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Prosciuga i conti di un 90enne: badante condannata

15 giugno 2019, 05:06

Prosciuga i conti di un 90enne: badante condannata

Georgia Azzali

Gli occhi lo avevano tradito da tempo. E il cuore era sempre più affaticato. Ma da quando la moglie se ne era andata, anche i pensieri avevano cominciato a fare percorsi bizzarri. Un uomo fragilissimo, Carlo (il nome è di fantasia, ndr), 90 anni, negli ultimi otto mesi della sua vita. E in quell'ultimo tratto, percorso tra mille ostacoli, si sarebbe insinuata la donna che da qualche anno era diventata un punto di riferimento per la famiglia. Una «super badante» che era riuscita a far entrare in casa di Carlo altre due assistenti straniere, sempre ai suoi ordini, ma che soprattutto avrebbe studiato ogni mossa riuscendo a intascarsi 56mila euro e a farsi nominare erede universale. Accusata di circonvenzione di incapace, la donna, 45 anni, origini campane, è stata condannata a 2 anni e mezzo e al pagamento di 600 euro di multa dal giudice Maria Cristina Sarli. Il pm Elena Riccardi aveva chiesto sei mesi in più. Al nipote dell'uomo, che si era costituito parte civile, sono stati riconosciuti un risarcimento patrimoniale di 56.710 euro e altri 4.000 euro come danno morale.

Mille problemi dovuti all'età, Carlo. Ma già nelle prime settimane dopo la morte della moglie, alla fine di febbraio del 2012, qualche ombra aveva cominciato a offuscare la sua mente. Non c'erano figli che potevano occuparsi di lui, ma erano i nipoti a fargli visita. «Dopo un paio di mesi, l'ho visto decadere, non sempre ci riconosceva, cioè non era capace di fare le cose da solo», ha raccontato al processo la moglie di uno dei nipoti.

Una condizione fisica e psichica che ha messo in allarme il medico di famiglia ancora prima della morte della moglie di Carlo, convincendolo a parlare direttamente di quel progressivo peggioramento con il nipote. Che poi ha fatto il passo decisivo per chiedere l'amministrazione di sostegno per lo zio. E il giudice tutelare non ha avuto dubbi, considerando che Carlo, sentito dal magistrato una ventina di giorni prima di morire a bordo dell'ambulanza, era apparso «totalmente assente e disorientato». Nemmeno il verbale riuscì a firmare in quell'occasione.

Eppure qualche mese prima, nel marzo del 2012, Carlo avrebbe vergato di suo pugno il testamento olografo a favore della badante. Un'impresa impossibile, secondo il nipote, ma anche a parere di un amico che accompagnava spesso l'anziano nei suoi spostamenti prima che la nuova assistente riuscisse a soppiantare tutti. «Non poteva scrivere il testamento, perché non ci vedeva», hanno ripetuto davanti al giudice.

Insomma, Carlo sarebbe stato manipolato e indotto a nominare la badante come unica erede, dopo averle anche intestato i conti correnti bancari e postali. Ed è lei che in quegli ultimi otto mesi, tramite assegni e bonifici, arriva a prosciugare quasi tutti i risparmi dell'anziano.

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