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La storia

La Paz Fc, un calcio al razzismo

28 maggio 2019, 05:01

La Paz Fc, un calcio al razzismo

MARTINA TOMAT

Si tinge dei mille colori dell'antirazzismo la coppa provinciale Uisp, categoria seniores, di quest'anno. Ad aggiudicarsi il trionfo è infatti La Paz Antiracism Football Club (fresca fresca anche di promozione nella massima categoria Uisp, quella master) squadra dove a far da padrona è l'integrazione. Sul campo di gioco ragazzi dalle provenienze più svariate: chi viene dall'Africa, chi dall'Asia e, ovviamente, chi dall'Italia: dal nord al sud della penisola e del mondo insomma, con furore.

Ma riavvolgiamo il nastro di nove anni. Il progetto della squadra mette le ali nella casa cantoniera di via Mantova con la collaborazione dell'associazione Ya Basta. A partorirlo giovani studenti fuori sede legati dall'amore per il calcio e dall'odio per ogni forma di prevaricazione. Messa a fuoco l'idea della squadra multiculturale, veicolatrice di valori inclusivi, subito questi giovani si sono dati da fare.

Qualche ragazzo pescato dai centri di accoglienza (forte la collaborazione con il Ciac), qualcuno dai campetti, altri invece reclutati per passaparola e ecco che la squadra è presto fatta. I mezzi però, agli albori, erano davvero limitati «Non avevamo nemmeno un campo - raccontano - ci allenavamo al parco Ferrari, sfruttando la luce del terreno di gioco di un gruppo di ragazzini di un team juniores». All'orizzonte anche il problema delle divise: un socio fondatore ha fornito quelle che aveva in magazzino: erano però amaranto, colore della Reggiana, assai inconsueto per una squadra di Parma.

I risultati poi non erano brillanti: «Perdevamo sempre - ci racconta Vahap, ragazzo curdo - ma per me era bellissimo lo stesso, ci divertivamo tanto. Ero arrivato in Italia da poco e subito mi hanno accolto a braccia aperte. Mi piacevano i mille colori che nella squadra si intrecciavano». Le difficoltà però non erano incarnate solo dalla mancanza di fondi e risultati ma anche dai tanti episodi di razzismo subiti: «Una volta abbiamo abbandonato il campo perché un giocatore della squadra avversaria ci ha insultati. Siamo stati tra i primi a compiere un atto del genere».

Ma le note positive hanno permesso di superare ogni difficoltà anche perché il progetto, ad ampio respiro, va oltre i novanta minuti dei match: «È un progetto culturale, sportivo e sociale - spiegano i fondatori -. Sono molte infatti le iniziative collegate». Ci sono la scuola di italiano all'Art Lab (luogo di raccolta della squadra dal 2011), le presentazioni dei libri e i seminari dove i ragazzi raccontano nelle scuole le proprie esperienze di vita. Molte di queste attività albergano in Oltretorrente: qui sono tanti infatti i commercianti che, con la cooperativa Cigno Verde-sostengono il progetto. «L'intero quartiere è casa nostra» raccontano i giovani.

E proprio il concetto di casa e famiglia è un tratto distintivo di La Paz. «Molti ragazzi sono qua solo di passaggio. L'emozione più bella è quella di aver migliorato la loro vita e sentirci dire che siamo stati la loro famiglia. Un ragazzo afghano, per esempio, in un momento di difficoltà, è tornato a trovarci dalla Francia. Qui si sentiva a casa».

Ma La Paz (il cui nome deriva dal primo giocatore nero del calcio italiano: Roberto La Paz ) è anche gli allenamenti gratis aperti a tutti (possibili grazie al collettivo e ai contributi dei soci), i terzi tempi con le squadre avversarie, il sostegno a pieni polmoni dei suoi tifosi (immortalati insieme alla squadra dalla sempre presente fotografa) con le loro originali e immancabili coreografie.

Nel 2017 inoltre ha preso vita anche un secondo team A7. Il progetto è in vertiginosa crescita: un primo calcio al razzismo è stato tirato.

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MARTINA TOMAT Si tinge dei mille colori dell'antirazzismo la coppa provinciale Uisp, categoria seniores, di quest'anno. Ad aggiudicarsi il trionfo è infatti La Paz Antiracism Football Club (fresca fresca anche di promozione nella massima categoria...

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