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TRIBUNALE

Il presidente: «Nove giudici in più, ma resta l'emergenza cancellieri»

di Georgia Azzali -

24 giugno 2019, 05:08

Il presidente: «Nove giudici in più, ma resta l'emergenza cancellieri»

I manuali di diritto. I fascicoli processuali che inondano tavoli e sedie. E le immagini sacre che adornano le pareti. Un uomo di legge e di fede. Pio Massa, presidente del tribunale di Parma dal luglio del 2016, ci tiene a spiegare il perché di quel nome eletto. «Grazie anche all'opera di mio zio, che è stato sindaco di Foggia, sono stato battezzato da padre Pio. E fino alla sua morte, nel 1968, mi è anche capitato di incontrarlo alcune volte: ero un ragazzino, ma ricordo le stimmate alle mani e quello sguardo magnetico». Il sacro, e subito dopo il profano dei numeri di un tribunale che deve ancora smaltire completamente il sovraccarico dei processi Parmalat, ma che con fatica «sta svoltando, e i risultati cominciano ad arrivare», sottolinea Massa.

Sono passati quasi tre anni dal suo insediamento: quali passi avanti sono stati fatti?

Vorrei dare un dato che mi sembra piuttosto significativo: prima della mia nomina c'erano 18 giudici, tra civile e penale, ora siamo a 27 su 27 previsti. È vero che a settembre un giudice del penale se ne andrà, ma ne manterrò uno al penale invece di portarlo al civile. Grazie a un'attività di "marketing", siamo riusciti a rendere Parma una sede di nuovo appetibile, così sono arrivati nuovi giudici. Giudici appena entrati in magistratura, ma molto preparati e dotati di grande spirito di sacrificio.

Per far funzionare la macchina della giustizia, però, è fondamentale anche il personale amministrativo. Siamo ancora in emergenza?

Sono arrivate forze nuove, e abbiamo potuto contare anche sull'apporto dei volontari dell'Associazione di polizia. Ma l'emergenza resta, perché siamo a una scopertura complessiva del 15%, anche se le carenze maggiori riguardano le qualifiche superiori.

L'organico dei giudici è al completo, eppure quasi ogni giorno avvocati e testimoni si lamentano per attese interminabili davanti alle aule di udienza del penale, oltre che per la durata «infinita» di diversi processi.

Il numero delle prescrizioni, per quanto riguarda il tribunale, non è eccessivo. Abbiamo chiuso tutti i processi Parmalat, tranne il filone Bank of America, che comunque è partito, con un collegio definitivo. Certo, i ruoli sono molto carichi: per quanto riguarda il rito monocratico, in particolare, al 31 dicembre 2018 i procedimenti pendenti erano 2800 contro i 2604 del 1° gennaio, ma nell'anno ne sono anche stati chiusi 1540. A Parma, poi, ci sono anche processi collegiali impegnativi, soprattutto per reati fallimentari e contro la pubblica amministrazione: il 1° giugno 2017 i procedimenti pendenti erano 105 e dopo un anno erano saliti a 115, ma ne sono anche stati esauriti 75.

Come fare? Di chi sono le colpe?

Non dimentichiamo la carenza di personale amministrativo, che ci limita nel programmare eventuali nuove udienze. Ma è il sistema che non può reggere, perché i riti alternativi, che avrebbero dovuto velocizzare i tempi, non hanno avuto l'impatto sperato. Ci auguriamo una riforma vera, che ci dia anche le risorse per poter fare fronte alle criticità.

E il settore civile? Era in una situazione allarmante: ci sono stati miglioramenti?

Era quasi il peggiore civile della regione, ma i risultati sono arrivati. Dal 30 giugno 2016 al 31 dicembre 2018, le pendenze complessive sono diminuite del 26%. Rimane il problema delle esecuzioni immobiliari e delle procedure concorsuali: nel primo caso le pendenze sono aumentate del 20% e nel secondo del 10%. Ho comunque destinato due giudici sul fallimentare, mentre prima ne avevamo solo uno, e sono sicuro che i risultati arriveranno sicuramente. Ma per dare un'idea dell'attività dei giudici civili, si pensi che nel 2018 sono stati definiti 13971 procedure di tutti i tipi ed emesse 2148 sentenze.

Grandi numeri anche per il giudice tutelare, in una sede, però, quella della volontaria giurisdizione, davanti alla quale si formano spesso lunghe code di persone che devono aspettare di fatto all'aperto. Quali sono le prospettive?

È così, ma posso dare una buona notizia: sono già stati finanziati i lavori per creare un accesso dall'interno del palazzo del tribunale. Verrà realizzato un varco che consentirà poi ai cittadini di scendere direttamente nell'ufficio. Inoltre, insieme al Comune, e su input della Regione, verranno aperti degli sportelli sul territorio a cui sarà possibile rivolgersi per avere informazioni e ottenere la modulistica. Servizi sicuramente importanti, perché oltre il 50% delle persone che viene in ufficio lo fa proprio per chiedere informazioni o ritirare i moduli per le istanze che riguardano spesso minori e anziani bisognosi di assistenza. Devo dire che con le istituzioni si è creato un bel rapporto di collaborazione.

E con gli avvocati, qual è il rapporto?

A volte abbiamo visioni diverse sulle priorità, ma in questi anni abbiamo fatto accordi. Non ci sono mai stati scontri particolari, anzi i rapporti sono sempre stati affabili, e sono sicuro che lo saranno anche con il nuovo presidente dell'Ordine e con il consiglio.

Coprotagonisti di una macchina della giustizia che fa fatica (ovunque) a girare a pieno ritmo. «Ma in questi tre anni, pur ancora tra mille difficoltà, i miglioramenti ci sono stati», ribadisce Massa. Mentre lo sguardo passa dai faldoni ammonticchiati alla Madonna con il Bambino sulla parete dietro la scrivania.

 

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