora più stringente, per il gup: «In primo luogo, in assenza di consenso (mai prestato) non era necessario alcun successivo dissenso (non potendosi certo interpretare la resa alla violenza come consenso presunto ad essa); in secondo luogo, seguendo il ragionamento sino in fondo, si giungerebbe all'inaccettabile conseguenza per cui anche chi avesse, all'inizio, acconsentito a sottoporsi a pratiche erotiche estreme (ipotesi che, lo si ribadisce, non ricorre nel caso di specie), non porrebbe mai revocare il proprio iniziale assenso, visto che ogni grido, supplica o richiesta di fermare il gioco sarebbe legittimamente interpretabile quale adesione allo stesso».

Perché Lucia è credibile, nonostante una prima versione in cui cerca di depistare gli investigatori, descrivendo un'altra situazione e soprattutto evitando di fare nomi. Vuole evitare che il caso esploda e la travolga, non vuole far sapere alla famiglia che si prostituisce, ma soprattutto si sente in colpa. In colpa per aver accettato quell'invito. E vittima delle sue stesse fragilità, di un passato già fatto di violenza. Ma dopo quella prima ricostruzione, le sue dichiarazioni sono sempre state, scrive il gup, «dettagliate e coerenti».

E le lesioni? Quei 45 giorni di prognosi che la difesa ha cercato di mettere in dubbio con una consulenza di parte? Inattaccabili. Considerando che quella relazione, scrive il giudice, «si è basata su fotografie che ritraevano solo parzialmente il corpo della persona offesa». Oltre che sulla documentazione dei medici del Pronto soccorso. Che però, loro sì, avevano visitato Lucia.

 

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GEORGIA AZZALI Nessun copione concordato per una notte a tre nel super attico. Ma ore che sono solo un distillato di brutalità. Certo, Lucia (il nome è di fantasia, ndr) era stata pagata da Federico Pesci: 70 miseri euro, ed è lei stessa ad...

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