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CASTIONE BARATTI

Gli amici ricordano Gioele: «Umile e aperto con tutti»

27 giugno 2019, 05:08

Gli amici ricordano Gioele: «Umile e aperto con tutti»

MARA VAROLI

Aveva festeggiato i suoi 18 anni sabato scorso, a Traversetolo. Incredibile pensarlo, inaccettabile immaginarlo. E martedì sera era ancora con i suoi amici alla cena di classe, una grigliata nel nevianese: sempre con i ragazzi della 4ªA del liceo scientifico tradizionale del Bertolucci. Una classe molto unita, in cui c'è l'abitudine di aiutarsi a vicenda, per l'interrogazione e per tanto altro: fuori dentro la scuola. E Gioele di questa squadra era un «giocatore» importante.

Tant'è che ieri quando i compagni non lo hanno visto arrivare al corso di recupero di matematica si sono subito preoccupati. Poi è arrivata la terribile notizia, sono partiti i messaggi e la 4ªA dopo un attimo, insieme ai prof, era là, seduta in un prato dell'Ospedale Maggiore, in silenzio: vicino a Gioele, già per una prima veglia. Soprattutto, per non lasciarlo solo.

GLI INSEGNANTI

«Una classe di 20 ragazzi davvero molto uniti - ripete commossa la prof di matematica e fisica Paola Beneventi -, compagni di banco dalla prima liceo. Un'amicizia rafforzata anche dalla partecipazione a un progetto biennale, Erasmus Beecos: Gioele era andato in Bulgaria con altri studenti a ottobre, così come altri sono andati in Francia e in Grecia. E i ragazzi bulgari sono venuti a Parma in febbraio: un progetto che ha coinvolto gli studenti e le famiglie. Così la 4ªA ha imparato a lavorare insieme, a collaborare. E quando i compagni hanno saputo della tragica scomparsa di Gioele si sono subito precipitati all'ospedale: avevano bisogno di stare insieme». Poi, la prof chiude: «Gioele era molto socievole e amico di tutti. Una bella persona, così come bella è l'intera classe». E il suo ricordo si unisce a quello di altri insegnanti, Alice Bellodi e Marta Mancuso, sul sito del liceo Bertolucci: «Un ragazzo solare, allegro e socievole...E oggi non ci sei più. Tra lo sgomento, i compagni di classe con alcuni genitori e insegnanti si sono ritrovati all’ospedale per starti un po’ più vicino, Gioele. Ogni tanto le lacrime si interrompono, qualcuno pensa al tuo sorriso un po’ canzonatorio o ascolta la musica che tanto ti piace. Ricordarti e sorridere è una cosa sola. Crediamo di non averti mai visto triste nemmeno con un quattro in matematica, ma oggi al corso di recupero non c’eri. Sentiremo tantissimo la tua mancanza».

IL PRESIDE

Uno studente prezioso per la grande «famiglia» del Bertolucci e non solo per quegli 8 in pagella. Un ragazzo che amava la musica, appassionato di materie umanistiche e di letteratura, per cui particolarmente sensibile, così come dolce era il suo sguardo, curioso e aperto sul mondo: amava il cinema e amava leggere.

Anche il preside Aluisi Tosolini partecipa al dolore della scuola, della comunità del liceo di via Toscana, per l'appunto, «che si stringe alla mamma, al papà e alla sorella di Gioele e partecipa al dolore straziante di tutti coloro che con Gioele hanno condiviso giornate e anni di vita, di passione, di studio, di gioia, di speranza, di lavoro e di impegno. L’irrompere della morte dentro una comunità educativa ammutolisce ed annichilisce tutti coloro che per definizione lavorano avendo come orizzonte il futuro. Futuro che per Gioele si è fermato lungo il verde e dolce declivio delle colline che salgono verso gli Appennini. Le nostre parole di dolore, di solidarietà e di vicinanza restano strozzate in gola e si fanno pianto. Lacrime per Gioele che non c’è più. Lacrime che non possono essere asciugate e consolate».

I COMPAGNI DI CLASSE

E' così. Inutile fermarle, quando è per un 18enne che quelle lacrime scendono inesorabilmente fino a spegnere quello che dovrebbe essere un sorriso, un segno di spensieratezza, un'espressione di gioia, com'è naturale a quell'età. E non di infinita tristezza: «Il 26 giugno sarebbe dovuto essere un giorno come tutti e invece il destino ha voluto portarti via - scrivono i compagni di classe -. Non ci ha dato il tempo di fare i nostri viaggi, nei quali ti avremmo visto con le tue solite felpe e i tuoi soliti Levis, o con quelle maglie sempre dentro ai jeans, di preoccuparci insieme per la maturità o di cantare a squarciagola ai concerti a cui saremmo dovuti andare, concerti di quella musica che pochi amavano, ma che se raccontata da te piaceva a chiunque».

«Non ci sembra vero che proprio tu, che sapevi voler bene e farti voler bene da tutti, sia stato portato via nella notte - continuano i ragazzi della 4ªA -. Probabilmente, quando la prima campanella del primo giorno di scuola suonerà il dolore riemergerà e ci morderà lo stomaco. Entreremo in classe e, nonostante l’elenco conterà un ragazzo in meno, quel banco su cui disegnavi ogni volta che una verifica era troppo difficile, sarà sempre lì, solo per te».

 

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MARA VAROLI Aveva festeggiato i suoi 18 anni sabato scorso, a Traversetolo. Incredibile pensarlo, inaccettabile immaginarlo. E martedì sera era ancora con i suoi amici alla cena di classe, una grigliata nel nevianese: sempre con i ragazzi della...

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