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'NDRANGHETA

Nuove rivelazioni sull'omicidio Carceo a Salso

di Chiara Pozzati -

22 giugno 2019, 05:03

Nuove rivelazioni sull'omicidio Carceo a Salso

«Nicolino Grande Aracri aveva detto: le guerre al Nord le ho fatte io. Quando avevo chiesto spiegazioni a Francesco Lamanna mi aveva parlato dei fatti accaduti: il delitto delle Colonie Padane, gli omicidi Vasapollo e Ruggiero e quello di Carceo a Salsomaggiore. Tutti commissionati da loro».

L’ultima «verità» sull’omicidio di Giuseppe Carceo, il 39enne di Mesoraca approdato a Salsomaggiore nel ‘97 e freddato a colpi di pistola due anni dopo, è affiorata ieri nell’aula di assise del tribunale di Reggio Emilia. La rivelazione arriva da Salvatore Muto, nell’ambito del processo Aemilia 1992, dibattimento che nasce dall’inchiesta sugli omicidi di ‘ndrangheta, avvenuti nel reggiano 26 anni fa, quando furono uccisi Nicola Vasapollo e Giuseppe Pino Ruggiero. Francesco Lamanna, considerato braccio destro di Nicolino Grande Aracri, e condannato a 12 anni nel maxi processo Aemilia, era stato però assolto per l’omicidio Carceo. Secondo i giudici l’unico responsabile per l’esecuzione di Salsomaggiore fu Domenico Mangone condannato a 22 anni di carcere. La testimonianza di Muto, divenuto poi autista di Lamanna, ci riporta al 1999 quando l’Emilia era già stata dilaniata da clan malavitosi, faide, morti. Non perdonava, la ‘ndrangheta, allora. Sparava. Carceo fu assassinato nella notte del 16 luglio 1999 mentre viaggiava a bordo della sua Ritmo diretto a casa, in via Pascoli. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, l’utilitaria fece appena in tempo a fermarsi davanti all’abitazione, quando venne affiancata da un uomo a piedi che iniziò a sparare. Carceo, benché ferito, tentò di sfuggire alla trappola riuscendo ad uscire dall’abitacolo per darsi alla fuga. Nulla da fare: poco dopo un’altra micidiale scarica di proiettili lo investì. Più tardi i carabinieri di Salsomaggiore trovarono la carcassa di una Fiat Uno. L’auto utilizzata dall’omicida per fuggire era stata data alle fiamme. Il 3 marzo del 2000 vennero arrestati i fratelli Domenico e Leonardo Mangone, Gennaro Galli, Tommaso Carbone e Lamanna. Secondo le indagini della Dda bolognese i cinque uomini avrebbero dato vita ad un’organizzazione criminale legata alla ‘ndrangheta crotonese. Alla testa del sodalizio - secondo la tesi degli investigatori - ci sarebbe stato Francesco Lamanna, ritenuto il mandante dell’omicidio Carceo. Un delitto che sarebbe stato deciso perché Lamanna e soci consideravano Salso un territorio di loro competenza e non avrebbero visto di buon occhio l’arrivo di Carceo, che si era invece legato al vecchio reggente della zona. Una ricostruzione che però fu quasi totalmente azzerata dai giudici.

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