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Direttissima

Arrestato a casa dell'amante è ai domiciliari dalla moglie

di Roberto Longoni -

25 maggio 2019, 05:04

Arrestato a casa dell'amante è ai domiciliari dalla moglie

«Lasciatelo, lasciatelo: io lo amo» gridava ai carabinieri che in teoria erano lì proprio per difendere lei. «Anch'io ti amo» rispondeva lui, con urla agrodolci, perché allo zucchero riservato all'amante aggiungeva gli insulti ai militari che cercavano di caricarlo sulla «gazzella». Se non ci fosse di mezzo un paio di manette, sarebbe solo una storia d'«amore» condita con prospettive geometriche fuori ordinanza.

Invece, è una questione giudiziaria di lesioni personali, resistenza a pubblico ufficiale e detenzione di droga. Con l'imputato, un parmigiano 52enne vecchia conoscenza per le forze dell'ordine, comparso ieri in aula davanti al pm Elena Riccardi e al giudice Maria Cristina Sarli per la direttissima. L'avvocato che rappresenta l'imputato ha chiesto i termini a difesa: il processo è stato rinviato, chiudendosi per ora con la convalida dell'arresto.

Sia l'amante che la moglie lo vogliono e lui assicura di contraccambiarle, magari in modi differenti, ma con la stessa intensità. Solo che il suo «sentimento» a volte semina lividi sul viso di colei che non gode della posizione ufficiale: questa, almeno, è l'accusa. «È lei che continua a farsi male cadendo dal Suv» si sarebbe giustificato il 52enne, mentre c'è chi dice di averlo visto alzare le mani sulla donna.

Il «la» alle presunte violenze potrebbe venire dalle richieste dell'amante alla quale il triangolo deve stare comodo fino a un certo punto. Lei vorrebbe l'uomo tutto per sé e in determinate occasioni sarebbe pressante nel ricordarlo. A furia di sentirsi dire di lasciare la legittima consorte (amata, come si è detto), lui, a corto di argomenti, passerebbe alle «risposte forti». Anche senza rendersene conto, magari complici i fumi dell'alcol o di altre sostanze che gli annebbiano la mente.

Che l'uomo ne faccia uso non emerge solo dagli archivi delle forze dell'ordine. L'arresto - eseguito l'altro pomeriggio - ha infatti avuto un pesante effetto collaterale per chi è finito in manette. Dalle tasche di chi è stato portato via dai carabinieri non è emerso nulla, ma solo perché il 52enne nascondeva dentro di sé ciò che non poteva mostrare. In un secondo tempo, una perquisizione corporale più approfondita ha infatti permesso di recuperare dieci ovuli di cocaina appena acquistata.

«Uso personale» si sarebbe giustificato lui, aggiungendo che a San Leonardo, chi compra cocaina in quantità un po' più da ingrosso può godere di uno sconto. Anche lo spaccio ha le proprie «leggi» che sopravanzano quelle del codice penale, che alleggeriscono molto le pene quando si tratta di «modica quantità». Arrestato sotto casa dell'amante in una frazione della periferia, il parmigiano ora è ai domiciliari nell'abitazione della moglie in un'altra.

 

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