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Addio a Bertolini, l'inventore dei «frigoriferi viaggianti»

12 luglio 2019, 05:05

Addio a Bertolini, l'inventore dei «frigoriferi viaggianti»

ROBERTO LONGONI

Prima di lui, era ancora l'età del ferro: sui camion destinati al trasporto di merci deperibili, c'erano cassoni di lamiera pronta alla ruggine attorno a interni di perlinato. C'era da filare più veloci del caldo, e il caldo arrivava presto, o addio carico. Era il 1958, quando un 24enne parmigiano ebbe l'intuizione che avrebbe cambiato le regole della corsa. Il giovane si chiamava Romano Bertolini: l'inventore dei «frigoriferi viaggianti». Di quelli moderni, capaci di superare l'età del ferro. Un'idea semplice e geniale, la sua: realizzare il cassone con fogli di vetroresina all'interno dei quali inserire uno spesso strato di poliuretano espanso. Così si mise in strada il trasporto isotermico di marchio Plastoblok. Grazie a esso, tonnellate e tonnellate di alimenti sono giunte a destinazione in tutto il mondo, in condizioni più igieniche e con maggior rispetto dell'ambiente.

Bertolini è morto ieri mattina, dopo una malattia che non ha mai spento il suo spirito. In un certo senso, era rimasto giovane come ai tempi della sua scoperta di tanti anni prima. Stessa curiosità, stessa forza di carattere, stessa voglia di non porsi confini. «Un uomo che, ancora fino a pochi mesi fa, trasmetteva all'azienda un'energia tellurica» ricorda commosso, come tutti i sessanta dipendenti della Plastoblok, uno dei suoi più stretti collaboratori, Bruno Cortecci, direttore commerciale dell'azienda di strada Nuova Naviglio. Imprenditore su vari fronti, consigliere della Banca Emiliana, vicepresidente (dal 1977 al 1981) e poi presidente (dal 1984 al 1987) dell'Unione industriali, Bertolini ha rappresentato una figura di punta del mondo imprenditoriale del nostro territorio. Perseverante, grintoso e di grande umanità: un self made man del miracolo italiano.

I primi passi, li aveva mossi nella carrozzeria di famiglia, avviata nel 1929 dal padre e dagli zii, in via San Francesco. Erano gli anni del dopoguerra, quando da quell'officina uscivano camioncini destinati ai trasporti alimentari, ma anche auto sportive in grado di vincere un Gran premio Villa d'Este. E spesso a fare quei figuroni erano Topolino o veicoli militari riadattati per uso civile. La svolta, nel 1958, quando l'officina si trovava in via Bacchini. I primi camion per il trasporto isotermico, Romano Bertolini li realizzò lì, tra lo scetticismo del padre e degli zii amanti delle cose fatte bene, ma poco inclini ai cambiamenti. A credergli per primo fu Pietro Barilla: che affidò a un furgone targato Plastoblok (e ancora Bertolini) i carichi di semola scaricati dal treno. La rivoluzione di Romano era cominciata: nel 1962, il pioniere avrebbe aperto un'officina tutta sua in via Lanfranco. La fame di spazio avrebbe presto costretto a un altro trasloco: in strada Nuova Naviglio, dove tutt'ora si trova la Plastoblok, su una superficie di 40mila metri quadrati, 12mila dei quali coperti. Qui il chilometro zero di oltre 55mila veicoli-frigo di tutte le dimensi0ni: da quelli per la distribuzione urbana, ai semirimorchi, ai Tir per trasporti internazionali.

Impossibile difendere l'idea originaria con un brevetto: quei camion sono stati copiati in tutto il mondo. Mentre a Shangqui, d'accordo con i cinesi, Bertolini ha permesso la nascita di una sorta di «replica» della casa madre: era il 1995, quando la Cina era ancora lontana. Ma l'azienda ha sempre mantenuto la propria parmigianità. Ed è sempre rimasta di famiglia. Non solo perché al fianco di Bertolini al suo interno, con slancio e coraggio, è sempre stata la moglie Stefania (presto la coppia avrebbe festeggiato i 60 anni di nozze). Non solo perché ai vertici dell'impresa si trovano due dei tre figli di Bertolini, Giovanni e Andrea (il primogenito, Dario, è responsabile della ditta di ferramenta e idraulica Corbellini, acquisita dal padre alla fine degli anni 70). E non solo perché anche il nipote 26enne Marcello ha portato in strada Nuova Naviglio la quarta generazione dei Bertolini. «Un clima di grande famiglia - sottolinea Cortecci, il cui padre nel 1962 era stato tra i primi assunti dalla Plastoblok - lo si respira anche tra tutti noi». E i ricordi vanno alle serate sul Po, nella baracca presa dal «signor Romano» per pescare e cenare con i dipendenti, magari dopo aver indossato in fabbrica la «vestaglia» del capofficina, per chiedere a un operaio che il lavoro fosse fatto in altro modo (in fondo di sé diceva di essere un «carrozziere con la chiavetta»). La pesca era una delle sue passioni (sabato scorso era andato a Schia, a lanciare la lenza in un laghetto), ma ancora di più lo era la caccia, da praticare con gli amici di sempre. E poi gli sport invernali: Bertolini è stato tra i fondatori dello Sci club Parma.

Questa sera alle 20,30 sarà recitato il rosario e domani alle 9,45, sempre nella chiesa di Marore, verrà dato l'addio all'imprenditore. Nelle stesse ore, intanto, i camion frigo commissionati da New York avranno completato la traversata dell'Atlantico. Porteranno come tanti altri su strade lontane il nome Plastoblok. Un nome che ora sa di memoria e di storia che prosegue.

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