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INSIEME 66 ANNI

Felino, muore 5 giorni dopo il marito

Lui partigiano, lei staffetta, una storia nata nell'Italia in guerra

di Nicoletta Carpana -

26 maggio 2019, 05:07

Felino, muore 5 giorni dopo il marito

FELINO - Si sono spenti a cinque giorni di distanza uno dall’altra Marco Mercadanti e Iolanda Fanzini. Erano marito e moglie, uniti nella vita ma anche nella battaglia per la libertà: due partigiani, lui Nani in forze alla brigata Pablo, lei Maria staffetta tredicenne nella brigata Garibaldi.

Hanno vissuto insieme per quasi 66 anni ed hanno lasciato nello sconforto i propri cari e nello sconcerto l’intera comunità. Iolanda nasce a San Michele Tiorre nel 1930 da una famiglia convinta antifascista, che durante la resistenza, nel doppio fondo di un camino, custodiva le armi dei partigiani che operavano in zona. Fu introdotta nella lotta partigiana da Gino Bertani Spartaco e dallo zio Emilio Fanzini Tarzan

Ancora bambina, in sella alla sua bicicletta, iniziò a distribuire in clandestinità il quotidiano L’Unità, a portare le bombe a mano ai partigiani stanziati nella zona di Tiorre ed a pedalare fino a Ciano d’Enza con un messaggio per contrattare lo scambio di un partigiano con un tedesco. Amica di Marco Pontirol Battisti, fu a casa di Iolanda che si cambiò e si armò insieme a Aldo Pagani Bandera per poi essere ferito a morte, quella notte stessa, durante l’attacco alla scuola elementare di San Michele Tiorre.

«Ho incontrato Iolanda il 26 aprile, nella sua casa, insieme a Gian Carlo Berti, presidente della sezione Anpi di Felino - afferma il sindaco Elisa Leoni - è stato per me un piacere e un onore ascoltare i racconti della sua vita. Una donna dalla tempra forte, di una lucidità incredibile, sempre presente con il marito alle celebrazioni del XXV Aprile. Testimoni entrambi della lotta che ha portato il nostro paese alla libertà e alla democrazia di cui noi oggi godiamo». Iolanda che alla fine della guerra aveva chiesto ai capi partigiani solo un paio di stivaletti come ricompensa per il suo servizio, durante un incontro con gli studenti del liceo Romagnosi disse loro: «Ragazzi studiate, studiare rende liberi, ricordatelo».

 

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