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Ospedale

Enzo Capocasale, il recordman dei trapianti

21 luglio 2019, 05:02

Enzo Capocasale, il recordman dei trapianti

Monica Tiezzi

È andato in pensione il primo luglio Enzo Capocasale, 63 anni, chirurgo del centro trapianti dell'ospedale Maggiore e dal 2017 responsabile dell'unità operativa semplice di chirurgia dei trapianti. Una lunga carriera (dal 1987) svolta tutta nell'ospedale cittadino: specializzazioni in chirurgia generale, angiologia e chirurgia vascolare, esperienze in vari centri trapianto italiani ed esteri, ed è stato professore a contratto alla scuola di specializzazione di nefrologia e urologia dell'università di Parma.

Un lavoro svolto spesso in sala operatoria: 400 i trapianti di rene eseguiti in prima persona, e una ventina quelli di pancreas. I suoi maestri? «Il chirurgo Gian Carlo Botta, il nefrologo Vincenzo Cambi e Paolo Zuccoli, già primario di anestesia e rianimazione, pionieri a Parma del prelievo e del trapianto di organi che ha portato al primo trapianto di rene il 4 aprile 1986», dice Capocasale.

Da allora nel nostro ospedale sono stati eseguiti più di 1.600 trapianti: 1460 circa di rene da cadavere, 115 di rene da vivente, 45 trapianti di rene e pancreas, sempre da cadavere.

Un lavoro di équipe, per il quale Capocasale tiene a ringraziare «chi nelle varie discipline ha collaborato con me, in particolare i colleghi chirurghi, nefrologi, genetisti, urologi ed anestesisti e il personale infermieristico del comparto operatorio e della nefrologia. Mi auguro che tali preziose collaborazioni possano proseguire anche in futuro con lo spirito costruttivo che c'è stato finora».

«Un particolare ringraziamento - aggiunge Capocasale - al direttore dell'ospedale Massimo Fabi a cui mi legano rapporti di stima e gratitudine per il costante supporto nella formazione di un gruppo chirurgico valido, unito e competente che sono sicuro garantirà il mantenimento dell'eccellenza acquisita in questi anni». A partire dall'auspicata ripresa dei trapianti di pancreas, interrotti negli ultimi due anni.

Dall'ottobre dello scorso anno si è aggiunto al team formato da Maurizio Iaria, Raffaele Dalla Valle, Carlo Pellegrino ed Elena Cremaschi, Carmelo Puliatti, chirurgo di notevole esperienza nel campo dei trapianti di rene e pancreas.

Quali le maggiori novità degli ultimi anni nel campo dei trapianti? «L'introduzione del prelievo mininvasivo laparoscopico di rene da donatore vivente, meno traumatizzante rispetto alla tradizionale chirurgia open, che garantisce minor dolore post-operatorio e 3-4 giorni di degenza contro i 10-12 precedenti. A Parma abbiamo iniziato nel 2001, i primi in Emilia Romagna», dice Capocasale.

E poi «l'esecuzione del trapianto rene da donatore cadavere a cuore fermo, grazie all'Ecmo, una tecnica di circolazione extracorporea. Una metodologia che potrà aumentato del 10% i trapianti di rene. Dal 2018 a Parma ne abbiamo eseguiti quattro, una cinquantina in Italia nel 2018, con risultati sovrapponibili alle altre tipologie di donatori».

Anche il miglioramento delle terapie immunodepressive, spiega ancora Capocasale, ha aperto nuovi orizzonti e ampliato la platea dei donatori, rendendo possibile il trapianto fra persone non compatibili, con risultati sovrapponibili a quelli da donatore compatibile.

«Negli ultimi anni - spiega Capocasale - il trapianto aumenta l'aspettativa e la qualità di vita anche per i pazienti più anziani e quelli obesi, due categorie per le quali l'intervento non era sempre consigliato. In base all'esperienza maturata, abbiamo ampliato la platea dei candidati ottenendo comunque risultati eccellenti sia per la sopravvivenza dell'organo che del paziente».

Cosa si può fare per incrementare le donazioni? «In Italia abbiamo un buon numero di donatori: circa 1600 nel 2018. La cifra però non aumenta perché c'è un 30-40% di opposizioni a livello nazionale, concentrate soprattutto al sud, dove occorre aumentare l'efficienza degli ospedali e la fiducia nella sanità. Cruciale l'approccio verso donatori, pazienti e famiglie. All'ospedale Maggiore, ad esempio, abbiamo una psicologa che lavora da anni nella Rianimazione e che ha contribuito a ridurre il numero di opposizioni - spiega Capocasale - Un'altra mossa vincente è stata il progetto “Una scelta in Comune”, che chiede la disponibilità alla donazione quando si fa la carta di identità».

Donazione e trapianto: due gesti di generosità che spesso salvano vite. Qual è il rapporto con i pazienti? «Particolare e duraturo. C'è un'enorme riconoscenza, a volte esagerata, perché quello che facciamo è solo il nostro lavoro. I pazienti scrivono lettere e mandano biglietti commoventi anche a distanza di anni. Ricordo in particolare un paziente da Amalfi, trapiantato di un rene negli anni '80, quando ancora non vigeva la regola della segretezza del donatore. Che in questo caso era una giovane di Fiorenzuola morta in un incidente stradale. Tutti gli anni, in occasione di quello che molti trapiantati chiamano il “complirene”, la data dell'intervento che per loro è una seconda nascita, portava fiori e un biglietto sulla tomba della ragazza».

Cosa farà Capocasale in pensione? «Spero di continuare la collaborazione con il Centro nazionale trapianti, con l'Aido a livello locale, con il Consiglio dei centri di trapianti di rene, di cui sono presidente fino a febbraio 2020. E mi piacerebbe anche lavorare periodicamente come chirurgo volontario nei Paesi del terzo mondo».

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