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Patteggiamento

Mamma 35enne accusata di aver dato uno sberlone al figliastro

13 giugno 2019, 05:07

Mamma 35enne accusata di aver dato uno sberlone al figliastro

ROBERTO LONGONI

Per l'accusa fu uno schiaffo. E di quelli tosti, che lasciano il segno, il più classico dei segni: un occhio nero. Per la difesa si trattò invece di un semplice sculaccione, una quasi pacca sul sedere del bambino che tutto aveva voglia di fare tranne che il suo dovere, cioè i compiti. L'occhio nero? Effetto di una sorta di reazione a catena: il primo colpo gli fece perdere l'equilibrio e lui andò a sbattere con il viso contro un ostacolo in casa.

Che sia stato uno sberlone diretto in faccia o una sculacciata, è costato il patteggiamento a cinque mesi e 10 giorni di reclusione (pena sospesa, ma comunque fedina penale macchiata) alla 35enne di origini ivoriane accusata davanti al Gup di aver lasciato la mano libera di partire. A lei anche l'obbligo di pagare i 960 euro di spese processuali della parte civile, ossia della madre del bambino. Effetti collaterali delle famiglie stra-allargate.

Lo «stra» è legato a questioni di numero. Cinque sono i figli della coppia di ivoriani che vive in centro: hanno tutti un solo padre, ma due diverse madri. È la seconda, mamma degli ultimi due nati, ad accudire e a crescere anche i primi tre ricevuti «in dote» dal marito. Il maggiore della nidiata è anche quello protagonista-vittima di questa vicenda. Protagonista fino a quando ha fatto i capricci, finendo per far volare a terra i quaderni sui quali avrebbe dovuto invece spremere le meningi.

Vittima, il bambino lo diventò un attimo dopo, quando ci fu la reazione da parte della matrigna. Perché una reazione ci fu, anche se le versioni non coincidono come si è detto. E l'occhio nero portò la mamma naturale del bambino a porre domande prima e a sporgere denuncia poi. Oltre a una scelta legata a un desiderio di giustizia potrebbe essersi trattato di un atto di ostilità tra due donne che proprio tanto d'accordo non vanno. Inoltre, va detto che per questa vicenda c'è in corso anche una causa civile.

Due i reati contestati alla donna: abuso dei mezzi di correzione e lesioni. Ma il capo d'imputazione è stato ridimensionato. Caduta quella di lesioni, è rimasta l'accusa di abuso di mezzi di correzione. Un reato dal nome piuttosto demodé e che fa sorgere domande in un periodo in cui tanto si parla di abuso (o meno) di legittima difesa. Significa che forse ci sono sberle (mezzi di correzione) che sono ritenute lecite?

E il padre, in tutto questo? Sembra che sia stato dalla parte dell'attuale consorte. E che insieme a lei abbia optato per il patteggiamento, evitando che ci fosse una sua strenua difesa che portasse al dibattimento: avrebbe significato il coinvolgimento nel processo del bambino. E questa «sberla» si è preferito evitargliela.

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ROBERTO LONGONI Per l'accusa fu uno schiaffo. E di quelli tosti, che lasciano il segno, il più classico dei segni: un occhio nero. Per la difesa si trattò invece di un semplice sculaccione, una quasi pacca sul sedere del bambino che tutto aveva...

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