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L'intervista

Tito Stagno, la voce della luna

16 luglio 2019, 05:05

Tito Stagno, la voce della luna

Gabriele Balestrazzi

La Storia dell'Uomo racconta che il primo fu Neil Armstrong e il secondo Buzz Aldrin. La storia della televisione italiana, invece, per mezzo secolo non si è messa d'accordo: aveva «toccato» la Luna prima Tito Stagno o aveva ragione Ruggero Orlando che gelò lo studio on quel «No, non ha toccato!» che contraddiceva l'annuncio del collega di pochi secondi prima? Fu una notte indimenticabile per il mondo intero: la notte del primo uomo sulla Luna, mezzo secolo fa. E in Italia ebbe il volto e la voce di Tito Stagno: il giornalista che davanti ad almeno 20 milioni di italiani incollati al video annunciò quello storico «Ha toccato!», prima che partisse – imbarazzante e divertente insieme – il rimpallo con la voce di Orlando collegato da Houston. Cinquant'anni dopo, la voce di Tito Stagno è al telefono della sua abitazione romana, disponibile per la Gazzetta pur tra mille richieste grazie alla squisita complicità della moglie parmigiana, Edda Lavezzini. Ed è come gustarsi una nuova e personalissima radiocronaca. Il suono inconfondibile della voce di Stagno ti avvolge con la stessa lucida passione di 50 anni fa, con la ritmica capacità di parola che allora gli consentì di colmare i blackout di immagini e audio dall'America di quella notte, con la simpatia che per anni ha corredato la professionalità delle sue cronache. Un giornalista spesso a tu per tu con papi, presidenti e grandi personaggi come John Kennedy, del quale raccontò – sempre in diretta e senza pause – una lunga visita a Napoli quattro mesi prima della tragedia di Dallas: «Vidi un comunicatore straordinario: dall'auto scoperta salutava i napoletani e sembrava si rivolgesse loro uno a uno». Quella tra il 20 e il 21 luglio 1969 fu, ben al di là del famosissimo contrastato minuto sull'allunaggio, una diretta tv da manuale internazionale del giornalismo: «Se posso dirlo – esordisce sincero Tito Stagno – fu davvero una grande trasmissione della vecchia Rai di Bernabei. Una diretta-maratona di 25 ore, come in quella notte ve ne furono poche in Europa e anche in America: peccato che nel tempo la Rai non l'abbia valorizzata».

Eppure, prima ancora del fatidico momento dell'allunaggio, non mancarono i contrattempi.
«Contrattempi, lei li chiama? Fu un vero e proprio accidente: pensi a una diretta in collegamento con l'America ma in cui per interi minuti non arrivano né le immagini né le comunicazioni audio. Fu faticosissimo, ma allo stesso tempo fu facile rimediare perché da anni seguivo e studiavo la preparazione delle missioni spaziali e avevo il dettagliatissimo piano di volo della Nasa. Così diedi spazio alle parole e riuscii a descrivere, pur senza vederli, gli astronauti in quello spazio stretto come una cabina telefonica, sapevo che la velocità in quel momento sarebbe stata di 5 metri al secondo, che l'impatto sarebbe avvenuto nel Mare della Tranquillità e così via… Ma poi per fortuna tornarono le comunicazioni proprio nella fase della discesa».

E qui arriviamo al duetto con Ruggero Orlando. Qualcuno negli anni scorsi ha realizzato una sorta di moviola che affianca la vostra diretta alle comunicazioni degli astronauti: dunque chi aveva ragione, lei con la sua esultanza o Orlando che la frenava?
«Ma sì: oggi possiamo dire che avevamo ragione tutti e due. Se guardate il video sul web, alle 22,17 io dissi «Ha toccato»: non dissi che era atterrato. E in effetti a toccare il suolo lunare erano state le antenne che dovevano misurare la pendenza di quella zona: fosse stata superiore ai 20 gradi non ci sarebbe stato l'allunaggio perché poi sarebbe stato impossibile ripartire. Ruggero, che peraltro se ne stava zitto da un quarto d'ora, diede il suo annuncio quando il Lem (cioè il veicolo su cui viaggiavano Armstrong e Aldrin) spense i motori. Il bello è che nel mezzo ci perdemmo l'effettivo annuncio di Armstrong che disse «L'Aquila è atterrata»…».

Per un momento, quando Orlando la smentì, lei sembrò irrigidirsi e battendo quasi una mano sul tavolo protestò: «No, Ruggero!». Poi però, quando Orlando imperterrito diede il secondo annuncio «Ha toccato in questo momento» lei seppe sfoderare un sorriso e lanciò un secondo applauso in studio: in una situazione così importante e tesa quanto fu difficile recuperare l'autocontrollo?
«Vede: per dirla in modo chiaro una diretta televisiva la può sostenere solo uno che non se la fa addosso. Ruggero Orlando era un grandissimo giornalista, però come commentatore. Ma quel momento fu davvero drammatico soprattutto lassù: il veicolo lunare, in quella fase, aveva carburante solo per altri 16 secondi».

Da vero cronista, Stagno anticipa anche qualche domanda.
«Lei vorrà chiedermi che cosa penso della teoria del complotto. In realtà io diedi la risposta già in quella diretta, quando durante la prima passeggiata lunare rivelai che sopra la loro testa a spiare gli astronauti americani c'era Luna 15, un mezzo sovietico senza equipaggio. Se gli americani non fossero davvero scesi sulla Luna, i sovietici che competevano con loro per la conquista dello spazio come nel clima della guerra fredda non sarebbero certo stati zitti e li avrebbero sbugiardati».

La conquista della Luna ci ha fruttato importanti progressi scientifici. Ma forse lo spirito che quella notte ci vedeva tutti uniti e più fiduciosi nel futuro è andato perduto?
«Sì, bisogna ammetterlo. Quella conquista incarnava lo spirito della Nuova Frontiera kennedyana e la voglia di quegli anni di lavorare insieme e di lottare per la ricerca, per la conoscenza. I progressi della tecnologia sono proseguiti, ma di quella notte ci siamo un po' dimenticati nei rapporti umani».

Cinquant'anni dopo, la luna che vediamo in cielo è anche per lei un'affascinante e un po' misteriosa presenza o quella indimenticabile notte di lavoro gliel'ha resa qualcosa di diverso da ciò che è per noi?
«Non penso a Leopardi, se è questo che intende. Diciamo che semmai la guardo chiedendomi quando un uomo ci tornerà: e credo che forse stavolta sarà un cinese. Sento ancora il fascino dello spazio: poche sere fa ho partecipato a un incontro al Planetario di Milano: mi sono bevuto ogni parola e mi sono sentito tremendamente ignorante».

Lei sarà sempre nella storia della tv per la diretta della Luna e per tanti servizi importanti. Ma scherzando si può dire che l'altro servizio che ha cambiato davvero la sua vita lo volle realizzare per una Fiera agricola dalle nostre parti…
(Ride di gusto) «Sì: è vero. In Sardegna avevo conosciuto Edda, che era di Parma, e in seguito suo padre mi chiese se la tv poteva occuparsi di una manifestazione agricola a Soragna. Allora io andai dal direttore Veltroni, il papà di Walter che era un grande giornalista, e provai a convincerlo ad inviarmi a realizzare un servizio su questa Fiera di macchine agricole nel Parmense. Lui mi squadrò e poi sorridendo mi chiese: ‘Come si chiama…?' Così riuscii a rivedere Edda. E alcuni anni fa abbiamo festeggiato proprio a Parma le nostre nozze d'oro, con amici come Franco Maria Ricci, Giorgio Orlandini, Giuliano Molossi ed altri. Io amo davvero Parma. Vi avevo vissuto da bambino: tre anni alla scuola Angelo Mazza in cui presi i pidocchi ma imparai seriamente l'analisi grammaticale e l'analisi logica. Fui bocciato in disegno: all'esame mi salvò una maestra impietosita che passando fra i banchi mi vide in difficoltà e fece il disegno per me».

Dalla Luna che si fece Storia siamo così finiti alla luna di miele con Parma, con Edda (che a sua volta era in studio nella lunga e caldissima notte della diretta) e oggi con una famiglia nella quale anche le due figlie sono state entrambe contagiate dall'amore per il giornalismo: Brigida si è poi dedicata all'attività medica mentre Caterina è diventata giornalista e autrice in Rai. Se non fosse per l'impegno preso, di non abusare troppo a lungo della sua cortesia, verrebbe voglia di continuare ad ascoltare altri racconti di una carriera televisiva come poche, che passò anche per la quasi ventennale cura della seguitissima Domenica sportiva che a lungo condusse. Verrebbe voglia di una nuova maratona di parole, mai banali e da grande cronista: come nella lunghissima notte in cui Tito Stagno ci portò tutti insieme sulla Luna, con un tale entusiasmo da precedere di pochi secondi perfino Armstrong ma soprattutto con la sua sorridente professionalità che rese quella notte una indimenticabile magìa, che ancora ci emoziona.

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