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Il nuovo direttore

Bianchi: «Voglio un carcere sempre più vicino alla città»

23 luglio 2019, 05:02

Bianchi: «Voglio un carcere sempre più vicino alla città»

MICHELE CEPARANO

 

A Parma è arrivato appena un mese fa e non si è fermato un attimo. Sa, infatti, molto bene che venire in via Burla non è una passeggiata. Tazio Bianchi, bolognese, 55 anni, è dal 24 giugno il nuovo direttore del carcere cittadino. Starà in carica per il momento un anno e sarà lui a dover «governare» l'apertura del nuovo padiglione che ospiterà duecento detenuti che si andranno così a sommare ai circa seicento che sono già in via Burla.

L'apertura della struttura slitterà quasi certamente alla primavera dell'anno prossimo. Nel frattempo Bianchi, uomo concreto con 26 anni di amministrazione penitenziaria alle spalle e a cui non piace perdere neppure un secondo, dopo le visite istituzionali (ieri è stato ricevuto in Comune dal sindaco Federico Pizzarotti) si è subito immerso nel nuovo incarico.

Parma, sul piano carcerario, è un «mondo difficile».

Lo so bene. Questo è un istituto impegnativo. Venire a Parma, infatti, non rappresenta una passeggiata ma per chi fa il nostro lavoro è una tappa importante.

Toccherà quindi a lei inaugurare il nuovo padiglione. Quando?

Doveva essere già stato inaugurato, ma l'apertura dovrebbe slittare alla prossima primavera. È una delle priorità che il provveditore mi ha assegnato.

Perché questo ritardo?

Mancano arredi e cucine, per cui c'è un bando in corso che scadrà a novembre.

Però sono in arrivo tredici agenti in più.

Sì e dovrebbero essere tutti effettivi. Ma dovrebbe essere solo una parte perché sono previsti altri rinforzi.

Si è incontrato con chi l'ha preceduto?

Certamente. La dottoressa Lucia Monastero, che rimarrà come vice fino al passaggio di consegne e poi andrà a dirigere il carcere di Reggio, per noi è una risorsa. Continuerò ad aprire sempre di più il carcere alla città nel solco di quanto fatto dal dottor Carlo Berdini. Ripeto: questa non è una realtà facile, dal momento che qui abbiamo anche la massima sicurezza. Ma con Parma c'è un dialogo proficuo e già avviato che continuerà. Il carcere deve essere infatti una parte della città e non un contesto avulso e abbandonato. Se lo pensiamo così, siamo sconfitti in partenza.

Un altro grande tema è quello del lavoro in carcere.

Il progetto della lavanderia a cui si è aggiunto anche quello dell'apicultura, verrà portato avanti. Ma abbiamo altri progetti in cantiere. Potenzieremo molto questo aspetto anche in collaborazione con il garante dei detenuti Roberto Cavalieri che ha una grande esperienza e sta facendo un ottimo lavoro.

I sindacati a volte hanno denunciato il malessere di chi lavora in via Burla.

Una delle prime iniziative che ho preso è stata infatti quella di inviare una lettera e fissare un incontro con le organizzazioni sindacali della polizia penitenziaria al fine di cercare il più possibile un punto d'incontro. Dobbiamo lavorare tutti assieme. Questo è un luogo di detenzione, ma anche di lavoro. L'obiettivo è costruire l'ambiente migliore per rendere più facile il lavoro alla polizia che opera ogni giorno in condizioni difficili. In passato ho diretto le relazioni sindacali al provveditorato regionale e conoscevo già parecchie persone che lavorano qui in via Burla. Spero che questo aiuti il dialogo.

Come mai a Parma non c'è mai un direttore «stabile»?

Magari dipende dal fatto che è una sede importante e che fa curriculum. Quindi probabilmente passare di qui significa dare un'impronta importante alla propria carriera. Forse proprio per questo c'è un turn-over maggiore rispetto ad altre carceri. A me, però, non interessa la carriera. Penso solo a fare nella maniera migliore possibile il mio dovere.

 

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