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Storia

A nove anni salvata dai chirurghi dell'ospedale dei Bambini

12 luglio 2019, 05:07

A nove anni salvata dai chirurghi dell'ospedale dei Bambini

MARIA TERESA ANGELLA

Un'operazione da noi considerata di routine, può invece costituire l'ancora si salvezza e l'unica speranza per chi non ha la possibilità di curarsi nel paese in cui vive. «A Parma, spesso lo diamo per scontato, ma possiamo vantarci di avere un ospedale infantile all'avanguardia, tra i migliori in Italia, dove anche semplici operazioni che sembrano impossibili in altre parti del mondo avvengono invece quotidianamente», afferma Emilio Casolari, direttore della Chirurgia pediatrica. Di questo piccolo miracolo quotidiano è testimone Diana (nome di fantasia), una bambina di nove anni arrivata all'Ospedale dei bambini Pietro Barilla da Chisinau in Moldavia, grazie a una rete umanitaria per sostenere un'operazione di routine che le ha salvato la vita e che invece nel suo paese sarebbe stata impossibile.

«La bambina presentava un reflusso vescico-ureterale bilaterale che le provocava continue infezioni renali ed era a rischio insufficienza renale, una condizione che ha reso necessario l'intervento, un'operazione molto comune che consiste in una correzione endoscopica del reflusso con una manovra minimamente invasiva», ha spiegato Luciano Bortone responsabile dell'Anestesia pediatrica.

In Moldavia Diana conduceva una vita normale, come tutte le altre bambine: giocava, faceva amicizia con gli altri bambini e aiutava la mamma in casa. A circa sei anni, però, ha iniziato a non stare bene e i medici le hanno diagnosticato un'infezione del tratto urinario e a un rene. Ma c'era di più, perché quell'infezione continuava a darle problemi nonostante le cure. Così da quel momento gli ospedali sono diventati la sua seconda casa e ha preso il via il suo calvario personale tra mille medici, esami e ospedali.

Dopo tante risposte sbagliate - i medici moldavi credevano fosse un'infezione urinaria reiterata - e molte cure di antibiotici risultati inefficaci, alla fine è arrivata la diagnosi corretta e la terribile notizia: in Moldavia non c'era un ospedale che potesse operarla.

La vita di Diana sembrava aver perso ogni colore, ma fortunatamente la madre non si è persa d'animo e ha cercato qualcuno che potesse aiutarla.

«Siamo venuti a conoscenza del caso di Diana grazie a Ludmila Furtuna, una mia ex allieva e ora collega anestesista tornata da qualche anno in Moldavia, la quale, saputo del caso della bambina, ha preso il telefono e ci ha contattati, mettendoci al corrente del fatto che nel suo Paese non era possibile eseguire l'operazione - ha raccontato Bortone -. Ludmila ha mandato via mail le analisi della bambina che ho subito fatto vedere a Casolari. In seguito abbiamo confermato la diagnosi di un reflusso vescico-ureterale bilaterale trascurato».

«L'accesso alle cure di questa patologia per noi è scontato, ma basta passare le Alpi che si trovano grosse difficoltà nel suo trattamento», ha ricordato Casolari che con Bortone, inizialmente, si era offerto di operare gratuitamente la bambina, ma le leggi regionali non permettono di eseguire tali operazioni in regime di gratuità. «L'Azienda ospedaliera però, ha dimostrato una grande disposizione nei confronti di questo caso particolare e volevamo ringraziare tutto lo staff», ha precisato Bortone. Così Diana e sua madre sono arrivate a Parma a inizio giugno grazie all'Associazione di volontariato moldo-italiana Rinascita che opera nella nostra città e che si è fatta interamente carico del costo dell'operazione previsto dal Servizio sanitario regionale. Tuttavia l'associazione non ha dovuto pagare nulla ai professionisti che hanno eseguito l'operazione. Inoltre l'associazione ha anche trovato e messo a disposizione gratuitamente un alloggio per Diana e sua madre che sono state ospitate da una famiglia moldava della comunità regionale e hanno così potuto trascorrere qui il tempo tra l'operazione e la visita di controllo (circa un mese).

Adesso la bambina, boccoli dorati e occhi azzurro cielo, è tornata finalmente a sorridere e ha potuto rivedere la sua casa a Chisinau, dove farà gli esami periodici di controllo.

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