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Il blitz

Cosche in Emilia, tre arresti anche a Parma

26 giugno 2019, 05:08

Cosche in Emilia, tre arresti anche a Parma

MICHELE CEPARANO

Il blitz contro la cosca Grande Aracri è scattato ieri all'alba mentre la placida pianura padana stava ancora dormendo. Un'operazione, ribattezzata Grimilde, come la strega di Biancaneve, contro le infiltrazioni della 'ndrangheta in Emilia che ha visto impegnati trecento poliziotti tra cui quelli della Squadra mobile di Parma e che ha interessato le province di Parma, Reggio Emilia e Piacenza. Proprio in quest'ultima città è finito in manette il presidente del consiglio comunale Giuseppe Caruso.

Un blitz da grandi numeri. Tra i destinatari delle misure di custodia cautelare chieste dalla pm della Dda di Bologna Beatrice Ronchi e emesse dal Gip Alberto Ziroldi, infatti, sedici persone sono state arrestate (di cui tre ai domiciliari). Fra questi alcuni nati o residenti nel Parmense. Settantasei invece sono gli indagati. Nel blitz sono, inoltre, state eseguite un centinaio di perquisizioni. Numerosi anche i sequestri di società, conti correnti, beni mobili e immobili riconducibili alla cosca.

Tante le accuse nei loro confronti che vanno dall'associazione di stampo mafioso all'estorsione, dall'intermediazione illecita allo sfruttamento del lavoro fino alla truffa aggravata.

Dunque, nel mirino è finita di nuovo la cosca Grande Aracri che da Cutro, in Calabria, era partita alla conquista dell'Emilia e, anche dopo il processo Aemilia, non avrebbe perso la sua capacità di continuare a gestire i propri affari.

Ancora una volta il paese di Brescello sale di nuovo alla ribalta della cronaca. È proprio nel centro in provincia di Reggio ma vicinissimo al confine parmigiano che sono stati arrestati alcuni membri eccellenti della famiglia Grande Aracri: Francesco Grande Aracri, 65 anni, fratello del più famoso boss Nicolino, e i figli Paolo, 27 anni, Rosita, 36, e Salvatore, 39.

Ma il blitz della polizia non ha riguardato solo quello che da molti è conosciuto come il «paese di don Camillo». Arresti sono stati eseguiti anche a Reggio, a Piacenza e, appunto, nel Parmense. E proprio da queste parti sono stati arrestati e portati in carcere dalla Mobile di Parma Claudio Bologna, 54 anni, originario del Milanese ma domiciliato in città in via Brozzi, dalle parti di via Trieste, Giuseppe Strangio, 49 anni, crotonese residente a Traversetolo e Giuseppe Lazzarini, 36 anni, anche lui di origini cutresi ma arrestato a Sorbolo.

In carcere è finito pure Pascal Varano, 32 anni, nato a Parma ma residente a Poviglio, in provincia di Reggio.

Costoro, secondo gli inquirenti, erano personaggi di spicco della cosca dal momento che erano ammessi anche alle «riunioni».

Fra gli indagati cinque sono riconducibili al Parmense. Ci sono infatti un 65enne residente a Busseto e quattro donne che avrebbero avuto i ruoli di prestanome per gestire alcune società che facevano capo alla cosca. Due, una 51enne residente a Poviglio e una 25enne residente a Brescello, sono nate a Parma. Inoltre nell'elenco ci sono anche una 43enne nata a San Secondo e residente a Sissa Trecasali e una 68enne felinese che vive a Bibbiano.

«Siamo molto soddisfatti - ha dichiarato ieri mattina a Bologna il responsabile della Direzione centrale anticrimine della Polizia Francesco Messina durante la conferenza stampa in cui è stata illustrata l'operazione - perché pensiamo di aver fatto una bella pulizia. Adesso, però, questi spazi vanno riconquistati. Non si può consentire infatti a uno che è in galera come Nicolino Grande Aracri di dire che anche se lui è in carcere tutto quello che ha creato produrrà dei guadagni».

 

 

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