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Gli affari della cosca

Parma, le mani dei Grande Aracri sulla città

27 giugno 2019, 05:06

Parma, le mani dei Grande Aracri sulla città

MICHELE CEPARANO

 

Anche Aqualena nella carte dell'operazione Grimilde. È, infatti, appena stato decretato il fallimento della società che aveva in gestione sia la piscina di via Ximenes a San Lazzaro che il complesso ex Coni di viale Rustici.

Un «buco» di quasi due milioni di euro nei confronti dell'Agenzia delle entrate e quasi centomila euro di bollette non pagate nei confronti di Iren, Hera e Ireti oltre a mancati pagamenti di diversi fornitori.

È questa la mole di debiti che ha portato lunedì alla decisione del tribunale di Parma.

E il nome Aqualena compare come detto anche nelle carte dell'operazione Grimilde che ha visto tra Reggio, Parma e Piacenza, finire in carcere sedici persone al termine di un blitz contro le infiltrazioni della 'ndrangheta in Emilia.

In un'intercettazione del 30 maggio 2018 infatti Salvatore Grande Aracri, uno degli arrestati, parlava proprio di un lavoro di ristrutturazione nelle piscine dell'Aqualena di via Ximenes, circa ottomila euro per una settimana di lavoro. Nella carte si legge anche che a quel tempo il centro sportivo era in mano alla 'ndrangheta emiliana, come riferito in un interrogatorio da un collaboratore di giustizia. Perciò una società appena costituita, ma che era riconducibile alla famiglia Grande Aracri, veniva così immediatamente ammessa a svolgere dei lavori in una struttura in una mano agli «amici». M.Cep.

 

 

Asili comunali

 

Operazione Grimilde: il giorno dopo gli arresti chiesti dalla Dda di Bologna ed effettuati dalla polizia a Parma scoppiano anche le polemiche per ciò che emerge dalle carte dell'operazione che ha visto finire in carcere sedici persone tra Parma (in manette tre persone tra la città, Traversetolo e Sorbolo), Reggio, in particolare Brescello (dove sono stati arrestati il boss Francesco Grande Aracri e i suoi tre figli) ma anche Piacenza, dov'è stato arrestato Giuseppe Caruso, presidente del consiglio comunale.

Dalle carte infatti si apprende che la Viesse, un'impresa controllata dalla cosca Grande Aracri, nell'agosto del 2017 ha avuto in subappalto dei lavori di adeguamento sismico all'asilo comunale «Le Nuvole» di vicolo Grossardi. 320mila euro l'intero ammontare dei lavori. La società che gestiva l'asilo era infatti Parma Infrastrutture, partecipata del Comune. I lavori erano stati affidati a una ditta di Modena che aveva subappaltato a un'altra ditta e quindi alla Viesse di Grande Aracri. Il 30 agosto il cantiere era stato oggetto di un'ispezione del Servizio prevenzione sicurezza ambienti di lavoro dell'Asl in cui veniva rilevata la presenza di Salvatore Grande Aracri, figlio di Francesco e con lui e i fratelli arrestato nel blitz dell'altra notte. Il titolare della seconda ditta subappaltatrice, a quel punto, chiamava Salvatore per regolarizzare la sua posizione e questo, commentando l'esito del controllo, riferiva che «i ragazzi (cioè gli operai, ndr) sono stati giù e non li hanno visti». Una frase che farebbe ritenere agli inquirenti che «si trattasse di personale da lui reclutato in condizioni di palese irregolarità». E la procedura di regolarizzazione chi la fa? Rosita Grande Aracri, sorella di Salvatore e anche lei appena arrestata. Il primo settembre, invece, mentre ristrutturavano un appartamento di Parma, il capofamiglia Francesco Grande Aracri e suo figlio Paolo erano stati identificati dalla polizia municipale, intervenuta su richiesta di alcuni condomini che si lamentavano per gli eccessivi rumori. Siccome gli agenti volevano conoscere il nome della ditta, Paolo telefonava al fratello per sapere quale nome indicare. Salvatore gli rispondeva di dichiarare che la ditta era una società di Reggio, la Holding, in realtà una società di comodo.

La presenza dei Grande Aracri duranti i lavori all'asilo ha suscitato la reazione della Cgil di Parma e della Lega che non hanno risparmiato di lanciare strali contro l'amministrazione comunale.

«Cgil e Fp Cgil Parma - scrive il sindacato - che da anni denunciano i condizionamenti e gli inquinamenti che l'economia emiliana sta subendo da lungo tempo, non possono esimersi dall'evidenziare la gravità di una situazione in cui certi sistemi mafiosi arrivano nel cuore dei servizi gestiti da un'Amministrazione comunale, servizi “sensibili”, in questo caso un nido, cui ci si aspetterebbe venga riservata una attenzione particolare anche per quanto riguarda la realizzazione e manutenzione delle strutture. Parliamo di un nido di recente costruzione, la cui progettazione e costruzione avrebbe dovuto essere improntata a criteri di sicurezza e regolarità». La Cgil teme che lo «Sblocca cantieri non possa che rafforzare quel filo nero di subappalti infiniti, senza capo né coda e senza controlli, che porta a non sapere che un nido comunale, cioè il luogo della prima esperienza educativa di futuri cittadini, possa essere costruito da una impresa a trazione 'ndranghetista».

Duro anche l'attacco del leghista Occhi. In particolare, il capogruppo del Carroccio in consiglio comunale attacca il sindaco Federico Pizzarotti che, poche ore dopo gli arresti, aveva dichiarato: «Fuori la mafia dalle nostre città».

«Durante l’ennesima vibrante invettiva antimafia, al sindaco Pizzarotti è sfuggito che una ditta legata alla cosca Grande Aracri ha lavorato alla ristrutturazione dell’asilo “Le Nuvole” del Comune di Parma - scrive Occhi -. Un fatto scoperto dall’Asl nel corso di un sopralluogo nel cantiere, mentre Parma Infrastrutture e il Comune, non avevano stranamente ritenuto di dover fare alcun accertamento sulla ditta che ha avuto il lavoro dopo un curioso duplice subappalto. Come abbiamo detto in altre occasioni ogni tanto bisognerebbe fare qualcosa di concreto. Le mafie non si combattono solo con le parole ma con i fatti come quelli fortemente voluti dal ministro Salvini».

 

 

Pizzeria «La qualunquemente... mangi»

Il 26 settembre del 2015 in via Gramsci 4/f veniva inaugurata la pizzeria «La qualunquemente... mangi».

Un momento «interessante» non solo dal punto di vista culinario. Confusi tra i clienti in fila per gustarsi un trancio ci sono anche alcuni poliziotti della Mobile di Parma e Piacenza.

A fare gli onori di casa ai clienti, ma anche ad affaccendarsi tra il retro e il bancone, c'è infatti Salvatore Grande Aracri, uno fra gli arrestati nel recente blitz contro l'ndrangheta tra Brescello, Reggio, Parma e Piacenza. E tra gli invitati ci sono anche Albino e Giuseppe Caruso (quest'ultimo sarebbe poi diventato presidente del consiglio comunale di Piacenza), entrambi arrestati nel blitz. Il nome di Salvatore è legato alla pizzeria di via Gramsci nel periodo che va dal 2015 al 2017, anche se il locale era intestato a dei prestanome. Era lui il vero «dominus», com'era già apparso agli investigatori il giorni dell'inaugurazione. In un'intercettazione infatti si fa fa riferimento al fatto che «la pizzeria è di Salvatore».

Gestiva i rapporti, non sempre facili, con i fornitori, faceva spesa, sovrintendeva alle buste-paga e si occupava perfino degli orari di lavoro dei dipendenti.

Quella «base» della famiglia in via Gramsci viene poi venduta. L'obiettivo è infatti quello di fare cassa.

 

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