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Patteggia Beppe Manghi, il rapinatore seriale

24 maggio 2019, 05:07

Patteggia Beppe Manghi, il rapinatore seriale

Il suo arresto corrispose a una doppia liberazione. Innanzitutto della città, che in cinque giorni aveva subito altrettante rapine. E di lui stesso, non certo un delinquente incallito, ma un uomo che era stato una promessa del rugby prima di diventare vittima di se stesso e delle proprie debolezze. Era fine novembre: le manette ai polsi di Beppe Manghi, classe 1966, scattarono prima dell'alba.

Spesso è questo il momento nel quale si arrestano i ricercati. Solo che in questa occasione i poliziotti della Mobile e della Volante non bussarono a una porta, ma al finestrino di un'auto. Una Fiat 500 nuova, rubata il 22 novembre, dopo che il suo proprietario l'aveva parcheggiata in via Testi, e ritrovata nel quartiere Cinghio. Più per andarci in giro, Manghi la usava per dormirci. Nell'abitacolo, furono trovati 240 euro di provenienza sospetta, ma soprattutto del crac con la pipa ad hoc per fumarlo e quattro carte di credito rubate dalla borsa di una donna impegnata ad assistere una parente in ospedale.

Inoltre, saltò fuori un paio di forbici. E, guarda caso, proprio con un paio di forbici venne condotto uno degli assalti di cui Manghi era accusato: l'ultimo, il 22 novembre, al Tigotà di via Venezia, dal quale era fuggito con un bottino di 700 euro dopo aver minacciato tre cassiere. Il giorno precedente, era toccato al bar «0521» di via Emilia Est subire le sue attenzioni. In quel caso, l'ex atleta aveva minacciato la barista con un coltello. «Dammi i soldi o ti cavo gli occhi» le aveva detto, prima di costringerla a inginocchiarsi nell'ufficio sul retro. Quindi era fuggito con un bottino di 550 euro.

Il colpo precedente, il 19 novembre, gli era andato tutto storto, invece. Innanzitutto, la cassiera dell'In's di via dei Mercati non solo non fece silenzio, come lui aveva preteso puntando forse un cacciavite, ma fuggì, lasciando la cassa chiusa dietro di sé. Inoltre, nel supermercato era presente un poliziotto che ebbe la quasi certezza di riconoscerlo.

Due giorni prima, il 17 novembre, sempre con un cacciavite, il 52enne aveva assaltato il bar tabaccheria Wasabi di viale Fratti. Chiusa la cassiera in bagno, era scappato con 1.700 euro: il primo dei raid dei quali sarebbe stato chiamato a rispondere. Giudicato per rito abbreviato dal Gup, Manghi ha patteggiato tre anni e 1.200 euro di multa, oltre al pagamento delle spese processuali e di custodia cautelare in carcere.

rob.lon.

 

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Il suo arresto corrispose a una doppia liberazione. Innanzitutto della città, che in cinque giorni aveva subito altrettante rapine. E di lui stesso, non certo un delinquente incallito, ma un uomo che era stato una promessa del rugby prima di diventare...

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