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Allarme

Zona Duomo, ancora risse tra baby gang

27 maggio 2019, 05:06

Zona Duomo, ancora risse tra baby gang

ROBERTO LONGONI

Piovevano pugni e calci sabato pomeriggio in borgo San Biagio. «E andava già bene che non piovessero bottiglie di birra e sassi» commenta un passante. L'ormai classica storia di ordinario Far West: in pieno centro come nella più lontana delle periferie («ma nemmeno lì dovrebbero accadere certe cose», sottolinea chi dalle parti del Duomo lavora e vive: una delle tante testimonianze, tutte concordi, che si raccolgono in zona, garantendo l'anonimato). Una trentina di teenager che si prendono a botte per una mezz'oretta circa, anche concedendosi soste, davanti a un pubblico urlante di ragazzine, in un viavai che alla fine ha spinto tutti in borgo Serena. E poi chissà, perché la rissa è mobile il sabato pomeriggio e spesso non solo. «E con la chiusura delle scuole andrà anche peggio»: ormai lo si sa per esperienza.

Ci si incontra in un posto, per scontrarsi in un altro e concedersi un secondo round in un altro ancora, contendendosi ragazze attratte dal fascino della violenza e posizioni nella gerarchia del branco. Tutto sotto gli occhi di turisti stranieri e non. Facile veder emergere dal fondo dei loro sguardi la domanda: è davvero questa la città del buon vivere? Oltre che scrigno di bellezza di Parma, l'ombra del Battistero è tana di baby gang: campo di battaglia più o meno quotidiana, luogo nel quale il buon nome della città si confronta con gli sputi, le grida, le botte, le scritte sui monumenti, la maleducazione ostentata come se fosse una virtù, lo strascico di sporcizia lasciato da chi sembra voler marchiare il territorio nel peggiore dei modi.

C'era una volta la vasca. Ora c'è il ring. Difficile stabilire quanti siano a salirci sopra. Si parla di decine di ragazzi tra i 14 e i 18-20 anni. «Un centinaio, divisi in un gruppi di dieci-15» azzarda qualcuno, aggiungendo che per la maggior parte sono stranieri (mentre tra le ragazze, spesso under 14, molte sono le italiane). Adolescenti magari anche nati in Italia, ma da famiglie provenienti dall'Africa del nord o centrale o dall'Europa dell'est. Parlano tra loro nella lingua madre, quando è il momento di fare a botte, magari dopo aver insultato il mondo con cadenza parmigiana. Ne sanno qualcosa anche le vigilesse che più volte hanno cercato di farsi ascoltare: sommerse da cori di male parole. È la forza del numero, la forza di chi si sente intoccabile anche per questioni di età. E proprio per questo sembra far di tutto per scatenare reazioni.

Per quanto ci provino, gli abitanti e i commercianti non riescono a farci il callo (e ne hanno tutto il diritto). Si vive lo stato delle cose con un senso di impotenza. E anche di paura, più che per ciò che si potrebbe subire per ciò che si potrebbe arrivare a fare per eccesso di esasperazione. «Ci sono stati uomini implorati dalle loro donne di non reagire, quasi trascinati via a forza per strada. E si sono anche evitati scontri solo perché il bulletto che fino a un attimo prima faceva il gradasso s'è ritirato con la coda tra le gambe». La tensione c'è, si respira: perché parta il ceffone di troppo, o peggio, non sembra servire gran che.

C'è chi vorrebbe una presenza fissa di forze dell'ordine, per far sì che gli incivili non si sentano padroni del territorio. «Abbiamo bisogno di un presidio, perché magari al passaggio delle pattuglie in divisa la situazione si calma, ma tutto torna come prima un attimo dopo». Altri chiedono agenti in borghese, perché certi comportamenti vengano puniti. Con la denuncia, quando è il caso, «anche se spesso mancano proprio gli strumenti di legge per risolvere il problema. Per questo servirebbe una specie di Daspo da queste zone, per chi viene solo per fare danni». Altri ancora pretendono le telecamere più volte promesse, ma mai installate. «Ci sono in via Ognibene, in via Montanara, ma qui, in strada al Duomo siamo scoperti: assurdo». Ad averle, le videocamere, sono loro, i ragazzi, che spesso filmano le risse sul set della Parma medievale. Anche se non sono queste le uniche gesta delle quali si vantano. C'è chi ha sollevato vasi di fiori, trascinandoli per metri, per ridurli in mille pezzi accanto al Battistero. Chi ha spaccato infissi: sempre solo per il gusto di rompere.

Quel che si è fatto, lo scorso anno, è stato chiudere i due cancelli su vicolo del Vescovado, togliendo una via di fuga ai ragazzini da controllare. Ma per il resto nulla è cambiato. «Un paio di mesi fa, si sono presi a bottigliate e a colpi di sampietrini: uno ha centrato anche la vetrina di Oliva - raccontano in strada al Duomo -. Nei bar ci si è dovuti chiudere dentro, con i clienti e i turisti in cerca di rifugio, mentre fuori infuriava volavano sedie e tavoli su plateatici pagati a caro prezzo».

Tavoli che, durante le pause di lavoro dei locali, lasciati alla mercé dell'orda, vengono occupati e riempiti di incisioni, mentre gli spazi tra i sampietrini si colmano di cicche fumate a raffica. Ai titolari, al loro ritorno, l'onere di far sloggiare gli intrusi e ripulire. «Una volta vidi fumare una ragazzina di 12 anni - ricorda un abitante della zona -. Le chiesi che cosa stesse facendo. Mi rispose: “Comunque sto cercando di smettere”». E così alle richieste di telecamere, pattuglie, in divisa o in borghese che siano, presidi e Daspo, se ne aggiunge una tutt'altro che campata in aria. «Che vengano le famiglie dei ragazzi: è giusto che i genitori vedano con i loro occhi che cosa fanno i figli, con chi stanno, specie se sono minorenni. È osservandoli tra gli altri, in mezzo alla gente, che capiranno se hanno svolto più o meno bene il loro compito di educatori». Ieri sarebbe stato un controllo inutile. Ci ha pensato il maltempo a far da paciere. Pioveva per davvero: per una volta non erano né calci né pugni.

 

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