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PARMA: PARLA IL PRESIDENTE

«Faremo una squadra che divertirà»

11 luglio 2019, 05:06

«Faremo una squadra che divertirà»

Paolo Grossi

PRATO ALLO STELVIO (BZ) - Il presidente del Parma, Pietro Pizzarotti, il calcio lo ama proprio. E’ arrivato ieri a Prato allo Stelvio, ha seguito l’allenamento del mattino e quello del pomeriggio a bordo campo e in ogni momento trasudava l’entusiasmo dell’appassionato, quello per cui il ritiro è un momento rituale e quasi magico in cui si vede prendere forma la propria squadra del cuore per l’anno a venire.

«Questo è sempre un momento bellissimo, e qui poi siamo in un posto meraviglioso, difficile trovare di meglio per lavorare».

Prima di affrontare il futuro, uno sguardo al passato. Che cosa le ha lasciato dentro la scorsa stagione, la sua prima da presidente?

«Per il mio carattere non riesco a godere a fondo dei momenti più felici: sono così ansioso che già un’ora dopo una splendida vittoria sono in ansia pensando alla gara successiva. E quindi non sono riuscito a gioire troppo per il nostro campionato che pure è finito come volevamo. Ecco, diciamo che ho imparato svariate cose, ma la principale è stata vivere le situazioni con meno pathos e più calma, cosa che per me non è facile».

Una calma che viene buona anche quando si fa mercato, dove pure qualche operazione l’avete già chiusa. Per Karamoh ad esempio c’è stato un investimento importante...

«Per il momento però il ragazzo non è ancora arrivato, anche se speriamo di averlo con noi nei prossimi giorni. Abbiamo investito perché è un ragazzo di appena 21 anni che speriamo possa fare molto bene».

Si insiste sul connubio tra veterani e giovani di prospettiva.

«La proprietà non entra mai nei risvolti tecnici ma abbiamo dato qualche input, tipo cercare di ringiovanire la rosa e aumentare i giocatori di proprietà per incrementare il patrimonio».

Se Gervinho portasse una concreta plusvalenza potrebbe essere ceduto?

«Al momento non stiamo pensando di venderlo, anche perché l’anno scorso ha fatto 12 gol e una decina di assist. Non è nelle nostre idee privarcene».

Quattromila tifosi, un terzo degli abbonati, hanno già rinnovato la tessera pur essendo la nuova squadra ancora in embrione. E’ una bella dimostrazione di fiducia.

«Mi fa molto piacere per questi rinnovi «al buio» ma voglio tranquillizzare tutti tifosi: stiamo mettendo il massimo impegno per allestire una bella squadra che faccia divertire».

Un altro pezzo nel mosaico è Hernani.

«Dovrebbe arrivare domani (oggi per chi legge, ndr) o al più tardi venerdì. E’ un brasiliano che era allo Zenit, ha 25 anni e quindi è giovane con ampi margini di crescita nel nostro calcio. Speriamo possiate apprezzarlo anche voi sul campo».

E Inglese? Resta davvero solo un sogno?

«Costa tanto tanto tanto. Noi non ci siamo ancora arresi, solo che trattare con il Napoli non è mai facile perché i loro giocatori se li fanno pagare profumatamente. Stiamo a vedere, ma Faggiano è sul pezzo».

Quello di quest’anno è un ritiro ben diverso, nel senso di più sereno, rispetto a quello dell’anno scorso.

«La scorsa estate non la auguro a nessuno con il processo per gli sms e con la particolarità, mai abbastanza evidenziata, che abbiamo fatto il mercato in dieci giorni
o anche meno. Quest’anno abbiamo tempo per organizzarci e siamo tutti più rilassati».

Le spiace non essere arrivato a prendere Balotelli?

«A me sì, tanto, è un giocatore che mi intrigava. Ma non c’erano le condizioni. Sarebbe stato una ciliegina sulla torta, ma noi dobbiamo ancora preparare la torta. Forse non sarebbe stato l’anno giusto. Ma a me è un giocatore che piace tantissimo».

La proprietà si sta muovendo con orizzonti ampi, come se la cessione non fosse più una priorità, contrariamente a quanto aveva annunciato al suo insediamento. E’ solo una sensazione dei tanti che vi vorrebbero a lungo in sella o c’è del vero?

«Il nostro amore per il Parma è enorme e cedere lo si farebbe a malincuore ma confermiamo che se arrivasse qualcuno con più forza di noi interessato a rilevarlo, il club verrebbe ceduto. In questo momento non c’è niente in vista, ma se qualcuno promettesse, con un’importante solidità economica, di fare meglio di noi, le cose potrebbero cambiare».

Con un’altra salvezza potreste magari decidere di tirare avanti?

«Vedremo, magari potrebbe aiutare: non è un discorso imminente, ma razionalmente se qualcuno vuol fare calcio di mestiere e ha i mezzi, ben venga».

Quest’anno pensa di fare più trasferte?

«Direi di no considerando che l’anno scorso sono andato solo a Bologna e non ho portato molto bene... Soffro molto anche a casa ma ho tanti miei rituali, gironzolo, accendo e spengo la tv, insomma, attenuo la tensione».

Il giorno dell’elezione a presidente pensava che il ruolo sarebbe stato come poi è stato?

«Sì, anche perché io non so fare la figura istituzionale. Non ne sono proprio capace. Non mi piace apparire, fare interviste... a me piace impegnarmi al massimo ed essere più che altro operativo».

Avete fatto un triennale a D’Aversa, atto dovuto per i risultati straordinari che ha portato a casa. Ma come spiega l’ostilità di vari tifosi verso l’allenatore?

«Giuro che non riesco a spiegarlo. Credo e spero però che quando sarà andato via da qui la gente lo ricorderà per come merita, cioè da grande allenatore. Il calcio è così, vive il momento senza memoria, basti pensare ad Ancelotti, che qui era fischiato ma adesso guai per lui. Noi abbiamo dato un segnale forte, crediamo in D’Aversa e nel suo modo di lavorare così intenso, metodico. Arriva alle otto di mattina se ne va alle otto di sera ed è attento a tutto. Un lavoratore di grande professionalità e a noi piace così».

 

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Paolo Grossi PRATO ALLO STELVIO (BZ) - Il presidente del Parma, Pietro Pizzarotti, il calcio lo ama proprio. E’ arrivato ieri a Prato allo Stelvio, ha seguito l’allenamento del mattino e quello del pomeriggio a bordo campo e in ogni momento...

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