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VIOLENZA SESSUALE

Processo Pesci, parlano i medici. «Ragazza imbavagliata e frustata»

18 luglio 2019, 05:07

Processo Pesci, parlano i medici. «Ragazza imbavagliata e frustata»

PIERLUIGI DALLAPINA

I medici del pronto soccorso che per primi hanno visitato la 21enne vittima, secondo la procura, delle violenze sessuali inflittele da Federico Pesci nella notte fra il 18 e il 19 luglio di un anno fa, descrivono una ragazza «stanca e fisicamente provata», ma anche «ingenua e spaventata» dalle conseguenze di quel rapporto consenziente con due uomini, poi degenerato.

LE FERITE E LA PROGNOSI

«Faceva fatica a camminare, deambulava con le gambe divaricate, non riusciva a stare seduta o ad appoggiare la schiena contro lo schienale della seggiola, aveva lesioni macroscopiche alle ginocchia ed ecchimosi sul collo, sui polsi, sulle gambe, ma soprattutto sulla zona mammaria», ricorda Emmanuela Courlios, il medico che ha stilato la prognosi per la 21enne vittima di violenza sessuale e lesioni personali aggravate, stando alle accuse formulate dal pm Andrea Bianchi.

Davanti al collegio giudicante presieduto dal giudice Gennaro Mastroberardino (affiancato da Luca Agostini e Beatrice Purita) il medico ha ribadito con convinzione la necessità di stilare una prognosi di 45 giorni «per le ecchimosi nella regione mammaria e per la faringite», in quanto la giovane, quando si è presentata al pronto soccorso insieme alla madre, era preda anche «di una tosse stizzosa» provocata da «un'irritazione al livello della faringe». Il perché di questo quadro clinico è stato ribadito durante la lunga udienza di ieri pomeriggio, dove davanti ai giudici sono sfilati due medici del pronto soccorso e una specializzanda di Ginecologia. Alla dottoressa che ha stilato la prognosi la giovane ha raccontato di essere stata «legata, bloccata» e che «le era stato messo qualcosa in bocca». Per questo, al momento delle dimissioni, la Courlios aveva voluto parlare con «la madre e la sorella suggerendo loro di fare denuncia». Ma la reazione dei familiari è stata «titubante». La 21enne però, come hanno confermato tutti i medici, ha sempre spiegato che il tutto è nato da un rapporto sessuale consenziente, poi degenerato in violenza.

«Un rapporto sessuale con lesioni del genere non l'ho mai visto e per questo mi ha molto colpito», ammette, rispondendo alle domande del pm e dei difensori di Pesci, ieri presente in aula, Gianluca Costantino, il medico del pronto soccorso che per primo ha visitato la ragazza. «A livello emotivo mi è parsa molto spaventata, ma era chiusa, non si è aperta molto. Le ho fatto delle domande per cercare di capire, però non mi ha risposto. Si è limitata a dire - prosegue - del rapporto avuto con due uomini».

TERAPIA D'URTO

Un rapporto che sarebbe avvenuto senza protezioni, scandito da frustate ai danni della 21enne. Ma alla rivelazione di questi particolari Pesci, sempre impassibile nel suo completo blu reso meno serioso da un paio di scarpe stringate color panna, ha iniziato a scuotere la testa e a serrare le labbra in segno di disapprovazione.

La versione della giovane, riferita da Antonia Infranco, il medico in formazione specialistica nel reparto di Ginecologia che l'ha visitata, è di segno opposto. «Ha parlato di frustate, di un imbavagliamento e di una pallina legata in bocca. Era anche legata», racconta, prima di riferire di una telefonata ai carabinieri fatta dal suo responsabile sulla necessità di attivare o meno il protocollo antiviolenza, viste le condizioni della giovane nonostante il suo parlare di «rapporto consenziente». Alla fine i medici hanno optato per un referto normale, somministrando comunque tutti i farmaci (antibiotici, anticoncezionali e antiretrovirali) previsti dal protocollo. L'unico sostegno non attivato è stato il supporto psicologico, appunto per la natura volontaria del rapporto.

IL NODO INTERCETTAZIONI

La difesa di Pesci, rappresentata dai legali Mario L'Insalata e Federico Anselmo, a inizio udienza è però partita al contrattacco, chiedendo la trascrizione di una serie di intercettazioni - più corpose di quelle consegnate sempre ieri dal pm - con il preciso intento di «far emergere il quadro psicologico della persona offesa» dopo i fatti di quella notte. Secondo Anselmo, stoppato dal giudice Mastroberardino mentre tentava di far ascoltare un audio della giovane, «nelle intercettazioni diamo prova inconfutabile che la ragazza non ha avuto danni fisici o psichici per 45 giorni».

Come è evidente, quella di ieri è stata solo una tappa di un processo che procede a ritmi serrati: sono già state fissate quattro udienze tra inizio ottobre e gennaio 2020, dato che Pesci si trova ancora agli arresti domiciliari.

 

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PIERLUIGI DALLAPINA I medici del pronto soccorso che per primi hanno visitato la 21enne vittima, secondo la procura, delle violenze sessuali inflittele da Federico Pesci nella notte fra il 18 e il 19 luglio di un anno fa, descrivono una ragazza...

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