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LETTERA CHOC

Minacce di morte al medico disabile che denunciò l'aggressione

di Georgia Azzali -

14 giugno 2019, 05:08

Minacce di morte al medico disabile che denunciò l'aggressione

L'italiano e la punteggiatura lasciano a desiderare. Ma il messaggio è chiarissimo: «Noi sappiamo dove abiti dove lavori ti eliminiamo». Nicola Orsi, il medico disabile che il mese scorso aveva volato alto sopra pregiudizi e ritrosie per dire a tutti che un autista di scuolabus l'aveva insultato e aggredito, si è ritrovato il messaggio a domicilio. Una lettera (naturalmente anonima), infilata dentro la cassetta della posta della sua casa di Salsomaggiore: Orsi, anatomopatologo all'ospedale di Piacenza, l'ha trovato il 6 giugno scorso mentre rientrava dal lavoro. Incredulità. Sconcerto. E timore, soprattutto per la moglie. Un'esplosione di emozioni in pochi istanti, ma il medico non ha avuto alcuna esitazione: il giorno dopo, confermando come difensore Maria Chiara Piragine, ha depositato una denuncia contro ignoti alla stazione carabinieri della cittadina termale.

Le ha lette e rilette più volte quelle nove righe, scritte a mano e in stampatello, che terminano con un «Attento» piazzato al centro del foglio. Non c'è alcun riferimento a quel giorno di fine aprile, quando Orsi viene schiaffeggiato e gettato a terra dall'autista in pieno centro a Salso, ma il medico è convinto che sia quello l'unico collegamento possibile, perché «rappresenta la prima lettera anonima in 57 anni con minaccia di eliminazione/morte diretta a me e famiglia», sottolinea il professionista nella denuncia.

La busta porta il timbro, in partenza, delle Poste di Bologna e nella linguetta sul retro della lettera, dove di solito sta scritto il nome del mittente, compare una sigla illeggibile. Poco più di uno scarabocchio, ma poco importa. Perché anche un nome e un cognome vergati per esteso sarebbero stati frutto di fantasia. D'altra parte anche quel «sono un moldavo» come incipit appare come un tentativo (maldestro) di orientare le indagini in una certa direzione, centrando l'attenzione sullo «straniero». Non solo. Al di là della punteggiatura e della sintassi, la lettera parrebbe scritta da un italiano, seppure non particolarmente colto, oppure da uno straniero ma sotto dettatura.

Ipotesi, per ora. Poco più che suggestioni. Nella denuncia si chiede di rilevare eventuali impronte o tracce rinvenibili sulla busta e sul foglio, anche se l'individuazione dell'autore si profila come una missione quasi impossibile. Ma resta quel filo rosso inquietante che potrebbe portare a quel mattino di fine aprile, quando Orsi, alla guida della sua Bmw, all'altezza di viale Cavour incrocia uno scuolabus fermo sulla destra senza segnalazioni. Il pulmino, secondo quanto riportato nella querela, ingombra un po' la carreggiata, e il medico fa una piccola deviazione superando il mezzo, ma si rende conto che l'uomo alla guida sta inveendo contro di lui.

Fa fatica a camminare. I passi sono lenti e incerti, però vuole capire. L'autista - secondo quanto racconta Orsi nella querela - scende dallo scuolabus e gli si avvicina urlando: «Ma dove c... credi di andare con quella macchina da 70mila euro? Ma cosa vuoi? Guardati e vattene a...». Quando il medico prende in mano il telefonino per chiamare i carabinieri, l'uomo dello scuolabus sembra voglia andarsene: dà le spalle a Orsi, ma improvvisamente si rigira e sferra una manata al volto e al collo del medico. Che prima sbatte sulla portiera aperta dell'auto e poi cade sulla strada battendo la testa. È la polizia municipale di Salso che porta avanti le indagini, ma per ora in procura non ci sono iscritti sul registro degli indagati.

I segni sul corpo di Orsi sono rimasti per pochi giorni. Ma subito dopo qualcuno non ha risparmiato critiche e stupide ironie sui social per la sua denuncia pubblica. E ora questa lettera anonima, che si chiude così: «Non andare da carabinieri o avvocato essere inutile anche se sei dottore non vali un c...». Un po' come quel «guardati» sprezzante che si era sentito dire quel giorno di fine aprile.

 

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