Sei in Gweb+

RICONOSCIMENTO

Figli di coppie gay, il tribunale «boccia» i ricorsi

25 giugno 2019, 05:05

Figli di coppie gay, il tribunale «boccia» i ricorsi

L'amore e la cura   nei confronti di quei   bambini non è certo materia di legge. Non sono le norme che possono  stabilirlo o accertarlo.  Ma  la battaglia  delle coppie di donne omosessuali (tre di  Parma e una di Fidenza) per i  cinque  figli si preannuncia ancora lunga:  il tribunale di Parma ha  dichiarato inammissibili  sia il ricorso della procura che quello  delle due   fidentine.  Vicende  diverse, ma con al centro la medesima questione giuridica. I quattro piccoli parmigiani  erano già stati iscritti all'anagrafe, con l'intervento diretto del sindaco Pizzarotti,  ed era stata la procura a presentare ricorso  contro il riconoscimento, mentre per quanto riguarda la coppia di Fidenza, il no dell'ufficiale di stato civile aveva  fatto scattare il ricorso  della due donne.  
Ma in tutti  i casi  il tribunale  ha «sospeso» il giudizio, sostenendo che per dirimere la questione sul riconoscimento dei bambini, le parti avrebbero dovuto  procedere  con  una causa vera e propria in modo da poter  accertare  lo «status» delle donne rispetto ai piccoli.  Si tratta infatti di coppie  che si erano  rivolte a centri esteri, affinché una delle due donne potesse seguire il percorso della fecondazione.     In altri termini, siccome al centro dei ricorsi, secondo il tribunale, c'è  il rapporto di filiazione sussistente o meno  tra i bambini   e la donna della coppia che  vuole aggiungere  anche il proprio cognome al nome del piccolo,   solo  un giudizio che accerti  quell'aspetto  potrebbe dirimere la questione.
   Non è possibile, secondo il tribunale, aggiungere semplicemente il cognome dell'altra partner  al nome  della bambina, come chiedeva la coppia di Fidenza.  In termini giuridici, veniva chiesta  la cosiddetta «rettificazione» dell'atto di nascita.  Così come    la procura, seguendo la stessa procedura,   aveva al contrario chiesto  la cancellazione  del riconoscimento successivo della partner  per quanto riguarda i quattro bambini già iscritti  nel comune di Parma.  Anche il ministero dell'Interno si era costituito,  chiedendo che il ricorso fosse dichiarato inammissibile, non solo perché la «correzione» dell'atto non era legittima, visto che non c'era «un errore materiale  in cui sarebbe incorso l'ufficiale di stato civile», ma perché il riconoscimento  di due genitori dello stesso sesso  non è prevista da alcuna norma, nemmeno dalla legge Cirinnà che «nel perimetrare la disciplina    delle coppie dello stesso sesso  non opera alcun rinvio  alla normativa in tema di filiazione». 
Ma il tribunale  non è entrato nel merito  delle valutazioni  di legittimità del riconoscimento,  «stoppando» subito il ricorso presentato in base  al decreto del 2000 che disciplina l'ordinamento di stato civile.  I giudici citano alcune  sentenze della Cassazione, tra cui   la 12193 delle Sezioni Unite del 2019,  per arrivare a concludere  che la questione  non rientra tra quelle  che possono essere risolte con la semplice «rettificazione».  Con una modifica che tolga o aggiunga un cognome sull'atto di nascita.  
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'amore e la cura   nei confronti di quei   bambini non è certo materia di legge. Non sono le norme che possono  stabilirlo o accertarlo.  Ma  la battaglia  delle coppie di donne omosessuali (tre di  Parma e una di Fidenza)...

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal