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processo calcioscommesse

Sartor e Ragone: «Dopo otto anni è finito un incubo».

22 luglio 2019, 05:08

Sartor e Ragone: «Dopo otto anni è finito un incubo».

Michele Ceparano

«È finita». Lo dicono all'unisono Gigi Sartor e Daniele Ragone. Martedì scorso infatti sono stati prosciolti per prescrizione dal tribunale di Bologna dopo una vicenda giudiziaria di calcioscommesse durata oltre otto anni. Assieme a Sartor, ex calciatore del Parma, ma anche della Juventus, della Roma, dell'Inter e della Nazionale, e a Ragone, parmigiano e commercialista dell'ex crociato, sono state prosciolte altre 24 persone, coinvolte a vario titolo nell'inchiesta denominata «Last Bet». Tra loro, altri ex calciatori e atleti ancora in attività molto conosciuti come Cristiano Doni, Stefano Mauri, Sergio Pellissier, Stefano Bettarini e Francesco Ruopolo, questi ultimi due ex crociati. Restano, invece, ancora al vaglio dei giudici bolognesi le posizioni di cinque persone tra cui l'ex vicecampione del mondo Beppe Signori.

Iniziata nel giugno 2011 con l'arresto proprio di Signori, «Last Bet» per Sartor, 44 anni, e Ragone, 47, si è chiusa martedì scorso.

L'ex difensore del Parma venne arrestato il 19 dicembre 2011, mentre il commercialista finì ai domiciliari il 28 maggio 2012. Le accuse andavano dall'associazione a delinquere transnazionale al riciclaggio, dalla truffa alla frode sportiva.

«La nostra colpa? Stavamo trattando, insieme a Signori, due squadre di serie B per conto di investitori orientali - dice Ragone -. Beppe (Signori, ndr) non ha mai nascosto il fatto di scommettere ed è stato così associato a un giro di scommettitori che millantavano cose non vere al telefono su andamenti di partite che, per altro, non si sono mai verificati».

Si toglie un macigno dalla scarpa il commercialista parmigiano. «Questa vicenda è stata esclusivamente mediatica - spiega - nel senso che il procuratore di Cremona Roberto Di Martino aveva solo l'obiettivo di andare per diverso tempo su tutti i media; ha fatto cento arresti solo per avere notorietà. Lui, poi, non essendo stato promosso alla procura generale né di Brescia né di Bergamo ha successivamente deciso di andare anticipatamente in pensione abbandonando il processo. Ha fatto tutti questi arresti sperando in una carriera che poi, forse giustamente, non gli è stata fatta fare».

Tra i due chi ha avuto il trattamento più duro è stato Sartor.

«Io sono stato una settimana ai domiciliari - risponde Ragone - mentre Gigi (Sartor, ndr) ha fatto due mesi di carcere e tre di domiciliari».

E questi anni come li ha vissuti? «Male - rivela Ragone -, sempre in attesa di un processo e di una sentenza che potessero riabilitarmi. Essere arrestati in via preventiva su ipotesi di reato e in base a delle suggestioni è diverso dal mondo reale. Ripeto: in tutta in questa indagine non c'è una prova di un calciatore che abbia taroccato una partita».

Racconta anche di essere stato danneggiato sotto ogni profilo, «professionale, famigliare e umano. Quando vieni accusato di cose così gravi ne risenti sotto tutti i punti di vista».

Per Signori il processo invece va avanti «perché lui è considerato un promotore. Ma credo che anche per Beppe si concluderà per il meglio. L'obiettivo del procuratore Di Martino era che noi accusassimo Signori di qualcosa che, per quanto ne sappiamo noi e risulta dagli atti, lui non ha commesso».

Ragone aggiunge anche che «a giugno il dottor Bonetti dello Sco ha dichiarato in udienza che il gruppo dei cosiddetti bolognesi, cioè io, Sartor, Signori e Burini, non aveva avuto niente a che fare con le partite truccate».

Adesso può ripartire. «Devo ringraziare mia moglie Simona e le mie figlie - conclude -, mia madre e quei pochi amici che in questi otto anni mi hanno aiutato ad andare avanti. Riparto con serenità e chiederemo conto di quello che è successo, tramite il nostro avvocato Liborio Cataliotti di Reggio Emilia».

Se in Ragone prevale lo sguardo verso il futuro e una certa dose di combattività, dalle parole di Sartor traspare soprattutto amarezza. Dichiara infatti l'ex calciatore: «Siamo usciti da questa vicenda dopo otto anni senza che nessuno si sia impegnato veramente per far venire a galla la verità. Significa che forse non c'era una così grande verità da far emergere».

Insomma, «rimarremo sempre quelli che sono usciti perché la giustizia italiana è lenta. È vero che è lenta ma qui hanno fatto di tutto per non celebrare questo processo. È allarmante e devastante. L'amarezza quindi rimarrà sempre». In questi otto anni infatti «la mia vita è stata rovinata. Ho dovuto troncare anche dei rapporti con alcuni amici del mondo del calcio per paura che potessero avere dei problemi per causa mia. La forza di resistere me l'ha data la certezza di essere una persona onesta. Sono stato arrestato e accusato di aver fatto parte di un'associazione a delinquere e di riciclaggio. Con un'accusa del genere sulla testa, provate ad andare in banca ad aprire un conto. Oppure fare una società con qualcuno». Nei momenti più duri si è fatto forza anche pensando alla sua famiglia: «Le mie bambine non se lo meritavano». Inoltre ha potuto contare su «alcuni che in questi anni hanno fatto tanto per me: Paolo, Imma e Raffaele».

Per Sartor ora inizia una nuova partita? «Non ho desideri di rivalsa - risponde - e non ho neppure voglia che la gente mi dica “sono contento che tutto sia finito”. È infatti la stessa gente che quando mi hanno messo dentro diceva “sapevo che era un delinquente”. Le loro opinioni non mi interessano. Posso, però, finalmente guardare le mie figlie in faccia e raccontare loro che mi hanno accusato di una cosa che non ho commesso. È finito un capitolo, ma non mi faccio illusioni. Questi otto anni mi hanno insegnato che può sempre andare peggio».

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